Mai tema fu più confuso!
Bionic Mosquito ci ricorda Giustino Martire e Tertulliano

Bionic Mosquito (LewRockwell.com, settembre 2019)

O filosofia vs. teologia.

“Filosofia e martirio. Tertulliano e Giustino” di Jean-Luc Marion (video).  Mi è stato proposto questo video via email. In esso, Marion sostiene e argomenta che la distinzione di ragione vs. fede, o filosofia vs. teologia, sia una distinzione non corretta.  I primi apologeti cristiani argomentavano filosoficamente proprio come facevano le loro controparti non cristiane.

Questa distinzione è molto questionabile. Fino al dodicesimo secolo, nessun pensatore cristiano ha mai definito quello che faceva "teologia".

La parola teologia cominciò ad essere imposta solo al tempo di Abelardo e Tommaso. Perché? La parola "filosofia" aveva cominciato ad essere usata per distinguere da quella che ora chiamiamo teologia. Questo può essere collegato alla riscoperta di Aristotele, tra altre ragioni.

Marion esamina la strategia intellettuale dei cristiani durante i primi secoli, all'epoca di Costantino. Sebbene Paolo, nella lettera ai Romani e nella Prima Lettera ai Corinzi, propone che ci sia una distinzione tra quello che appare giusto a Dio e quello che appare giusto all'uomo, questa non era la strategia usata di cristiani in quei primi secoli quando argomentavano sul cristianesimo. Per dire questo, Marion guarda a Giustino Martire a metà del secondo secolo (che scriveva in greco) e Tertulliano alla fine del secondo secolo (in latino).

Questi cristiani dei primi tempi usavano argomenti razionali in difesa dei cristiani e del Cristianesimo. Questo è in accordo con le azioni di Paolo in Atti 17, nelle interazioni con Epicurei e Stoici. Marion cita una parte di Pietro 3:15, "... pronti sempre a rispondere a chiunque vi domandi ragione della speranza che è in voi...", ma poi offre una traduzione migliore dal greco: siate pronti per l'apologia (cioè l'argomentazione) a chiunque vi chieda del logos (la ragione) per la speranza che è in voi. I cristiani sono chiamati a rispondere con razionalità e ragione.

Quello che ci si aspetta da un cristiano è che argomenti a favore del logos.

Logos è tradotto con molti vocaboli, tra questi "ragione" e "verbo". In principio era il logos -- Gesù Cristo. È fondamentale per il Cristianesimo che i cristiani argomentino (offrano apologia) tramite la parola scritta e orale, basata sulla ragione.

Marion afferma: un cristiano, quando sotto minaccia di persecuzione, non doveva piangere e strillare, ma docilmente offrire: per favore discutiamo con razionalità. Ecco il primo esempio, Giustino Martore. Era nato in Palestina; non era un ebreo, bensì un greco cristiano. Si guadagnava da vivere insegnando filosofia, prima a Nablus in Palestina, poi a Roma.

Giustino offrì di discutere con l'imperatore Marco Aurelio - descritto da Marion come "un cattivo filosofo che scriveva in cattivo greco e massacrava cristiani. Non è un buono per me!"  Giustino argomentò: tu affermi di essere un filosofo; io sono un filosofo professionista. Discutiamo in modo serio del perché metti sotto processo i cristiani.

Così su due piedi, incastrò Marco -- lusingandolo come un re tra i filosofi, nella tradizione di Platone.  Inoltre, era chiaro che la filosofia vera deve essere pia (morale, etica) ed essere mirata alla giustizia. Una domanda cruciale persino oggi: la filosofia dovrebbe essere etica oppure no? Cosa significa avere una filosofia etica? Su quali basi determiniamo l'etica?

Così, Giustino procedette: noi, i cristiani, siamo mandati a processo perché si dice che siamo atei. Ma anche prima dei cristiani, voi avete accusato e messo a morte qualcuno per il crimine di ateismo: Socrate. Si diceva che avesse corrotto la gioventù -- come dite di noi -- e che non pagava rispetto con sacrifici al dio della città, così come accusate anche noi.

Platone, parlando per Socrate, offrì: è questa accusa che ha condannato molti uomini buoni in passato e condannerà anche molti uomini buoni in futuro. In altre parole, i cristiani sono i nuovi Socrate. (Questo riferimento a Platone sembra non fu fatto da Giustino, ma era noto a Marco.) Ma noi diciamo la verità; noi siamo razionali, voi non lo siete.

Siete in processo di commettere lo stesso abbaglio: quando condannate i cristiani, state di nuovo condannando Socrate. Quando condannate i cristiani senza valide ragioni -- e non avete valide ragioni -- voi condannate voi stessi. Quindi noi (i cristiani) siamo i veri eredi di Socrate: noi diciamo la verità, noi siamo più razionali. Siamo i guardiani della razionalità; voi non siete razionali.

Robert Wilken commenta su Giustino, nel suo libro The Christians as the Romans Saw Them; Giustino sta replicando all'idea che il cristianesimo fosse visto come superstizione, quando scrisse:

“Noi coltiviamo devozione, giustizia, filantropia, fede e speranza." Questo passaggio avrebbe potuto essere scritto dal moralista e filosofo romano Seneca. Dalla filosofia "la religione non si allontana mai, né la devozione, né la giustizia, né alcuna dell'intera schiera di virtù che stanno strettamente abbracciate".

La filosofia deve essere etica, e non è separata dalla religione. Giustino Martire va oltre, presentando la sua conversione al Cristianesimo come una conversione alla filosofia. Avendo esaminato Stoici, Peripatetici, Platonici, ecc., fu solo quando incontrò un uomo che gli fece conoscere i profeti ebrei che pensò "solo questa filosofia [Cristianesimo] è sicura e fruttuosa".

Tornando a Marion: Tertulliano presentò argomenti simili, ma in più porta avanti i suoi argomenti in procedure legali. Era un filosofo e un giurista. I cristiani seguono la legge, e tuttavia sono condannati solo per essere cristiani -- e per nient'altro: come se si dicesse "non è legale che gente come voi esista".

L'equivalente moderno è l'idea di crimini contro l'umanità: quando la gente viene perseguitata solo per quello che è, non per quello che fa. Capite, quando gli uomini sono giudicati per il colore della loro pelle, non per il loro carattere. E quando uomini sono condannati solo per essere... uomini.

Ma sto divagando. Continuando con Tertulliano: tutto quanto era necessario era che un cristiano ammettesse di essere un cristiano; dopodiché, era condannato a morte. O, per vederla dall'altro lato: si torturano criminali per far sì che ammettano di essere colpevoli; si torturano cristiani per far sì che neghino la loro colpa -- la colpa di essere cristiani.

Anche Wilken commenta su Tertulliano, il quale argomentò che la Cristianità fosse un collegium, un'associazione non dedicata a manovre politiche né attività clandestine, bensì devota ai principi morali e con l'obiettivo di insegnare a vivere virtuosamente. Tertulliano scrive:

Noi siamo un'associazione (corpus) tenuta insieme dalla nostra professione religiosa, dall'unità del nostro modo di vita e dal legame della nostra speranza comune... Noi ci riuniamo come assemblea e come società... Noi preghiamo per gli imperatori... Noi ci riuniamo per leggere le nostre sacre scritture...Con le parole sacre noi nutriamo la nostra fede... Quando la riunione è finita i cristiani escono come se uscissero da una "scuola di virtù".

Nessuno subisce danno da queste riunioni, egli conclude. Nella sua apologia, Tertulliano usa molti termini tecnici e legali -- un riflesso della sua professione. Era linguaggio familiare a chiunque nel mondo greco-romano -- cristiano o no.

Marion conclude: la maggior parte degli argomenti sulla piazza pubblica non sono razionali. Non sono argomenti alla ricerca della verità. Rappresentano punti di vista ideologici. Non c'è bisogno che la verità sia rappresentata da una delle due parti, e spesso la verità non sarà accettata da nessuna delle due parti.

È distintamente possibile che una posizione razionale possa essere sotto attacco da entrambe le parti.

Il che ci riporta alle domande iniziali: la filosofia dovrebbe essere etica oppure no? Cosa significa avere una filosofia etica? Si potrebbe chiedere: su quali basi lo si dovrebbe determinare? Il che ci riporta a uno standard, un fondamento, una base per la legge oggettiva. Che è rilevante per chiunque interessato alla direzione verso la libertà.

Conclusione

Dal momento che Dio è l'autore di ragione e fede, filosofia e teologia, perché mai un cristiano dovrebbe essere d'accordo a vivere con tali distinzioni? Sembra ragionevole suggerire che una ragione per cui il cristianesimo ha smarrito la strada (e perso molti in Occidente) sia precisamente perché i leader cristiani hanno accettato e persino enfatizzato questa differenza. "Oh, dovete credere solo per fede; non fate domande". Lo si sente troppo spesso.

È interessante che siano intellettuali non-cristiani a fare nuovamente questa connessione. Penso a Jordan Peterson e John Vervaeke. È interessante anche che tutto ciò abbia portato ad un aumento dell'interesse nel Cristianesimo -- sebbene io non creda che nessuno dei due abbia mai avuto l'intenzione di far crescere il numero di persone che va in chiesa.

È quanto avviene: Dio segue vie misteriose ….

Pubblicato su LRC con autorizzazione da Bionic Mosquito (tradotto da Maria Missiroli senza autorizzazione confidando che nessuno se ne abbia a male)

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