di Gary North (garynorth.com, 29 gennaio 2015)

(Traduzione e adattamento di Maria Missiroli, 6 febbraio 2015)

Ludwig von Mises è uno dei miei eroi. Si è sempre attenuto ad un principio fondamentale nella vita: "Mai cedere di un millimetro".

E' stato detto spesso, da economisti della Scuola di Chicago e da altri non-austriaci, che Mises era davvero troppo da "zoccolo duro", che era davvero troppo intransigente. [...]

All'età di 19 anni, lessi Constitution of Liberty (1960) di Hayek. Il capitolo 19, "Previdenza Sociale", è una difesa delle leggi sullo stato sociale in nome della libertà. Capii allora che l'autore in realtà aveva ceduto a compromessi intellettuali.

Hayek vinse il premio Nobel nel 1974, un anno dopo la morte di von Mises. Hayek aveva costruito la sua reputazione in Inghilterra, negli anni '30, prendendo la teoria del ciclo economico di Mises, aggiungendo un paio di semplici diagrammi, e citando Mises in qualche nota a pié di pagina. Il suo saggio del 1945 su "L'uso della conoscenza nella società", meritatamente famoso, è un'estensione di un saggio di Mises del 1920, "Il calcolo economico nei regimi socialisti". All'epoca in cui vinse il premio Nobel, il mondo accademico da lungo tempo rifiutava di ammettere che il lavoro più significativo di Hayek in ambito economico era poco più di un'elaborazione dell'intransigente Mises. Il Dipartimento di Economia dell'Università di Chicago lo capiva, quindi votò contro Hayek nel 1950, rifiutando di offrirgli una cattedra perché non gradiva la sua metodologia, cioè il suo Austrianismo, che aveva assorbito come studente di Mises. Un altro dipartimento lo assunse, e un'agenzia esterna - il Volker Fund - pagò il suo stipendio. [...]

Mises ha avuto ragione per 60 anni, sia in termini di contenuto che di forma. I suoi critici si sbagliavano. Mises ebbe il miglior talento dal 1912 fino alla sua morte nel 1973. I suoi critici si piegavano a compromessi ogni volta che era conveniente. Lui non lo fece mai. Né lo fece il suo discepolo, Murray Rothbard. Mises mantenne le sue idee, e combatté per esse, quasi da solo, per l'intera sua carriera. La sua influenza oggi è maggiore di quanto avrebbe mai potuto essere, se fosse stato semplicemente un altro tipo simpatico nella sala professori della facoltà. Non ottenne neppure una posizione stipendiata dalla New York University. La sua cattedra era pagata da donatori, incluso il Volker Fund. Era ridicolizzato dai suoi colleghi. Era considerato un dinosauro. Alcuni di loro raccomandavano agli studenti di non partecipare al suo seminario. Però oggi nessuno ricorda il nome di alcuno dei suoi colleghi di facoltà. Moltissimi ricordano il suo. C'è il traffico sul sito Mises.org a dimostrarlo.

Mises non fu mai tenuto in alta considerazione in alcuna sala professori di facoltà. Era giustamente percepito come un outsider.

Non c'è mai stata una trasformazione sociale cominciata in una sala professori dell'università.

QUANDO LA POSTA IN GIOCO E' ALTA

Un mio amico misesiano mi ha inviato il link ad un recente articolo scritto da uno dei miei critici. Non c'è bisogno che specifichi di più. Quando mi riferisco a "uno dei miei critici", non sto restringendo il campo. E' più come dire "un ago nel pagliaio".

L'articolo compare su un rivista neoconservatrice. Tuttavia l'autore è un sostenitore dello stato sociale standard. Non sono sicuro che l'editore lo sappia, tanto blando è l'autore. Ha firmato questo documento. Però, l'editore non ha potuto resistere a pubblicare un attacco malevolo su di me. "Il nemico del mio nemico", ecc. E' un attacco malevolo, non alle mie opinioni, bensì alle mie tattiche. E, sono compiaciuto di dire, ha centrato l'obiettivo. Dice che io non entro in un dibattito con uno spirito di condivisione dell'indagine.

L'autore è un teologo. Ha passato la sua carriera scrivendo libri blandi e raccogliendo milioni di dollari per un blando istituto universitario.

Nell'articolo scrive di un incidente che avvenne più di 35 anni fa. Ebbi un dibattito con lui. Io ricordo il dibattito. Non ricordo di averlo incontrato prima del dibattito. Lui ricorda di avermi incontrato. Apparentemente lui non ricorda il dibattito. Non fa menzione dell'argomento.

Ricordo che nella sua presentazione egli disse che aspettava con impazienza di essere in cielo, dove avrebbe avuto il tempo di leggere le opere di Karl Marx. Siccome io l'avevo già fatto per scrivere il mio libro Marx's Religion of Revolution (1968), commentai nella mia replica che preferirei di gran lunga passare il tempo in cielo a studiare le opere di Dolly Parton. Pensavo che l'uditorio sarebbe stato dalla mia parte. Avevo ragione. Il dibattito si svolgeva nel Mississippi e l'uditorio era al 90% maschile.

Egli citò un inno che sua madre amava: "Preferirei avere Gesù che oro e argento". Io risposi dicendo che preferirei avere Gesù e oro e argento.

Per lui, così come per la maggioranza dei chierici con un dottorato, le battaglie ideologiche della vita devono essere subordinate a far sì che i propri oppositori si sentano a loro agio. Io non l'ho mai pensato.

All'epoca di quel dibattito, egli insegnava in un istituto che sistematicamente promuoveva il vangelo sociale in nome del Calvinismo, sebbene i donatori, tipicamente ingenui, non lo sapessero. Quell'istituto aveva un blackout sull'economia di libero mercato. Quel blackout è rimasto in vigore. Quando il figlio di un importante donatore chiese 15 anni fa di farmi tenere una lezione presso il centro di ricerca interno al campus, che era stato fondato dal padre ed è a lui intitolato, è stato snobbato. Gli avevo detto che sarebbe successo. Lui pensava che stessi esagerando. Ha imparato.

Il mio critico si aspettava un atteggiamento "salve amico, molto piacere" da me. Non lo ebbe.

In seguito entrò in un altro istituto teologico, il quale ha una facoltà composta da un ampio spettro di protestanti - così ampio che da mezzo secolo collabora con teologi di sinistra. Non solo era sul libro paga; era lui a dirigerlo. L'istituto è quello che è perché lui ha raccolto i fondi per farne quello che è. E' una scuola teologicamente scivolosa e lo è da più di 50 anni. E' neo-evangelica, ma fondamentalisti fiduciosi ingenuamente ci misero il denaro iniziale due generazioni fa. Ha adottato l'evangelicalismo ad ampio spettro.

Fatto: i movimenti ad ampio spettro sono spazzati via quando soffia il vento ideologico.

Quando un uomo ricava il suo reddito raccogliendo milioni di dollari per un'organizzazione in contrasto con quello a cui lui dice di credere - il Calvinismo - e quando ritorna quasi 40 anni dopo per rivendicare di non aver mai deviato dalla posizione che proclama di avere, potete essere ben sicuri che sia viscido. Ha un'opinione di sé che è staccata dalla realtà. Definisce se stesso e il suo lavoro nei termini di un'illusione. Il suo lavoro contraddice la sua fede. La sua mano contraddice la sua bocca.

Non avevo rispetto per lui 40 anni fa e ne ho meno oggi. Credo che all'epoca lo percepisse. L'incidente gli è rimasto di traverso. Si ricorda che non lo prendevo seriamente.  Questo infastidisce gli accademici. Si aspettano di essere presi seriamente perché sono passati attraverso una serie di capestri accademici, i quali furono escogitati alla fine degli anni '40 per escludere chi non fosse devoto alla causa progressista, tutto in nome della neutralità. Egli era parte del processo di selezione, e al tempo stesso era finanziato da uomini conservatori fiduciosi che non sapevano - e tuttora non sanno - quello che succedeva. Ha trascorso la sua carriera promuovendo lo stato sociale in nome di Gesù e Calvino.

Io credo, come credeva Mises, che siano "tutti una banda di socialisti". Sono devoti al seguente principio etico: "Non rubare, eccetto per voto della maggioranza". Questa gente domina la auto-accreditata, accuratamente selezionata accademia. Quanto Buckley scrisse in God and Man at Yale nel  1951, si potrebbe scrivere riguardo al 99% delle università degli Stati Uniti oggi, incluse quelle i cui finanziatori sono cristiani.

CONFRONTO VERBALE

Sono sempre stato conosciuto come retoricamente aggressivo. Ho scelto questa strategia di vita quando ero all'università. Non è necessario essere retoricamente aggressivi in tutto quello che si scrive. Si devono selezionare i propri campi di battaglia. Però quando entrate in un campo di battaglia, è meglio che siate pronti a combattere.

Nel mondo accademico, non è considerato cortese essere retoricamente aggressivi, a meno che non siate un marxista. Non ci sono più molti marxisti. Però alcuni dei più famosi di loro sono stati retorici in modo devastante. In storiografia, A.J.P. Taylor era leggendario per le sue feroci e sprezzanti recensioni di libri sulle riviste accademiche. Nessuno storico ha mai desiderato essere "Taylorato". Taylor scrisse così tanti libri di prim'ordine che poteva permetterselo. Nella sua autobiografia, Taylor accluse una fotografia di se stesso di fronte ad un'intera libreria colma di libri che aveva scritto. Sembrava li sfornasse. (Per un'accurata indicazione della sua influenza, in 15 secondi, cliccate qui.)

Quando siete pagati per tutta la vostra carriera per essere malleabili e non creare onde - le increspature sono accettabili - quindi per non mettere in pericolo il flusso di donazioni, tendete ad essere malleabili. Quest'uomo partì soft e non deviò mai. E' stato pagato sin dall'inizio per annebbiare le distinzioni. Il Consiglio di Amministrazione non gli ha chiesto di cambiare la sua retorica; lo ha pagato per mantenere la sua retorica e estenderla. Lui l'ha fatto.

In tutte le cose sociali e politiche, quest'uomo è stato un moderato di sinistra. Non ama le idee conservatrici. Non ama il libertarismo. Non gli piace la mia versione di calvinismo. Non gli piacciono i puritani. Non gli piace il presbitarianesimo del diciannovesimo secolo. Quello che gli piace è la sala professori della facoltà.

Non capisce che siamo in una guerra per la civilizzazione. Il suo articolo, quasi 40 anni dopo, sostiene che la posta in gioco è alta. Però la sua idea di posta in gioco è la posta in gioco della sala professori della facoltà. Ha sempre negato la possibilità di trasformazione sociale cristiana. Quindi, per lui, la posta in gioco è incentrata sulla raccolta fondi.

E' per questo che dice che dovremmo essere tutti come torte zuccherose. Però c'è un problema. Le torte zuccherose si fanno mangiare dagli oppositori che capiscono quanto davvero alta è la posta in gioco.

Scrive che, nel nostro primo incontro all'aeroporto, sono andato via senza stringergli la mano. Non lo ricordo. Non suona come una cosa da me. Però forse lo feci. Aggiunge questo: una delle persone che ci aveva invitato a dibattere disse che non vedeva l'ora di assistere al dialogo tra di noi. A me non piace a parola "dialogo", sia come nome che come verbo - specialmente come verbo. Preferisco la parola "confronto". Mi piace la parola "dibattito". Preferisco "dibattito senza regole". Quindi, dissi a chi aveva citato "il dialogo tra di noi" che non eravamo venuti per avere un dialogo. Eravamo venuti a combattere per i cuori e le menti del pubblico. Questo suona esattamente come una cosa che direi. Però io non ricordo l'incontro. Lui certo lo ricorda. Gli è rimasto impresso.

La gente hard-core rimane impressa nella mente della gente soft-core. La gente soft-core raramente desta impressioni.
[...]

C'è un duplice standard che è attivo da almeno 80 anni. I conservatori devono essere cortesi, ma i fondamentalisti di sinistra possono fare quello che vogliono. [...]

Joseph Schumpeter nel 1942 scrisse queste parole in Capitalism, Socialism, and Democracy. Sono più rilevanti oggi di quanto fossero all'epoca, in quanto la Sinistra ha controllato l'accademia per due ulteriori generazioni.

Forse la caratteristica più sorprendente del quadro è fino a che punto la borghesia, oltre ad istruire i suoi stessi nemici, permette che questi a loro volta la istruiscano. Essa assorbe gli slogan del radicalismo attuale e sembra ben disposta a sottoporsi ad un processo di conversione verso un credo ostile alla sua stessa esistenza. A tratti e a denti stretti ammette in parte le implicazioni di quel credo. Tutto ciò sarebbe ancora più stupefacente e davvero molto difficile da spiegare non fosse per il fatto che il borghese tipico sta rapidamente perdendo fiducia nel suo stesso credo.
Questo è dimostrato proprio dal caratteristico comportamento di specifici interessi capitalisti, e della borghesia nel suo complesso, quando sono di fronte ad attacchi diretti. Parlano e si giustificano - oppure assumono gente che lo faccia per loro; afferrano al volo ogni possibilità di compromesso; sono sempre pronti a cedere; non fanno una singola battaglia di resistenza sotto la bandiera dei loro stessi ideali e interessi - in questo paese non c'è stata alcuna resistenza reale, in alcun luogo, contro l'imposizione di schiaccianti oneri finanziari nell'ultimo decennio, o contro leggi sul lavoro incompatibili con la gestione efficiente dell'industria.

Schumpeter nondimeno offrì speranza. "I mezzi per difendersi non erano interamente inesistenti e la storia è piena di esempi di successo di piccoli gruppi che, credendo nella loro causa, furono determinati a rimanere saldi nei loro principi." Fa infuriare i frequentatori della sala professori in facoltà quando qualcuno rimane saldo nei suoi principi. Accade raramente all'interno delle università. Per questo essi provano profondo risentimento verso outsider che in nessun modo dipendono da loro e che raccontano in pubblico cosa davvero succede.

Lasciate che ve lo ricordi: la battaglia per le menti degli uomini che possono cambiare la società non parte da dentro la sala professori della facoltà.

COME DIBATTERE

Quando dibattete, dibattete per vincere. Quando dibattete, rivolgetevi a quella porzione del pubblico che non ha ancora deciso da che parte stare. Voi dibattete per convincere i vostri simpatizzanti (il 10% del pubblico) che siete hard-core. Voi dibattete per convincere i simpatizzanti del vostro avversario che voi siete hard-core e che lui è stato sbaragliato perché è soft-core. Fate in modo che loro pensino: "Perché non è stato più incisivo?" Dibattete con questo obiettivo: persuadere che la vostra posizione è corretta più persone indecise di quante decidono che la posizione del vostro oppositore è corretta. Non è la sala professori in facoltà; questa è guerra verbale.

[...]

Il momento per diventare soft-core è dopo aver ottenuto una completa vittoria e essere al potere. Allora, sulla base del noblesse oblige, si può stringere la mano ai perdenti. [...]

Perché dedico due settimane del corso di letteratura che sto preparando per il Ron Paul Curriculum alla persuasione verbale [N.d.T.: Gary North prepara e coordina il Ron Paul Curriculum, piano di studi per home-schooling] ? Perché le idee hanno conseguenze. Perché il corso della storia ha cambiato direzione in conseguenza a discorsi che hanno esplicitamente difeso una specifica posizione.

William Jennings Bryan, un non-Calvinista, nel 1896 convertì il Partito Democratico da un partito a favore del libero mercato e dello standard aureo a un partito populista, e poi progressista, con un discorso che durò 30 minuti. Quel discorso ha cambiato la storia politica americana più di ogni altro discorso nella storia. Non fece prigionieri. Andò dritto alla giugulare, e la recise. Non mi è mai piaciuta la sua teologia Arminiana, e ho sempre disprezzato la sua politica. Però non ha mai ceduto di un millimetro. Era coraggioso. Non cedette a compromessi. Fu il più grande oratore della sua generazione. La cosa più importante: non era incline al "dialogo".

CONCLUSIONE

Quando state cercando di porre le fondamenta di una vittoria, e state cercando di reclutare gente hard-core che non si svenderà né fuggirà a cercare riparo, e siete nei primi stadi del conflitto, ricordate questo: "La gente soft-core perde tutte le volte". Soft-core è per la sala professori della facoltà.

Quando vedete che siete in una guerra, combattete per vincere. Quando siete su un campo di battaglia nel quale siete nella posizione di poter persuadere un pubblico che questa è veramente una guerra, non la sala professori della facoltà, non tiratevi indietro. Andate dritto alla giugulare.

Mai cedere di un millimetro.

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Nota [MM]

Lew Rockwell ha pubblicato questo articolo il 5 febbraio, chiamandolo "Hardcore vs. softcore". Già questo dovrebbe dare un'idea della difficoltà a renderlo accuratamente in italiano!

Il tema è molto bello e importantissimo, e pochissimo compreso. Non cedere a compromessi, non "essere carini", rimanere saldi nei propri principi, sono cose decisamente poco diffuse. Nella "generazione Renzi", poi, sono cose che proprio non esistono ("cosa diavolo è un principio?").

Però è l'unico modo in cui ha senso vivere!

Essere soft-core può forse portare qualche spicciolo in più, ma davvero ne vale la pena? Porta anche quel risentimento feroce di cui parla Gary North (diffusissimo negli ambienti universitari), dovuto ad un'infelicità profonda e inafferrabile, le cui cause sono misteriose per chi la prova.

Certo non è necessario essere duri come spesso è Gary North (per quanto a me lui sia simpaticissimo). Ron Paul e Lew Rockwell, ad esempio, sono persone di cortesia e gentilezza eccezionali verso chiunque, ma questo non toglie che siano inequivocabilmente, immancabilmente e irriducibilmente hard-core.

Su questo tema su questo sito c'è anche questo articolo: Perché i libertari non sono simpatici

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