Una importante lezione di von Mises sul polilogismo dei marxisti (e nazisti)
(se non sapete cos'è il polilogismo, preparatevi ad una sorpresa)

Ludwig von Mises -- da Omnipotent Government (1944)
su  mises.org, 1 gennaio 2019

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I nazisti non hanno inventato il polilogismo: hanno semplicemente inventato la propria versione.

Fino a metà del diciannovesimo secolo, nessuno si era mai avventurato a disputare il fatto che la struttura logica della mente sia immutabile e comune a tutti gli esseri umani.  Tutte le interrelazioni umane sono basate su tale assunto di struttura logica uniforme.  Possiamo parlarci l'uno con l'altro solo perché possiamo fare appello a qualcosa di comune a tutti noi, cioè la struttura logica della ragione. Alcuni uomini possono pensare pensieri più profondi e più articolati di altri uomini.  Ci sono uomini che purtroppo non possono afferrare un processo di inferenza in una catena lunga di ragionamento deduttivo.  Tuttavia, per quanto un uomo è in grado di pensare e seguire un processo di pensiero deduttivo, egli si atterrà sempre agli stessi basilari principi di ragionamento che sono applicati da tutti gli altri uomini.  C'è gente che non riesce a contare oltre a tre, però il loro contare, fino al punto a cui arriva, non differisce da quello di Gauss o Laplace.  Nessuno storico o viaggiatore ci ha mai portato qualche conoscenza di gente per la quale a e non-a siano identici, o che non potesse afferrare la differenza tra affermazione e negazione.  Quotidianamente, è vero, gli uomini violano principi logici nel ragionamento; però chiunque esamini le loro inferenze in modo competente può identificare i loro errori.

Poiché tutti considerano questi fatti non disputabili, gli uomini avviano discussioni; parlano gli uni con gli altri; scrivono lettere e libri; provano a dimostrare vero o dimostrare falso.  La collaborazione sociale ed intellettuale tra gli uomini sarebbe impossibile se non fosse così.  Le nostre menti non possono neanche immaginare in modo coerente un mondo popolato da uomini di differenti strutture logiche, o una struttura logica diversa dalla nostra.

Tuttavia, nel corso del diciannovesimo secolo questo fatto innegabile è stato contestato.  Marx e i marxiani, preminente tra questi il "filosofo del proletariato" Dietzgen, hanno insegnato che il pensiero è determinato dalla posizione di classe del pensatore.  Il pensiero produce non verità ma "ideologie".  Questa parola significa, nel contesto della filosofia marxiana, un travestimento dell'interesse egoista della classe sociale di cui l'individuo pensante fa parte.  Quindi è inutile discutere qualsiasi cosa con gente di un'altra classe sociale.  Le ideologie non hanno bisogno di essere confutate da ragionamento deduttivo; devono essere smascherate denunciando la posizione di classe, il background sociale, dei loro autori.  Di conseguenza, i marxiani non discutono i meriti delle teorie fisiche; essi semplicemente rivelano l'origine "borghese" dei fisici.

I marxiani hanno fatto ricorso al polilogismo perché non potevano confutare con metodi logici le teorie sviluppate dall'economia "borghese", oppure le inferenze tratte da queste teorie che dimostravano l'impraticabilità del socialismo. Siccome non potevano dimostrare razionalmente la validità delle proprie idee o l'invalidità delle idee dei loro avversari, hanno denunciato i metodi logici accettati.  Il successo di questo stratagemma marxiano è stato senza precedenti.  Ha fornito prova contro ogni ragionevole critica alle assurdità della presunta economia e sociologia marxiana.  Solo tramite i trucchi logici del polilogismo lo statalismo ha potuto fare presa sulla mente moderna.

Il polilogismo è così intrinsecamente senza senso da non poter essere coerentemente portato alle sue conseguenze logiche ultime. Nessun marxiano è stato sufficientemente audace da trarre tutte le conclusioni che il suo stesso punto di vista epistemologico richiederebbe.  Il principio di polilogismo porterebbe all'inferenza che anche gli insegnamenti marxiani stessi non siano oggettivamente veri bensì solo affermazioni "ideologiche". Però i marxiani lo negano.  Rivendicano il carattere di assoluta verità per le loro dottrine.  Quindi Dietzgen insegna che "le idee della logica del proletariato non sono idee di partito ma il risultato di logica pura e semplice".  La logica proletaria non è "ideologia" bensì logica assoluta.  I marxiani di oggi, che definiscono i loro insegnamenti sociologia della conoscenza, danno prova della stessa incoerenza.  Uno dei loro maggiori esponenti, il professor Mannheim, cerca di dimostrare che esiste un gruppo di uomini, gli "intellettuali autonomi", che hanno il dono di intuire la verità senza cadere preda di errori ideologici.  Naturalmente, il professor Mannheim è convinto di essere il maggiore di questi "intellettuali autonomi".  Semplicemente non si può confutarli.  Se non si è d'accordo con loro, si sta soltanto dimostrando di non essere parte di questa élite di "intellettuali autonomi" e che quello che si enuncia sono solo assurdità ideologiche.

I nazionalisti tedeschi hanno dovuto affrontare precisamente lo stesso problema dei marxiani. Anche loro non potevano né dimostrare la correttezza delle loro stesse affermazioni né dimostrare false le teorie economiche e prasseologiche.  Perciò hanno preso rifugio sotto il tetto del polilogismo, preparato per loro dai marxiani. Ovviamente, essi hanno elaborato un proprio stile distintivo di polilogismo.  La struttura logica della mente, dicono, è differente per differenti nazioni e razze.  Ogni razza o nazione ha la propria logica e perciò la propria teoria economica, matematica, fisica, e così via.  Ma, non meno incoerentemente del professor Mannheim, il professor Tirala, la sua controparte come maggior esponente della epistemologia ariana, dichiara che l'unica logica e scienza vera, corretta e perenne è quella degli ariani.  Agli occhi dei marxiani, Ricardo, Freud, Bergson e Einstein si sbagliano perché sono borghesi; agli occhi dei nazisti si sbagliano perché sono ebrei.  Uno dei principali obiettivi dei nazisti è liberare l'anima ariana dall'inquinamento delle filosofie occidentali di Cartesio, Hume e John Stuart Mill.  Essi sono alla ricerca della scienza tedesca arteigen, vale a dire, di una scienza adeguata al carattere razziale dei tedeschi.

Possiamo ragionevolmente assumere come ipotesi che le abilità mentali dell'uomo siano il risultato delle sue caratteristiche corporee.  Ovviamente, non possiamo dimostrare la correttezza di questa ipotesi, però neanche è possibile dimostrare la correttezza del punto di vista opposto, come espresso nell'ipotesi teologica.  Siamo forzati a riconoscere che non sappiamo in che modo dai processi fisiologici viene fuori il pensiero.  Abbiamo qualche vaga nozione degli effetti deleteri prodotti da danni traumatici o di altra natura inflitti a certi organi del corpo; sappiamo che tale danno può restringere o anche distruggere completamente le abilità e funzioni mentali degli uomini.  Però questo è tutto.  Non sarebbe altro che stupidaggini insolenti asserire che le scienze naturali ci forniscono qualche informazione riguardo alla presunta diversità della struttura logica della mente.  Il polilogismo non può essere derivato da fisiologia o anatomia o nessun'altra delle scienze naturali.

Né il polilogismo marxiano né quello nazista sono mai andati oltre la dichiarazione che la struttura logica della mente è differente tra le varie classi o razze.  Non si sono mai avventurati a dimostrare precisamente in che cosa la logica del proletariato differisce dalla logica del borghese, o in che cosa la logica degli ariani differisce dalla logica degli ebrei o degli inglesi.  Non è sufficiente rifiutare interamente la teoria dei costi comparati di Ricardo o la teoria della relatività di Einstein smascherando il presunto background razziale dei loro autori.  Quello che occorrerebbe fare è prima sviluppare un sistema di logica ariana diverso dalla logica non ariana.  Poi sarebbe necessario esaminare punto per punto queste due teorie contestate e mostrare dove nella loro linea di ragionamento sono fatte inferenze le quali -- seppur corrette dal punto di vista della logica non ariana -- non sono valide dal punto di vista della logica ariana.  E, infine, si dovrebbe spiegare a quale tipo di conclusione si deve giungere sostituendo le inferenze non ariane con le corrette inferenze ariane.  Ma nulla di tutto ciò è mai stato tentato né può essere tentato da alcuno.  Il loquace paladino del razzismo e del polilogismo ariano, il professor Tirala, non dice una parola sulle differenze tra logica ariana e non ariana.  Il polilogismo, che sia marxiano o ariano, o qualsiasi altro, non è mai entrato nei dettagli.

Il polilogismo ha un modo peculiare di affrontare i punti di vista dissenzienti.  Se i suoi sostenitori non riescono a smascherare il background di un oppositore, essi semplicemente lo tacciano di tradimento.  Sia i marxiani sia i nazisti conoscono solo due categorie di avversari.  Gli alieni -- che si tratti di membri di una classe non proletaria o di una razza non ariana -- si sbagliano perché sono alieni; gli oppositori di origine proletaria o ariana si sbagliano perché sono traditori.  Così si sbarazzano a cuor leggero del fatto spiacevole che c'è dissenso tra i membri di quella che chiamano la loro stessa classe o razza.

I nazisti contrappongono la teoria economica tedesca alle teorie economiche ebree e anglosassoni.  Ma quello che chiamano teoria economica tedesca non differisce per nulla rispetto ad alcune correnti nelle teorie straniere.  Si è sviluppata dagli insegnamenti del genovese Sismondi e dei socialisti francesi e inglesi.  Alcuni dei primi rappresentanti di questa presunta teoria economica tedesca meramente importarono pensiero straniero in Germania.  Frederick List portò le idee di Alexander Hamilton in Germania, Hildebrand e Brentano portarono le idee del primo socialismo inglese.  L'economia tedesca arteigen è quasi identica a correnti contemporanee in altri paesi, ad esempio all'Istituzionalismo americano.

D'altro parte, quello che i nazisti chiamano teoria economica occidentale, e quindi artfremd, è stata perlopiù opera di uomini a cui nemmeno i nazisti possono negare il termine "tedesco".  Gli economisti nazisti hanno perso un sacco di tempo ad esaminare l'albero genealogico di Carl Menger alla ricerca di antenati ebrei; non sono riusciti nell'intento.  Non ha senso spiegare il conflitto tra teoria economica, da un lato, e istituzionalismo  e empiricismo storico dall'altro, come un conflitto razziale o nazionale.

Il polilogismo non è una filosofia né una teoria epistemologica.  È un atteggiamento da fanatici intransigenti, che non riescono ad immaginare che qualcuno possa essere più ragionevole o più abile di loro stessi. Il polilogismo non è neppure scientifico.  È piuttosto la sostituzione di ragionamento e scienza con superstizione.  È la mentalità caratteristica di un'epoca di caos.

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Nota -- MM
Su questo stesso tema (a mio avviso molto importante) qui si può leggere Marx e la dottrina dell'"ideologia".
E così questa è la storia. Secondo i marxisti, loro non hanno alcun bisogno di logica: "è così perché lo diciamo noi".  Direi che è chiaro perché ha poco senso cercare di ragionare con loro di economia e politica. Il problema è molto più a monte.

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