16 gennaio 2016

Una risposta alla critica allo standard aureo di Luigi Copertino

Sul sito di Maurizio Blondet è apparsa recentemente una trattazione di politica monetaria scritta da Luigi Copertino, in più parti. Si tratta dichiaratamente di una critica alla scuola austriaca di economia, che, l'autore si duole, sta avendo sempre più presa sui cattolici conservatori.

Con il signor Luigi Copertino abbiamo già avuto occasione di "scontrarci" accesamente su questi stessi temi qualche anno fa sulle pagine di effedieffe.com. Egli difende a spada tratta idee keynesiane e, nella trattazione di cui sopra in particolare, si scaglia contro l'idea di standard aureo sostenuta dalla scuola austriaca.

Lo scontro tra cattolici conservatori che sostengono l'economia austriaca e cattolici conservatori che invece la aborrono ha riempito pagine e pagine di dibattiti spesso infuocati. Thomas Woods, il giovane autore di "La Chiesa e il mercato. Una difesa cattolica della libera economia", ha scritto innumerevoli risposte a vari critici; si possono trovare anche su LewRockwell.com. 

Qualche tempo fa ho scritto i cinque brani di "Introduzione all'economia"  con l'obiettivo di esporre il ragionamento economico nel modo più facile possibile. Vi è inclusa la critica ai fondamenti della teoria keynesiana. Qui, mi limito a commentare l'inizio dello scritto di Copertino.

Il titolo è: FEDE CATTOLICA E SCIENZA MONETARIA - Nella prospettiva della Trascendenza spirituale per contribuire al superamento di dannose concezioni arcaiche in tema di moneta

Le "dannose concezioni arcaiche", come risulta chiaro nel seguito, sono in breve lo standard aureo, cioè il denaro garantito da un bene concreto. E' uno dei punti chiave dell'economia austriaca.
Siamo completamente fuori dallo standard aureo dal 1971. Si tratta di una concezione "arcaica"?
Ed ecco come inizia l'autore:

Un equivoco culturale

I cattolici conservatori sono da tempo vittima di un grande equivoco che li porta a confondere il piano teologico, di per sé aperto su orizzonti di trascendenza e di eternità, con quello storico-economico, al contrario sempre in divenire e sempre non assoluto ma relativo. Tra i due piani – è vero! – c’è connessione, perché Dio pur essendo l’Eterno opera nella storia, nel tempo, chiamando l’uomo a cooperare con il Suo disegno di salvezza. Tuttavia, quanto in ordine ai principi dell’etica esprime eternità spirituale, pur a nulla rinunciando, in essenza, a tale carattere di eternità, deve comunque trovare modalità di concreta attuazione sempre tenendo conto delle trasformazioni intervenute sul piano storico. Laddove invece si pretende di mantenere sul piano storico le passate forme di espressione culturale del carattere di eternità spirituale dei principi dell’etica eterofondata, si finisce inevitabilmente per scadere in posizioni di fondamentalismo conservatore che svolgono la funzione dell’utile idiota per l’affermazione di quei poteri luciferini che pur si dice di voler combattere.

Qui non siamo ancora entrati nel merito. Né l'economia né casi concreti sono stati ancora citati, se non nel titolo. E l'autore esordisce con la seguente frase: Laddove invece si pretende di mantenere sul piano storico le passate forme di espressione culturale del carattere di eternità spirituale dei principi dell’etica eterofondata, si finisce inevitabilmente per scadere in posizioni di fondamentalismo conservatore che svolgono la funzione dell’utile idiota per l’affermazione di quei poteri luciferini che pur si dice di voler combattere. Senza riferimenti a istanze specifiche, in senso generale direi che questa frase suona a dir poco sconcertante. Addirittura l'autore scrive "inevitabilmente"! Questo in sintesi è il contenuto della frase: Mantenete le "passate forme di espressione culturale" e siete inevitabilmente utili idioti per Satana. Ma qualcuno se ne sarà accorto?! Si tratta di un sito di cattolici conservatori!
L'impressione è che il fervore contro lo standard aureo abbia spinto a scrivere senza pienamente rendersi conto di quello che si dice. Una frase così avventata non fa presagire molto di buono per la qualità degli argomenti che seguiranno.

Lasciata da parte la frase in senso generale, concentriamoci sul senso specifico; Copertino in sostanza afferma che: chi sostiene lo standard aureo è un fondamentalista conservatore che svolge la funzione di utile idiota per i disegni di Satana che dice di voler combattere.
Si tratta di un giudizio estremamente negativo ed estremamente categorico.
Si tratta inoltre di un giudizio che mi riguarda personalmente, in quanto sostenitrice della scuola austriaca. Essere bollata come "utile idiota per poteri luciferini" per il mio sostegno alla scuola austriaca mi spinge a dedicare qualche parola a spiegare perché ritengo si tratti di un giudizio infondato.

L'autore entra nel vivo. L'oggetto della sua preoccupazione è la scuola austriaca:

E’, questo, il caso dell’infatuazione dei cattolici conservatori per la Scuola Economica Viennese e per quel suo aggiornamento che è il monetarismo della Scuola di Chicago.

Chiunque aderisca alla scuola austriaca resterebbe allibito di fronte all'affermazione "quel suo aggiornamento che è il monetarismo della Scuola di Chicago." e non si riconoscerebbe in essa. Ma tant'è. Andiamo avanti: Ecco il brano che segue, in cui l'autore sintetizza la sua tesi:

Uno degli studiosi di economia che va per la maggiore tra i cattolici conservatori è, non casualmente, l’ispanico Jesús Huerta de Soto, un economista neoclassico che è diventato, appunto, un autore cult negli ambienti catto-conservatori, laddove, confondendo come si diceva piano teologico e piano storico, si ragiona, in tema monetario ed economico, come se fossimo ancora ai tempi di Tommaso d’Aquino. Infatti la Scuola Economica Viennese, anche nella sua versione più moderna riproposta dal monetarismo, si basa su un arcaismo terribile. Se si seguissero le idee viennesi e monetariste – definite anche “neoclassiche” con riferimento alla scuola classica ossia prekeynesiana, ottocentesca, di economia – si tornerebbe all’età della moneta aurea o al gold standard. Il cosiddetto “tallone aureo” nella storia economica dell’umanità, lungi dall’aver garantito stabilita al valore monetario e quindi ai prezzi (quando gli spagnoli importarono dal Nuovo Mondo ingenti quantità di oro il suo prezzo sul mercato crollò ingenerando svalutazione della moneta a quei tempi ancora metallica ossia ancora in forma di “merce”), è stato il maggior impedimento, insieme al gap tecnologico, allo sviluppo economico poiché limitava la liquidità, sia quella di moneta legale, da emissione statuale o successivamente central-bancaria, sia quella di moneta bancaria emessa dal sistema bancario in forma di prestiti. Gli studi di economia più attenti alle reali dinamiche di organizzazione e di funzionamento dell’economia capitalista, quindi non pregiudizialmente condizionati da strutture culturali relativamente vere in tempi passati ma inattuali oggi, hanno dimostrato, con ampia dose di prove, che i prestiti bancari precedono i depositi (Nicholas Kaldor, Guido Carli), non il contrario, così come hanno dimostrato che sono gli investimenti a generare i risparmi, non il contrario.

(Non è vero che I monetaristi sostengano lo standard aureo, ma di nuovo questo è un dettaglio insignificante in un brano del genere.)
La scuola austriaca vorrebbe la libertà monetaria, o almeno uno standard aureo, se ci deve essere una valuta a corso obbligatorio. Si tratta di una difesa del denaro delle persone contro i possibili soprusi del governo che impone la circolazione della sua moneta.

Allora, vediamo: l'"arcaismo terribile" - finito nel lontano .... 1971 - sarebbe ciò che ha bloccato in passato lo sviluppo economico, poiché limitava la liquidità! Chi apprezza Heurta de Soto ragiona come se fossimo ai tempi di Tommaso d'Aquino, confondendo piano teologico e piano storico!

Copertino difende l'economia keynesiana. Secondo la scuola austriaca, la teoria keynesiana ha alla base la promessa di poter avere "qualcosa per niente", cioè "pasti gratis", se solo si seguono le brillanti indicazioni di economisti che sanno come regolare la quantità di moneta. Con parole fumose al punto gusto, i "pasti gratis" sono un'idea che facilmente fa presa sulla mente degli uomini. Naturalmente, lo schema monetario proposto finisce sempre, se ci si guarda con attenzione,  per avvantaggiare elite di persone (quelle che gravitano intorno ai governi e alle banche centrali) a scapito di altra gente (quelli che lavorano o hanno lavorato per produrre).

L'idea che i sostenitori dello standard aureo siano "anacronistici" è un leit motif dei keynesiani. Ricordo un dibattito televisivo tra Ron Paul e il keynesiano Paul Krugman, in cui Ron Paul rispose a questa critica citando casi di svalutazione della moneta nell'antichità, e dicendo che quello che Krugman stava proponendo veniva fatto anche da Diocleziano.

Copertino usa contro l'oro l'argomento per il quale esso non garantirebbe stabilità perché può cambiare la quantità di oro in circolazione, come è successo con la scoperta dell'America, che ha portato ad inflazione dei prezzi, dicendo però che l'oro era un freno allo sviluppo economico perché limitava la liquidità! Al tempo stesso è a favore di una svalutazione creata dai banchieri centrali dicendo che questa non porterebbe inflazione. Copertino, cioè, da una parte dice che l'aumento della quantità di oro porterebbe ad inflazione dei prezzi in oro, dall'altra che la svalutazione della moneta nazionale fatta a tavolino non comporterebbe inflazione dei prezzi. Si noti che c'è gente che è capace di sostenere che aumentando la quantità di moneta prodotta non aumentano i prezzi anche di fronte a inflazione galoppante a seguito di politiche di questo tipo, come è avvenuto recentemente ad esempio in Venezuela e Argentina.

In realtà, l'oro è stato sempre usato come moneta proprio perché, tra altre caratteristiche, è una sostanza che garantisce un'ottima stabilità di valore. Nulla è perfetto su questa terra, ma l'oro ha una lunga tradizione di stabilità. Le scoperte di nuovi continenti ricchi d'oro non sono frequenti. Se per qualche motivo l'oro diventasse una sostanza molto più diffusa e meno costosa da produrre, allora gli uomini cercherebbero un'altra merce da usare come moneta.

Poi Copertino arriva al cuore della questione: Gli studi di economia più attenti .... hanno dimostrato, con ampia dose di prove, che i prestiti bancari precedono i depositi ..., non il contrario, così come hanno dimostrato che sono gli investimenti a generare i risparmi, non il contrario.

Con "ampia dose di prove". Signori, sono gli investimenti a generare i risparmi. Non avete un soldo? Investite e li otterrete. Investire cosa, dite voi?
Come si fa ad investire se non c'è qualcosa che è stato prodotto e non ancora consumato e che quindi è a disposizione?
Ah, ma noi ragioniamo come fossimo ai tempi di Tommaso d'Aquino. Adesso è diverso.
Mi sembra che i keynesiani più o meno cerchino di far passare questa idea: sì, forse all'inizio, quando ancora non c'è nulla, c'è bisogno di risparmio per investire, ma poi si crea una sorta di meccanismo autoperpetuante per cui sono gli investimenti a generare i risparmi, cioè beni non consumati.  Non c'è più bisogno di risparmiare, si può consumare tutto quello che si ha, e investendo denaro creato dal nulla si produrranno risorse in abbondanza.

Ecco qui la promessa del pasto gratis. Investiamo quello che non esiste in modo da creare risorse che esistono.
Il mito del pasto gratis è sin dall'antichità in grado di irretire le masse. Nella realtà, naturalmente, quello che fanno gli schemi keynesiani è prelevare risorse reali da qualcuno che le ha risparmiate, specialmente dalle fasce più deboli, usarle in maniera inefficiente, più vicino a una spesa che a un investimento, e nel processo farne intascare una buona parte a chi ha le connessioni giuste. I pasti non sono realmente gratis: sono pagati con i soldi e il lavoro di altri, cercando di fare in modo che non se ne accorgano.

Sulla Terra c'è scarsità di risorse desiderate dall'uomo, cioè le risorse non sono disponibili in quantità illimitata, o in altre parole, a costo zero. Occorre lavorare per estrarre dalla natura le risorse di cui l'uomo necessita o che desidera. Senza compiere lavoro, o senza che qualcun altro compia lavoro per lui, l'uomo non sopravvive. E' "una passata forma di espressione culturale"? O è vero oggi come era vero ai tempi di Tommaso d'Aquino, anche se oggi, grazie ai risparmi e ai successivi investimenti di tante generazioni, ci vuole meno lavoro per produrre le stesse risorse, in modo che se ne possono avere di più, in quantità e qualità?

I keynesiani, di fronte al moltiplicarsi dell'abbondanza di risorse prodotta da lavoro, risparmio, investimento di innumerevoli generazioni di uomini in cooperazione volontaria, non esitano a sostenere che prendendo con la forza le risorse degli uomini e facendoli spendere agli stati allora sicuramente si produrranno ancora più risorse. E' la poca liquidità che blocca la crescita economica, ci dice Copertino, e allora creiamo liquidità dal nulla.
E' come dire che se un chilo di patate si può trovare al mercato per un euro, allora creiamo più euro e sicuramente avremo più patate, allo stesso prezzo.

Ora, di fronte a una frase come "sono gli investimenti a generare i risparmi, non il contrario", credo diventino vivide le parole di von Mises in questo brano. Dice von Mises che, per la natura stessa dell'indagine economica, "Il criterio ultimo per la correttezza o meno di un teorema economico risiede unicamente nella ragione senza aiuto dall'esperienza. .... L'esperienza derivata esclusivamente da fenomeni complessi non sbarra la strada ad interpretazioni basate su pensiero illusorio. La propensione dell'uomo superficiale ad attribuire onnipotenza ai propri pensieri, per quanto confusi e contraddittori, non è mai manifestamente e inequivocabilmente falsificata dall'esperienza. L'economista non può mai confutare gli eccentrici e gli impostori in economia nel modo in cui il medico confuta lo stregone e il ciarlatano."

In altre parole, von Mises dice: Non si possono fare esperimenti riproducibili in economia, come si fanno invece ad esempio in fisica. Il solo esame di fatti storici è suscettibile delle interpretazioni più varie. E' indispensabile la ragione per comprendere le relazioni causa-effetto in economia. Non essendo smentibile in modo inequivocabile  alcuna interpretazione dei fatti, è facile che gli uomini cedano ad una delle loro principali debolezze: sostenere che le cose siano come pare a loro.

C'è solo la ragione, ed è indispensabile quella, per capire la verità o meno di un'affermazione economica. Si possono presentare valanghe di numeri, fare ogni sorta di estrapolazione. Ma cosa vi dice la ragione? Sono gli investimenti che generano i risparmi? Se si può pensare una cosa simile, allora non c'è nulla che si può dire, davvero. Se si crede ad un'affermazione del genere, si può credere a qualunque cosa.

La trattazione di Copertino procede poi a giustificare la sua posizione con una lunga serie di argumentum ab auctoritate (appello all'autorità), in cui l'autorità in questione è composta proprio da chi si avvantaggia dalle politiche keynesiane, dal potere di emettere moneta dal nulla e imporne il corso legale !

Le conseguenze delle politiche keynesiane sono prevedibili e non esattamente edificanti. Impoveriscono la gente e aumentano a dismisura il potere dei governi. Minano alla base i valori morali della società: lavoro onesto e risparmio in vista del futuro sono penalizzati per favorire una crescente porzione di popolazione che pretende di essere mantenuta dagli altri; il denaro contraffatto, disonesto con cui opera la società favorisce attività e speculazioni assurde dal punto di vista della reale produttività. La conseguenza più terribile: le guerre possono essere intraprese e prolungate nascondendone temporaneamente i reali costi (addirittura secondo i keynesiani la guerra "aiuta l'economia"!).
L'economia keynesiana, dominante nel mondo attuale, assomiglia a qualcuno che ha una casa e vuole ingrandirla, ma non ha le risorse per farlo; allora, invece di impegnarsi per ottenere le risorse necessarie, decide di intaccare i materiali delle fondamenta e delle strutture portanti, se può anche quelli delle case degli altri; così crea una casa molto più grande e esteriormente molto bella, però poi basta un tremolio e improvvisamente la casa crolla, e non c'è più neanche la casa che c'era in origine.

La scuola austriaca sostiene che non dovrebbe essere concesso ai governi di imporre denaro contraffatto. Sostiene che i governi non dovrebbero poter rubare surrettiziamente dalle tasche dei cittadini. Lo standard aureo significa semplicemente questo.

Il signor Copertino, a mio avviso, dovrebbe ammettere apertamente che quello che sta sostenendo, alla radice, è che non è vero che c'è scarsità di risorse gradite all'uomo. Sì, sta dicendo, ai tempi di Tommaso d'Aquino c'era scarsità, ma adesso i tempi sono cambiati. Adesso è possibile la moltiplicazione delle risorse (la "crescita dell'economia") a partire da nulla (la "creazione di liquidità"). Oppure, dovrebbe ammettere che sta sostenendo che, nel "piano storico attuale", rubare è lecito e proficuo per la società intera.

O forse, se posso dare un consiglio, potrebbe provare a capire cosa dice davvero Huerta de Soto. Quando lo si afferra è molto entusiasmante. Si ammira la meraviglia e la coerenza del Suo disegno. La regola economica che crea prosperità e pace è un precetto immutabile, non una "passata espressione culturale": non rubare.

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