Lo storico e strimpellatore di chitarra Roberto Gualtieri, titolare pro tempore del ministero dell’Economia e delle Finanze, ha vergato assieme ad altri colleghi europei una lettera in cui è enunciata la necessità di un nuovo sistema fiscale internazionale.

La lettera inizia così:

La creazione di un nuovo sistema fiscale internazionale adeguato al ventunesimo secolo è la sfida chiave del nostro tempo. È nostra responsabilità comune raggiungere un accordo globale su questo tema entro la fine dell'anno. Adesso noi abbiamo un'opportunità unica per una revisione delle regole che renda il sistema fiscale globale più equo ed efficace.

Credo che ci sia un problema fondamentale: quando il punto di vista è quello del tassatore, un sistema fiscale efficace deve per forza non essere equo, al di là della retorica utilizzata.

Secondo Gualtieri e cofirmatari, il sistema attuale “soffre in questo momento di due gravi debolezze, che intendiamo correggere insieme.”

Ed ecco di che si tratta:

La prima: gli utili dei colossi tecnologici, siano questi americani, europei o cinesi, non sono tassati in modo adeguato.

Affermazione ripetuta sempre più spesso da governi che continuano a far crescere la spesa pubblica e che sono alla costante ricerca di maggior gettito fiscale.

Ma ecco l’affermazione più allucinante:

Le società più profittevoli spesso sono quelle che pagano le imposte più basse. Di conseguenza, non contribuiscono in maniera equa al finanziamento delle nostre comunità. Questa situazione è inaccettabile, controproducente e - ancora più importante - insostenibile.”

A prescindere dal fatto che la tassazione rappresenta, per definizione, una violazione del principio di non aggressione, l’affermazione resta allucinante anche se si ragiona da un punto di vista utilitaristico. Seguendo il ragionamento di Gualtieri e colleghi, parrebbe che a un’impresa che genera lavoro e soddisfa le esigenze dei clienti producendo utili poco tassati sia da preferire un’impresa in stile Alitalia, mantenuta artificialmente in vita di bad company in bad company grazie alla spremitura dei pagatori di tasse.

Alla faccia della sostenibilità.

Ma ecco la seconda debolezza: “l'attuale sistema consente il dumping fiscale e distorce la concorrenza. Alcune delle imprese più grandi del mondo continuano a spostare gli utili realizzati in un Stato verso altri Paesi dove il livello di tassazione è inferiore. I nostri concittadini giustamente considerano inaccettabile questa pianificazione fiscale così aggressiva, che compromette il principio di tassazione equa, pietra angolare delle nostre democrazie. Un livello minimo di tassazione dei redditi d'impresa a livello globale è una soluzione efficace contro le dannose strategie di pianificazione fiscale di alcune grandi multinazionali.”

Per quanto mi riguarda, non considero inaccettabile la pianificazione fiscale, ma la tassazione. Credo di non essere l’unico a pensarla così, ma pare che Gualtieri e colleghi la vedano diversamente, affermando:

Dobbiamo rispondere alle richieste pressanti dei nostri concittadini. L'inerzia porterebbe a risultati arbitrari e a un sistema di tassazione globale ancora più frammentato.”

Attenzione: ogni sistema fiscale è necessariamente arbitrario, e se il sistema fiscale fosse unico, il diritto di proprietà sarebbe sostanzialmente morto (non che oggi goda di ottima salute, peraltro).

Patetico, infine, il richiamo alle nobili finalità della spesa da finanziare mediante tassazione.

La posta in gioco è alta: miliardi di euro di entrate fiscali da destinare alla costruzione di scuole, ospedali e infrastrutture moderne. Quel che è ancora più importante, è che sono in gioco la credibilità dei governi e i nostri valori democratici.

Basta guardare alla composizione della spesa pubblica per rendersi conto che questa lettera dovrebbe essere cestinata.

(Matteo Corsini)

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