Taki, forse la persona più invidiabile di tutto il pianeta, riflette sul rigurgito socialista

Taki Theodoracopulos (takimag, 9 febbraio 2019)

Qui a Gstaad non c'è alcuna alienazione dei lavoratori. Né i ricchi sono particolarmente preoccupati.  Si parla di condizioni della neve, feste in programma, prezzi nel mercato immobiliare, Brexit, e, ovviamente, di socialismo, una malattia che colpisce chi è lontano da questa località di villeggiatura alpina ma deve ancora infettare alcuno dei locali.  Ho fatto una lunga chiacchierata con un mio amico, nato e cresciuto quassù, che si guadagna da vivere insegnando a sciare alla gente e aggiustando i loro televisori dopo lo sci.  "Non ti turba quando vedi in prima persona quanto sono lussuosi i nuovi chalet, specialmente di quelli come me che i soldi li hanno avuti alla vecchia maniera, ereditandoli?"  Per niente, è stata la risposta, "la vita è come un casinò, alcuni vincono e alcuni perdono".  Dan è ovviamente un filosofo, ma è anche uno svizzero.  La mentalità svizzera accetta che la libertà spesso produce ineguaglianza, ma la libertà precede l'uguaglianza sul programma.

Spesso mi sbronzo con Dan e gli parlo di questo argomento, ma anche di donne. Lui ha una ragazza araba, che è una virago e molto gelosa.  Lui mi chiede consigli sul gentil sesso e io gli chiedo quello che pensa su libertà e uguaglianza. Questi ultimi sono ideali che di questi tempi sono buttati là come fossero una sola cosa.  Nel microcosmo che è Gstaad, diventa molto interessante.  L'uguaglianza è vista come la base della libertà, però nel vecchio significato di uguaglianza.  Siamo tutti liberi di scegliere il nostro percorso nella vita, quindi alcuni vincono e alcuni perdono.  Non provare questo argomento da nessuna parte vicino a Londra o New York, ho detto a Dan, ti prenderebbero a pugni come minimo.

Poi, a un elegante dinner party da Aliki Goulandris, ho chiesto al figlio di Aliki che vive in Cina se l'uguaglianza è la base di una società libera -- in Cina, intendo.  Lui adora la Cina e ha risposto sinceramente.  "Il Partito Comunista crede nell'uguaglianza.  Abbiamo più miliardari che nel resto del mondo tutto insieme, 400 milioni di ricchi e 800 milioni di poveri".  Ho scritto queste cifre di fronte a lui e poi ho bevuto qualcosa di forte.

L'ironia è che gli svizzeri e i cinesi, i norvegesi e gli indiani, tutti hanno disparità di reddito, ma solo nei paesi comunisti e socialisti la disparità è così enorme. Ma provate a dirlo ai tipi sui media, ai personaggi di Hollywood, o altra simile gente di sinistra con la bava alla bocca contro il capitalismo. Come disse una volta il grande filosofo greco Taki predicando agli ateniesi sotto l'Acropoli, "La vita è un gioco meschino, e tutti pensano a se stessi".

Vivendo in un posto come Gstaad, dove nessuno protesta lo status quo e dove l'incoerenza della costante informazione ha un effetto minimo, si tende a chiedersi se vogliamo che le cose siano uguali alla partenza oppure all'arrivo.  È una domanda da Amleto, ma una cosa è sicura: la gente nei villaggi o piccole città non è fissata sulla redistribuzione dai pochi fortunati ai tanti sfortunati.  Il gioco della redistribuzione ha luogo nelle grandi metropoli con ampie minoranze razziali, dove le minoranze sono la maggioranza, in effetti.  E dite ciao al demagogo già che ci siete.

Ho chiesto spesso ai locali che fanno lavoro manuale, come istruttori di sci, idraulici, muratori, se sono insoddisfatti del sistema.  Credo che solo un tassista abbia mai risposto sì, ed era un serbo.  I locali lavorano duramente per sostenere se stessi e le loro famiglie, per avere libertà di parola e votare. Vedono la loro cittadinanza in termini di doveri e obblighi piuttosto che come un trampolino verso la ricchezza gratis.  Quest'ultima non esiste ma è fatta balenare come possibilità dai politici alle minoranze.  L'invidia, dopo tutto, è un sentimento molto forte e uno che il demagogo sa bene come sfruttare.  Ho scoperto solo che i contadini svizzeri hanno ricevuto sussidi per rimanere nelle loro fattorie e non andare a cercare lavoro nelle città venti anni fa, e indovinate chi me l'ha detto?  Denis Thatcher, che veniva tutti gli anni a Gstaad in estate, e con il quale sono diventato buon amico, per quanto ci vedessimo raramente.  Sir Denis diceva che il governo svizzero era molto saggio a mantenere piccole le città e popolate le compagne.

Allora, perché in America e Regno Unito vengono minacciati aumenti drastici delle tasse (oltre il 70% per i molto ricchi) e sistemi socialisti, con un candidato presidenziale nero negli Stati Uniti che ha persino proposto di dare 2000 dollari annualmente ad ogni bambino nato in una minoranza nella cosiddetta terra dell'opportunità?  Se lo sapessi, ve lo direi, ma tutto quello che so è che qui a Gstaad né chi ha poco né i ricchi sono preoccupati di questo.  Immagino abbia a che vedere con le piccole dimensioni del posto, e il fatto che la gente diventa alienata nelle grandi città. E, naturalmente, l'assenza di lavoro non compensato che ha portato al socialismo in primo luogo.  La gente è ben pagata per il lavoro da queste parti, a differenza di posti come il Golfo o l'Arabia saudita, dove lo sfruttamento degli stranieri è plateale come la noncuranza dei diritti delle donne.  La meritocrazia può essere disdegnata a Londra e a New York, ma ha molti ammiratori in questo posto.  La settimana prossima vi racconterò di come un lettore dello Spectator ha risolto il mio problema di scarponi da sci, e come un altro ha scritto un bellissimo libro su Bruce Lee che include il sottoscritto.  Quindi non datevi per vinti -- non è mai troppo tardi per lo sci o la fama.

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Nota -- MM
Sulla demagogia "contro l'ineguaglianza" Taki ha le sensazioni giuste, con qualche incertezza in economia che lo porta a dare anche troppo credito alla demagogia che critica. 
Si intravvede una "coda di paglia" per l'aver avuto così tanto senza aver fatto molto per guadagnarlo che porta Taki a chiedersi (senza motivo)  se sia giusto tutto ciò. 
E vincere o perdere nella vita non è, o non è solo, una questione di soldi. Si può "vincere" pur avendone pochissimi e "perdere" avendone tantissimi (e non è solo un luogo comune).

Il maestro di sci Dan probabilmente penserà che questi ricconi sono un po' svitati e si fanno domande stupide perché hanno tempo da perdere.

Alcuni precedenti articoli sul tema molto profondo dell'invidia:

Invidia

Mises predisse la popolarità di Piketty

Henry Hazlitt su Karl Marx e l'odio

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