Teodicea
Bionic Mosquito sul dibattito che seguì il terremoto di Lisbona, la domanda più lacerante (e fuorviante) per l'uomo

Bionic Mosquito (su LRC, 16 maggio 2016 - update 22 maggio)

[Nota: Bionic Mosquito da qualche tempo commenta libri storici. In questo caso di tratta di This Gulf of Fire: The Great Lisbon Earthquake, or Apocalypse in the Age of Science and Reason, di Mark Molesky]

Molesky si dilunga sulla storia del Portogallo ante-terremoto e descrive in dettaglio i disastri che il terremoto portò con sé. Di tutto ciò ho offerto una panoramica in precedenza, quindi ora toccheremo solo un paio di punti aggiuntivi: il Portogallo era quanto di più cattolico ci possa essere -- anche dopo la Riforma; il Portogallo inoltre fu episodicamente uno dei più vasti e ricchi imperi del mondo.

Qui voglio focalizzarmi sulle scosse di assestamento -- non fisiche, bensì filosofiche e religiose.

Dio, che si dice sia onnisciente e misericordioso, si dimostrò come una sorta di padre molto scadente. Così scrive Bahngrell Brown considerando la reazione di Johann Wolfgang von Goethe, che aveva solo sei anni all'epoca del terremoto.

Dappertutto ci fu notevole disaccordo e dibattito sul disastro -- nel giro di cinque anni, furono pubblicati centinaia di libri, articoli, ecc., tutti nel tentativo di rispondere alla domanda: chi, o cosa, era responsabile? Era Dio o la natura? Persino la domanda stessa rifletteva un cambiamento.

Il dibattito che ne scaturì fu verosimilmente il più significativo dell'Illuminismo europeo.

Forse la domanda fondamentale:

…come poteva un Dio giusto e onnipotente aver sancito la morte di così tanti innocenti?

Prima di questo terremoto, l'ottimismo stava sbocciando ovunque nei decenni di pace che seguirono le guerre di religione -- che in realtà furono guerre di creazione di stati. Gottfried Wilhelm von Leibniz argomentò nel 1710 che una "Divinità infinitamente benevolente aveva creato l'universo con il maggior grado possibile di sovrabbondanza di bene sul male". Questa idea avrebbe cominciato a cambiare.

Voltaire scrisse sul disastro. In Svizzera in esilio, lontano da Luigi XV e dalle guardie della Bastiglia, stava vivendo in questo momento una vita in qualche modo sedentaria (almeno secondo i suoi standard precedenti). A quel punto nell'evoluzione europea, il dogma e la superstizione erano ben rimpiazzati da scienza e ragione -- da lungo tempo un cardine dell'opera di Voltaire.

La notizia colpì Voltaire come un fulmine. “La natura è molto crudele. ... Che razza di azzardo miserabile è il gioco della vita umana!"

La scienza e la ragione lasciavano ancora spazio per Dio, ma solo un dio come descritto da Leibniz: "infinitamente benevolente", un dio che aveva creato un "universo con il maggior grado possibile di sovrabbondanza di bene sul male". Sì, il male esisteva, ma era insignificante se confrontato con la "totalità perfetta della sua opera".

Un mondo che era creduto essere così ordinato -- una creazione perfetta di Dio -- ora sembrava volubile e crudele. Il terremoto metteva in dubbio "questo felice progresso verso l'Eden". Cosa voleva dire questo riguardo a "Dio"?

“L'intero universo sarebbe stato peggiore senza questo abisso infernale, senza inghiottire Lisbona? Non avrebbe potuto [Dio] buttarci in questo mondo miserabile senza mettere vulcani in fiamme sotto ai nostri piedi?"

Voltaire offrì un componimento poetico, uno di disperazione. I versi di chiusura:

Will ye reply “You do but illustrate
The iron laws that chain the will of God?”
Say ye, o’er that yet quivering mass of flesh
“God is avenged: the wage of sin is death?”

Rousseau reagì alla caratterizzazione di Voltaire di un mondo sopraffatto da miseria e sofferenza: "Non vorrete che leggiamo, Monsieur, i vostri versi come negassero la Provvidenza". Rousseau argomentava che molto dell'infelicità del mondo sia causata dall'uomo. Si spinse al punto di dire che per alcuni che furono schiacciati era meglio essere morti!

Kant lavorò per riconciliare il terremoto con la Provvidenza, vedendolo come il risultato degli stessi fuochi sotterranei che ci danno le sorgenti calde e i bagni di vapore. Gli orrori di Lisbona avrebbero potuto essere evitati se i portoghesi si fossero adeguatamente preparati per un evento simile.

Con il tempo, il terremoto avrebbe forzato Kant ad alterare il suo pensiero. Fino ad allora, le sue opere erano piene di riferimenti congetturali al Divino. Dopo Lisbona, egli cominciò ad abbracciare un approccio più empirico alla conoscenza e all'universo.

L'uomo non deve incolpare la provvidenza; deve riconoscere che ogni singolo evento è stato -- in ogni singolo aspetto -- prodotto da egli stesso.

Le teorie sulle cause dei terremoti furono ugualmente messe in dubbio -- come notato da Kant includevano fuochi sotterranei. Altri credevano che ci fossero depositi esplosivi di solfuri o elettricità collegata da caverne sotterranee.

Buona parte dei pensatori spagnoli respingeva la nozione popolare per la quale i terremoti erano una forma di punizione divina. Alcune delle teorie più accurate dell'epoca furono proposte da pensatori all'interno della Chiesa.

In definitiva, il terremoto portò alla luce sia quanto le idee illuministe avevano permeato la società, sia quanto profondamente dominava ancora la convinzione religiosa sul ruolo di Dio nella vita quotidiana.

Conclusione

Dio e il ruolo di Dio nel mondo; casualità e capricci degli eventi. Cosa significava il terremoto? Cosa distrusse del passato filosofico e cristiano? Cosa avrebbe rimpiazzato quanto distrutto?

Per gli intellettuali ed élite d'Europa, fu certamente un'epoca confusa e che confondeva, forse sintetizzata al meglio da Edmond-Jean Barbier:

Imbarazzante per i professori di fisica
E umiliante per i teologi.

Questo imbarazzo e questa umiliazione dovevano ancora essere affrontati e risolti. Questo processo sarebbe cominciato nel regno del terrore. Non quello a cui state pensando.

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Bionic Mosquito ha poi raccontato il "regno del terrore" di Pombal qui: Terrore

Traduco la conclusione:

Il pessimismo di Voltaire non avrebbe fatto altro che crescere. "L'universo è 'completamente folle', scrisse Voltaire". Tuttavia l'ottimismo non si esaurì immediatamente in Europa né nella filosofia illuminista, sebbene al finire del secolo l'ottimismo sarebbe ormai evaporato.

Affermare, come alcuni hanno fatto, che il disastro di Lisbona abbia rappresentato un improvviso punto di rottura o trasformazione nel pensiero europeo - o che abbia rappresentato l'insorgere della modernità -- sarebbe una distorsione dei fatti storici. 

Certamente.  La storia raramente offre rotture improvvise, e certamente non in un'epoca in cui le comunicazioni erano difficili e la cristianità -- per quanto cristianità post-Riforma -- era ancora infusa nella cultura del continente.

Tuttavia il terremoto sollevò molte domande per i teologi. Dal momento che l'uomo applicò la ragione a questi eventi, l'Europa sarebbe cambiata. Nessun singolo evento può essere identificato come punto di trasformazione da quello che chiamiamo pre-modernità alla modernità, però il terremoto di Lisbona certamente ha una parte nella discussione.

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Dal blog di Bionic Mosquito.

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