Angelo M. Codevilla (Claremont, 8 novembre 2016 - traduzione 6 febbraio 2017)

-----[Nota: è stata una traduzione lunghissima e impegnativa, ma si tratta di un vero must read. Vivamente consigliato da Gary North, ecco il recente saggio di Angelo Codevilla sul significato della political correctness fino ad arrivare ai giorni nostri. Si tratta di una analisi che, se solo la gente la leggesse con attenzione (non succederà), potrebbe cambiare il corso della storia in un battibaleno. MM]-----

Comrade, your statement is factually incorrect.”
“Yes, it is. But it is politically correct.”

Guerre culturali

Tutte le forme di progressismo hanno alla base la pretesa di una speciale conoscenza "scientifica" di cosa c'è di sbagliato nelle società umane e di come correggerlo. La formula è molto semplice: Il mondo non è come dovrebbe essere perché la caratteristica di base, "strutturale", della società è mal organizzata. Tutto il resto è "sovrastrutturale", cioè non riflette la fondamentale struttura della società. Per Marx e i suoi seguaci, quella caratteristica è il conflitto sui mezzi di produzione nella "società di oggi". Dall'alba dei tempi, questa lotta di classe ha portato a "contraddizioni": tra tipi di lavoro, città e campagna, oppressori e oppressi, e così via. La vittoria del proletariato in quel conflitto instaurerà una nuova realtà cancellando dall'esistenza tutte le contraddizioni. Altri rami di progressismo puntano ad un diverso problema strutturale. Per i freudiani è il disadattamento sessuale, per i seguaci di Rousseau sono i vincoli sociali, per i positivisti è l'insufficiente applicazione del metodo scientifico, per altri è l'oppressione di una razza da parte di un'altra. Una volta che il controllo della società passi esclusivamente nelle mani del gruppo appropriato di progressisti, le contraddizioni di ognuna delle varie sette scompariranno, in quanto il problema strutturale di base è risolto.

Tuttavia, qualsiasi gruppo progressista abbia raggiunto il potere, tutte le forme di contraddizione sono rimaste e ne sono sorte di nuove. I movimenti progressisti hanno reagito a questo fallimento diventando la loro stessa ragione di essere. Teoricamente, la Rivoluzione riguarda il potere e la necessità di ricreare l'umanità. In pratica, per quasi tutti i movimenti progressisti si tratta di ottenere potere per i rivoluzionari e combattere chi intralcia la loro strada. Per esempio, superare la proprietà privata, la divisione del lavoro e l'oppressione politica non sono mai stati la spinta centrale del marxismo-leninismo più di quanto i proletari operai/contadini siano mai stati i suoi protagonisti centrali. In effetti, il comunismo è un'ideologia di e per ideologi, che finisce per dare potere e celebrare quegli stessi ideologi. Questo è vero per le altre correnti di progressismo come lo è per il marxismo.

Il principale contributo di Lenin fu esplicitamente il riconoscimento dell'importanza primaria del partito rivoluzionario, e la ridefinizione del potere e prestigio del partito da mezzo per la rivoluzione a obiettivo palese della rivoluzione. Gli scritti di Lenin, come quelli di Marx, non contengono alcuna descrizione definita di organizzazione economica futura. L'economia sovietica, pur con tutte le sue carenze, funzionava con precisione svizzera quale generatore di privilegi per alcuni e deprivazione mortale per altri. Il Partito Comunista aveva superato il comunismo. La chiave per capire cosa fanno i partiti progressisti al potere è l'intuizione, evidenziata da "teorici elitari" come Vilfredo Pareto e Gaetano Mosca, per la quale gli obiettivi pratici di ogni organizzazione risultano essere ciò che aiuta gli interessi e le inclinazioni dei suoi leader.

Cosa favorisce gli interessi dei rivoluzionari progressisti non è in dubbio. Anche se ognuno dei rami di progressismo differisce per come definisce la falla "strutturale" della società, differisce nel proprio nome per la realtà umana che cerca di superare, e nei mezzi con cui raggiungere i propri obiettivi, i progressisti a partire dal diciannovesimo secolo fino ai tempi nostri sono quasi identici nelle loro personali predilezioni - in chi e cosa odiano anche più di in cosa amano: vedono la cultura di quella che Marx definisce "moralità borghese" come la negazione della loro identità e autorità. Quell'identità, la loro identità, deve essere promossa, incessantemente, tramite lotta senza sosta contro quella cultura. E' per questo che le campagne culturali di correnti progressiste, per altri versi molto diverse, sono state così simili. La Russia leninista, al pari di svariati partiti democratici occidentali, ha cercato di eradicare la religione e di rendere più difficile per uomini, donne e bambini esistere come famiglie, al tempo stesso pretendendo che i cittadini si unissero alle celebrazioni del nuovo ordine che riflette la loro identità. Notate bene: l'obiettivo sostanziale della guerra culturale è meno importante dell'affermazione dell'identità dei combattenti stessi. Questo spiega l'animosità con cui i progressisti hanno condotto le loro guerre culturali.

Tuttavia, nonostante la premessa del progressismo per la quale le menti individuali sono un mero riflesso della struttura di base della società e perciò incapaci di ragionare in modo indipendente su vero e falso, meglio e peggio, la realtà obbliga i progressisti ad ammettere che gli individui spesso scelgono come pensare o agire pur senza avere la base "strutturale" per farlo, o agiscono contrariamente alle "classi" economiche, sociali o razziali in cui le teorie progressiste dividono l'umanità. Essi chiamano questa libertà della mente umana "falsa coscienza".

Combattere contro la falsa coscienza è una delle ragioni per cui i comunisti e altri progressisti finiscono per trattare temi culturali presunti "sovrastrutturali" come fossero strutturali e di base. Fanno questo tramite pressione costante sulla gente affinché validi le teorie del progressismo, concelebri le vittorie su coloro dalla parte "sbagliata" della storia, esercitando il controllo su chi dice cosa a chi.

Il modello sovietico

Il regime sovietico mirava alla trascendenza forzata della "cultura borghese" usando al massimo il potere totalitario. Distruggendo quasi tutte le chiese, uccidendo quasi tutti i preti, punendo persino l'accenno di dissenso, così come rendendo il rifiuto della cultura borghese una condizione per accedere alla classe dominante, riuscì a spingere la vecchia cultura sull'orlo della distruzione. Ma, piuttosto che insediare una nuova e migliore cultura, e meno ancora la cultura finale e utopistica, questo passo ha finito invece per distruggere proprio la base del potere sovietico.

I regimi progressisti pretendono che chi si esprime in pubblico (e persino in privato) affermi solo le cose e tutte le cose attinenti all'identità del regime, se non vuole perdere accesso a posizioni o privilegi, ed essere esposto all'ira o all'abbandono da parte dei sostenitori del regime -- se non trattato come criminale. Però persino i regimi totalitari possono ricompensare o punire solo alcuni alla volta. La tacita collaborazione di milioni di persone che si mordono le labbra è ancora più essenziale delle adulazioni di migliaia in cerca di favori. Quindi, per stimolare almeno la collaborazione passiva, il partito si sforza di dare l'impressione che "tutti" siano già dalla sua parte.

Ma allora perché il Partito Comunista risparmiava sempre qualche chiesa? Perché riferiva di critiche verso di sé dall'estero? Perché, di tanto in tanto, il partito dava risalto a dissidenti dai suoi stessi ranghi? Ogni volta che il partito aveva in programma una campagna per una delle sue cause culturali-politiche, designava alcune persone a personificare l'opposizione, e dirigeva tutti gli organi e portavoce socialmente accettabili a confrontarle il più duramente possibile. Perché, dall'Unione Sovietica alla Cina a Cuba, il partito istruiva le proprie giovani squadre portandoli ad osservare e deridere i servizi religiosi in chiesa a cui partecipavano emarginati poveri e socialmente ripugnanti? In parte, perché ogni colpo inferto ai nemici culturali rinforzava l'identità della squadra. Li faceva sentire più sicuri di se stessi e più potenti. Se non fosse rimasto alcuno scampolo della vecchia società, né alcun dissidente, il partito li avrebbe fabbricati.

Tuttavia, gli sforzi continuati per obbligare le persone a celebrare la realtà surrogata del partito, ad affermare cose che sanno non essere vere e negarne altre che sanno essere vere -- a vivere di bugie -- richiedono di annientarle, ridurle ad un senso di spaventoso isolamento, distruggere la loro autostima e la loro capacità di avere fiducia negli altri. George Orwell in 1984 descrisse in termini romanzati gli obiettivi e i mezzi di questa guerra culturale: niente meno che la sostituzione con l'autorità del partito della realtà convogliata dai sensi umani e dalla ragione. L'agente del Grande Fratello, dopo aver rimproverato lo sventurato Winston per aver preferito le sue stesse vedute ai dettami della società, finisce di piegare il suo spirito mostrando quattro dita e pretendendo che Winston riconosca che sono cinque.

E così il regime sovietico creò cittadini disfunzionali, cinici e risentiti. Poiché il comunismo confondeva la distruzione della "cultura borghese" con la conquista culturale, vinse tutte le battaglie culturali al tempo stesso perdendo la sua guerra culturale, molto prima di collassare politicamente. Dal momento che i comunisti erano identificati nella mente delle persone con falsità e frode, la gente giunse ad identificare la verità con qualsiasi cosa diversa dai funzionari e dalle loro dottrine. Inevitabilmente, i comunisti erano identificati anche con corruzione e privazione. Fu così che, ogni qual volta le autorità annunciavano che il raccolto era stato buono, la gente correva ad accaparrare patate; e che sempre più gente che nulla sapeva del Cristianesimo, se non che era anatema per le autorità, cominciò a portare croci al collo.

La strada non presa

Pochi progressisti sono stati sufficientemente umili da comprendere l'esperienza sovietica e quindi ricercare un cammino migliore verso la sostituzione della cultura "borghese" con una loro cultura. Antonio Gramsci tracciò una simile strada, ma, date le ambiguità di questa strada, i progressisti l'hanno seguita in direzioni molto diverse.

Gramsci partì da premesse filosofiche miste. Primo, il marxismo ortodosso: "Non esiste una cosa come la 'natura umana', fissa e immutabile", scrisse. Invece, "la natura umana è la somma di relazioni sociali storicamente determinate". Il compito del principe moderno è di cambiarla. Totalmente non ortodosso, tuttavia, era il suo disprezzo per l'insistenza marxista sull'idea che i fattori economici siano fondamentali mentre tutto il resto sia sovrastrutturale. No, "cose del genere sono per la gente comune", una "piccola formula" per "intellettuali riusciti a metà che non vogliono far lavorare i loro cervelli". Per Gramsci, le relazioni economiche erano solo una parte della realtà sociale, le cui parti principali erano intellettuali e morali. Gramsci mantenne radici aristoteliche. Per lui, la scienza fisica è "il riflesso di una realtà immutabile" nella quale esistono "teleologia" e "causalità finale". Però il marxismo ortodosso e Aristotele si ricongiungono in quella che lui chiama "la dialettica", la cui funzione è creare una nuova realtà a partire dalla vecchia.

Gramsci fu tra i fondatori del Partito Comunista Italiano nel 1921. Nel 1926, Mussolini lo fece incarcerare. All'epoca della sua morte undici anni dopo, egli aveva scritto dodici "Quaderni del carcere". In corrispondenza privata, egli criticò il giudizio letterario di Stalin e definì i suoi attacchi a Leon Trotsky "irresponsabili e pericolosi". Pubblicamente, Gramsci appoggiò ogni svolta della linea del Partito Sovietico -- persino conferendo al capo del suo partito, Palmiro Togliatti, l'autorità di modificare i suoi scritti. Incarcerato e in salute declinante, era intellettualmente più libero e fisicamente più sicuro di quanto sarebbe stato se fosse stato esposto alle purghe intra-comuniste che uccisero tanti dei suoi compagni di partito.

Il concetto di "egemonia culturale" di Gramsci oscillò anch'esso in entrambe le direzioni. L'enfasi su trasformare il nemico piuttosto che ucciderlo direttamente era in contrasto con l'approccio del Partito Comunista, basato sulla forza bruta. La focalizzazione sui temi culturali, rivoltando come faceva la distinzione standard tra struttura e sovrastruttura, suggeriva la convinzione di autonomia della mente. Dall'altra parte, l'idea stessa di persuadere le menti non attraverso il ragionamento su cosa è vero e cosa è falso, buono o cattivo, in accordo con la natura, ma piuttosto tramite la creazione di una nuova realtà storica, è precisamente quello che ha in comune con Marx e altri progressisti -- in effetti, con la fonte originale del pensiero moderno, Niccolò Machiavelli.

Gramsci guardò a Machiavelli più che a Marx per scoprire il modo migliore per rimpiazzare l'ordine esistente e per garantire che tale sostituzione avvenisse. Nel capitolo V de Il Principe, Machiavelli affermò che "l'unica via sicura" per controllare un popolo abituato a darsi leggi da solo è distruggerlo. Però l'obiettivo di Machiavelli era conquistare le persone attraverso le loro menti, non distruggerle. Nel capitolo VI de Il Principe, scrisse che nulla è più difficile che istituire "modi e ordine nuovi", che per farlo è necessario "persuadere" i popoli di certe cose, e "quando non si fanno più convincere è necessario persuaderli con la forza", e questo è particolarmente difficile per "profeti disarmati". Però Machiavelli scrisse anche che, se tali profeti riescono a inculcare un nuovo sistema di idee, possono star sicuri di essere "potenti, sicuri, onorati e felici". Egli chiarì questa intuizione nei Discorsi sopra la prima Deca di Tito Livio, volume II, capitolo 5: "quando avviene che i fondatori di una nuova religione parlano un linguaggio diverso, la distruzione della vecchia religione è facilmente compiuta". Il rivoluzionario machiavelliano, quindi, deve inculcare nuovi modi di pensare e parlare che siano equivalenti ad una lingua diversa. In Della lingua, Machiavelli aveva paragonato usare il proprio linguaggio per infiltrare i pensieri del nemico all'uso delle proprie truppe da parte di Roma per controllare gli eserciti alleati. Questo è il modello che Gramsci sovrappose ai problemi della rivoluzione comunista -- un modello costruito da un "profeta disarmato" affinché altri lo usassero.

Machiavelli è il punto di partenza in una parte dei Quaderni del carcere in cui Gramsci descrive come il partito debba governare quale "principe moderno". Il compito del principe moderno è così vasto che può essere intrapreso seriamente solo da un partito (in circa 50 riferimenti egli tralascia la parola "Comunista"), definito da Gramsci come "un organismo; un elemento della società complesso, collettivo che ha già cominciato a cristallizzare quale volontà collettiva diventata cosciente di se stessa tramite l'azione". Questo principe, questo partito, deve essere "l'organizzatore e l'espressione attiva di riforme morali e intellettuali... che non possono essere legate ad un programma economico". Piuttosto, quando le riforme economiche si sviluppano dalle riforme morali e intellettuali, da "germi di volontà collettiva che tendono a diventare universali e totali", allora possono diventare la base della secolarizzazione di tutte le usanze di vita.

Il partito-principe realizza ciò tramite l'essere giacobino "nel senso storico e concettuale". Gramsci scrive: "questo è quanto intendeva Machiavelli per riforma delle milizie, che è quello che i giacobini fecero nella Rivoluzione Francese".  Il partito deve raccogliere consenso da ognuna delle parti discrete della società persuadendo - inducendo - gente che non aveva mai pensato a simili cose a partecipare a modi di vita radicalmente diversi dai propri. Il partito sviluppa "la sua forza organizzata" tramite un "processo minutamente attento, molecolare, capillare, manifestato in una quantità incessante di libri e opuscoli, di articoli su riviste e quotidiani, e tramite dibattiti personali ripetuti all'infinito e che, nel loro gigantesco insieme, comprendano l'opera dalla quale nasce una volontà collettiva con una certa omogeneità". Però osservate bene che i giacobini usarono non poca coercizione per raggiungere la loro "nazione in armi".

Quale delle due, allora, intende Gramsci? Il partito ispira, o forse crea con la persuasione, consenso -- oppure lo forza? La sua risposta è ambigua: "Machiavelli afferma chiaramente che lo stato deve essere governato con principii fissi per i quali i cittadini virtuosi possono vivere protetti contro il trattamento arbitrario. Giustamente, tuttavia, Machiavelli riduce tutto alla politica, all'arte degli uomini che governano, il compito di assicurarsi il consenso". Il problema, Gramsci scrive, deve essere visto dalla "doppia prospettiva... [che] corrisponde alla doppia natura del centauro di Machiavelli, di bestia e di uomo, di forza e di consenso, di autorità e di egemonia... di tattica e di strategia". E' proprio questo il punto di Machiavelli: qualunque mezzo sia necessario.

La chiave per capire le genericità e sottigliezze di Gramsci si può trovare nella sua cauta discussione sulla relazione tra il partito e la cristianità. "Sebbene altri partiti politici potrebbero non esistere più, esisteranno sempre partiti o tendenze de facto... in questi partiti predominano i temi culturali... quindi, le controversie politiche prendono forme culturali e, in quanto tali, tendono a diventare irrisolvibili." Traduzione: il partito-stato progressista (il partito che agisce come governo, il governo che agisce come partito) non può sfuggire al ruolo di mediatore perentorio - forse con l'uso della forza - dei conflitti sociali che hanno a che fare con temi culturali e deve assicurarsi che siano risolti come stabilito.

Specificatamente: mentre Gramsci scriveva, i Patti Lateranensi del 1929 con il Vaticano si dimostravano la più riuscita manovra politica di Mussolini. Rimuovendo l'ostilità formale tra la Chiesa e lo stato post-Rivoluzione francese, facendo del cattolicesimo la religione di stato e pagando la sua gerarchia, Mussolini aveva trasformato  da nemico a vassallo amichevole la più pervasiva istituzione culturale in Italia. Migliaia di preti e milioni del loro gregge avrebbero piegato pensieri, parole e azioni per adattarsi alla definizione di buona cittadinanza del partito-stato. Gramsci descrisse la Chiesa post-concordato come "divenuta una parte integrale dello stato, della società politica monopolizzata da un certo gruppo privilegiato che aggregava la Chiesa in se stesso per meglio sostenere il suo monopolio, con l'appoggio di quella parte della società civile rappresentata dalla Chiesa". Una Chiesa compromessa moralmente e intellettualmente nelle mani dello stato fascista, Mussolini sperava e Gramsci temeva, avrebbe ridefinito i suoi insegnamenti e la sua presenza sociale secondo le specifiche fasciste. L'alternativa a questa sovversione -- denigrare e confinare la Chiesa in nome del fascismo -- avrebbe spinto molti cattolici ad abbracciare i fondamenti della loro dottrina ancora più strettamente, in opposizione al partito. I Patti Lateranensi furono il modello efficace per il resto di quello che Mussolini definiva lo stato corporativo.

Gramsci definì lo stesso fenomeno come un “blocco storico”, che aggrega i vari settori della società sotto le direttive del partito-stato. Gli intellettuali, diceva Gramsci, costituiscono l'elemento guida del blocco. In qualsiasi epoca essi riuniscono lavoratori, contadini, la chiesa, e altri gruppi in un'unità nella quale la gente vive e si muove e esiste, e dall'interno della quale è difficile, se non impossibile, immaginare alternative. Il potere, usato giudiziosamente, agisce sulla gente nel modo in cui il sole agisce sui girasoli. All'interno di questo blocco, le idee possono mantenere il loro nome cambiando nella sostanza, mentre un nuovo linguaggio cresce organicamente. Come Gramsci notò, Machiavelli aveva sostenuto che il linguaggio è la chiave al dominio della coscienza -- un dominio più sicuro di qualsiasi cosa possa ottenere la sola forza. Però notate che le metafore di Machiavelli sulla guerra linguistica fanno tutte riferimento a violenza. Quanta forza ci vuole per rendere coeso questo blocco storico e per tenervi dentro i recalcitranti? Il silenzio di Gramsci sembra dica: "qualunque cosa sia necessaria". Dopo tutto, Mussolini stesso ne usò tanta quanta pensava fosse necessaria a lui.

In sintesi, Mussolini, non Stalin; seduzione forzosa, non stupro, è il suggerimento pratico di Gramsci riguardo alla "egemonia culturale". Gramsci attribuisce questa preferenza a Machiavelli, il quale "vuole creare nuove relazioni tra le forze e deve occuparsi di quello che dovrebbe essere". Ma non si tratta di "una scelta arbitraria, né di un mero desiderio". Un uomo politico come Machiavelli è un creatore e incitatore "che non crea dal nulla, né si muove nel vuoto vortice dei suoi sogni e desideri. Egli è ancorato alla verità effettiva... una relazione di forze in costante movimento e equilibrio". Gramsci intende rimpiazzare la cultura occidentale sovvertendola, facendo tutto quello che ci vuole per obbligarla a ridefinire se stessa, invece che combatterla.

La scelta di Gramsci

La visione gramsciana dell'egemonia sulla cultura non è una panacea. In pratica, gli intellettuali progressisti di oggi si trovano nella stessa difficoltà di Marx, Lenin o Mussolini: le forze socioeconomiche della società non stanno buttando giù le porte per unirsi ad un "blocco storico" gramsciano, più di quanto "i lavoratori" si siano precipitati ad essere l'ariete da battaglia della rivoluzione marxista. Gli intellettuali progressisti di oggi, profondamente impegnati nella guerra culturale, hanno di fronte le stesse scelte di Lenin o Mussolini: saldare insieme i disparati settori culturali della società autorevolmente e giudiziosamente, oppure distruggerli. La scelta in sostanza è tra la seduzione di Mussolini o lo stupro di Lenin.

Questa differenza in preferenza è, grosso modo, quello che divide i gramsciani dell'Europa continentale da quelli anglo-americani.

Ad arrivare agli anni '70, i partiti socialisti in Europa avevano raggiunto qualcosa come monopoli di potere politico. Tuttavia le "classi lavoratrici" erano giunte a non sopportare le preferenze culturali che i socialisti imponevano, in aggiunta al loro insoddisfacente governo. Ai nostri tempi, i partiti socialisti in Europa hanno percentuali sotto al 20% nei sondaggi o anche sotto al 10%. Alcuni politici progressisti hanno cercato la ragione e il rimedio a questa situazione facendo riferimento a Gramsci -- principalmente alla versione mussoliniana della politica gramsciana. Il socialista francese Gael Brustier, nel suo libro Bye-Bye Gramsci (2015), è un prototipo in questo senso.

“La Sinistra”, scrive Brustier, “non è più in una posizione di egemonia culturale" perché ha perso l'appiglio su "quello che Gramsci chiamava 'il senso comune', il complesso di idee e convinzioni che la gente considera garantite". Questo è successo perché la Sinistra ha confuso le posizioni di potere che aveva conquistato con il potere stesso. Perciò, mentre la Sinistra "nutriva illusioni su se stessa", la Destra stava "vincendo una vigorosa guerra culturale" approfittando dell' "angoscia collettiva provocata dal declino e della perdita dello status di classe" tra la gente ordinaria. Mentre la Sinistra stava ottenendo potere, "la Destra stava vincendo le menti". Brustier conclude chiedendo: "Che fare di un potere in cui nessuno crede più?"

Quello schiaffo in faccia ai suoi compagni è effettivamente errato solo in quanto confonde la Destra con le masse de-acculturate di europei che rifiutano le coalizioni "monopartito" formali o informali, coalizioni che sono l'eredità dell'egemonia culturale-politica della Sinistra. In realtà, come nelle regioni in precedenza sovietiche, l'egemonia progressista in Europa ha prodotto gente che non crede a niente. In ogni modo, questa gente abita in un mondo molto diverso da quello in cui vivono gli intellettuali di sinistra. I progressisti, Brustier avverte, non devono attribuire questa differenza culturale a "falsa coscienza". Egli ricorda che Gramsci insegnava: "la gente non è né cieca né stupida né schiava". Il punto di Gramsci, Brustier ricorda ai suoi compagni, era guidare classi in realtà troppo diverse dagli intellettuali per potervi aderire. "Perciò, lottare sui valori è, in se stesso, una negazione della egemonia culturale". Brustier lamenta che i suoi colleghi celebrano e si sentono bene cantando "L'Internazionale". Però, come modo di rispondere ai problemi di oggi, essi offrono solo "sottomissione".  Questo comportamento è controproducente.

Brustier cita "l'atteggiamento di disprezzo del Partito Socialista verso il mondo cattolico" come un tipico errore, rovinando ogni possibilità di egemonia culturale. Avrebbe dovuto essere chiaro alla Sinistra, Brustier dichiara, molto prima che un milione di francesi protestasse nelle strade di Parigi nel 2013 e 2014 contro l'estensione del matrimonio agli omosessuali, attuata dal governo socialista. Promulgando quella legge, la Sinistra aveva insultato "il modo il cui quel mondo dà senso alla esperienza quotidiana dei suoi membri". Definendo "vecchi bigotti" centinaia di migliaia di giovani, si è fatta nemica gente che prima non era stata nemica. Che senso ha, Brustier si chiede, attaccare briga con gente che non possiamo costringere? Quella legge ha fatto sentire bene i socialisti. Ma portarla avanti cosa ha fatto per far progredire la rivoluzione socialista? Secondo lo standard gramsciano, quella legge è stupida.

Tuttavia, secondo quello standard, scrive Brustier, i compagni americani sono persino più stupidi. Seguendo il consiglio di gente come Noam Chomsky, la Sinistra americana si è spinta così lontano da "riconoscere alcuni nemici dell'impero (gli Stati Uniti) come potenziali alleati... questo certamente non corrisponde alle sensazioni della maggioranza del popolo americano". Facendo questo tipo di cose, Brustier sostiene, la Sinistra americana sta facendo di se stessa una "frangia politica estrema".

Gli intellettuali progressisti americani, tuttavia, vedono se stessi come l'anima del Partito Democratico, che è alla testa della classe dominante in America. Non avendo ancora sperimentato il tipo di rifiuto subito dalle loro controparti europee, si crogiolano nel loro successo nell'opera di cambiamento della cultura americana nell'ultimo mezzo secolo, e vedono le nozioni gramsciane di egemonia culturale come una conferma della loro pratica di forzare le proprie identità culturali sull'America. L'elettorato del Partito Democratico già approva l'obiettivo dei suoi intellettuali non di convincere il resto della società, ma di sopraffarlo. Per loro, è questa la Rivoluzione. Hanno scelto l'alternativa leninista e non quella mussoliniana.

Il loro ragionamento è che l'ordine socio-politico americano è basato su razzismo, patriarcato, imperialismo genocida, così come su sfruttamento economico. Il "blocco storico" di Gramsci può avvenire attraverso il perseguimento congiunto di giustizia razziale, giustizia di genere, giustizia economica e anti-imperialismo. La Rivoluzione è focalizzata sulle classi oppresse che si uniscono per infliggere agli oppressori la punizione ardentemente voluta da ognuno degli oppressi. Questa comunità intersoggettiva include i numerosi gruppi la cui identità nega un pezzo della cultura americana -- religiosa, razziale, sessuale, economica. Insieme, la negano tutta.

Indipendentemente da quello che Gramsci scrisse o intendesse riguardo all'uso del potere del partito-stato sulle istituzioni culturali per sovvertire e trasformare il resto della società, per la Sinistra americana egemonia culturale significa usare questo potere per soffocare la civiltà giudaico-cristiana nelle sue numerose culle; permettere nella conversazione pubblica solo pensieri funzionali all'identità dei gruppi costituenti del partito; e denigrare, delegittimare e possibilmente rendere illegali tutti gli altri pensieri. In breve, significa correttezza politica come la conosciamo.

Correttezza politica

Per molti americani che hanno sentito parlare del concetto di Gramsci di egemonia culturale, esso identifica l'obiettivo soffocante della correttezza politica. Tuttavia, dal momento che la correttezza politica consiste precisamente in quello che Gramsci condannò come attaccare briga con il senso comune della gente che non si può interamente controllare, l'idea della Sinistra americana di egemonia culturale suggerisce che la sua guerra culturale non andrà a finire come vorrebbe.

A cominciare dagli anni '60, da Boston a Berkeley, gli insegnanti degli insegnanti americani assorbirono e insegnarono una sorta di nuova storia sacra: l'America nacque contaminata dai peccati originali della civiltà occidentale -- razzismo, sessismo, avidità, genocidio contro gli indigeni e contro l'ambiente, il tutto avvolto nell'oscurantismo religioso, e sulla base di promesse ipocrite di libertà e uguaglianza. Santi secolari, da Herbert Croly e Woodrow Wilson a Franklin Roosevelt e Barack Obama, hanno redento quelle promesse, ponendo l'America sulla strada di maggiore giustizia in faccia alla resistenza della massa di americani che sono razzisti, sessisti, ma soprattutto stupidi. Considerare queste persone sulla stessa base di quelli migliori di loro sarebbe, come ha detto il presidente Obama, "falsa equivalenza".

Una classe uniforme così formata, con queste credenziali e opinioni, oggi presiede su quasi tutte le burocrazie governative federali e statali, sui media, sull'establishment scolastico e sulle principali aziende. Come una confraternita, richiede che si parli il linguaggio "interno", a significare che si è dalla giusta parte, e si partecipa all'attacco verso gli americani "outsider" che sono in conflitto con i membri del gruppo. Diffondi un video sul traffico illegale di parti di feti abortiti in cui è coinvolta Planned Parenthood (finanziata dal governo), come hanno fatto David Daleiden e Sandra Merritt, e finisci processato per un reato mentre i media della classe dominante dicono al mondo che il video in realtà non mostra quello che mostra.

La classe dominante progressista americana non offre alcuna visione di verità, bontà, bellezza o vantaggio per attrarre il resto della società a se stessa, più di quanto facciano le sue controparti europee. Come i suoi simili europei, tutto quello che il progressismo americano offre è obbedienza alla classe dominante, fatta rispettare tramite la correttezza politica. Neanche c'è alcun punto finale di cosa è politicamente corretto, come mai ci fu per il comunismo. Qui e adesso, come ovunque e sempre, tutto si riduce alla glorificazione del partito e all'umiliazione del resto.

Se l'egemonia culturale significasse meramente ottenere il quasi monopolio sulle istituzioni culturali americane da parte della classe dominante progressista, il conflitto sarebbe finito una generazione fa: la classe dominante ha vinto. Ma, dal momento che la classe dominante agisce come se i recalcitranti superstiti della vecchia cultura meritino sforzi ancora più intensi per distruggerli, l'egemonia culturale per via di correttezza politica significa un ciclo senza fine di offesa e rancore, garantendo la permanenza del conflitto.  In contrasto, il concetto di Gramsci di egemonia culturale (sulla scia di Machiavelli) rincorreva una vittoria definitiva: la trasformazione e la sintesi delle numerose forme culturali della società in qualcosa che le trascende a tal punto che nessuno potrebbe guardare indietro -- cioè, come la cristianità rimpiazzò gli dei romani e gli dei barbari allo stesso modo. Molto importante è che Machiavelli, seguito in questo da Gramsci, ricercava il sigillo dell'egemonia culturale sul potere come un mezzo per un più grande fine: per Machiavelli, significava grandezza politica come quella di Roma (o forse la Spagna rinascimentale); per Gramsci, significava raggiungere l'utopia marxista.

Perché la Sinistra americana pretende sempre nuove forme di obbedienza alla correttezza politica? Nel 2012 nessuno avrebbe pensato che definire il matrimonio tra un uomo e una donna, come scolpito nella legge americana, avrebbe fatto bollare chi lo fa come motivato da una colpevole psicopatologia chiamata "omofobia", soggetta a multe e marchiata come quasi fuorilegge. Prima del 2015-16 non veniva in mente a nessuno che richiedere a persone con apparato urinario maschile di usare toilette pubbliche riservate agli uomini fosse un segno della stessa patologia. Perché queste cose non erano diventate parte delle richieste di correttezza politica in precedenza? Perché non c'è un canone di correttezza politica che, una volta applicato, non richieda alcuna ulteriore aggiunta?

Perché il senso della correttezza politica non è e non è mai stato meramente relativo a qualsiasi di questi punti che impone, bensì relativo all'imposizione stessa. Ancora meno è relativo alla creazione di una cultura comune definibile oppure all'ottenimento di qualche buon risultato definibile. A livello di dettaglio, è relativo alla necessità sentita dalla classe dominante americana di spremere le ultime gocce di partecipazione elettorale dalle circoscrizioni abituali del Partito Democratico. Al livello all'ingrosso, è una guerra di civilizzazione condotta per soddisfare la politica di identità.

Come va a finire questo film?

L'imposizione della correttezza politica non ha una fine logica perché sentirsi meglio riguardo a se stessi confessando i peccati degli altri, umiliandoli e ferendoli, è un piacere che dà dipendenza, l'appetito per il quale cresce dopo ogni soddisfazione. Più colpa posso trovare in te, più santo (o, almeno, più alla moda) di te sono. Peggio tu sei, migliore io sono e più potere su di te dovrei avere. La classe dominante americana sembra abbia adottato l'idea che il resto dell'America dovrebbe essere trattato alla stregua di reclusi in un campo di rieducazione. Come Mark Tushnet, professore alla Scuola di Legge di Harvard, ha sostenuto in un post ad inizio 2016, questo significa non "cercare di venire incontro ai perdenti, i quali -- ricordate -- hanno difeso e difendono posizioni che i progressisti considerano senza alcuna trazione normativa. Cercare di essere cortesi con i perdenti non ha funzionato bene dopo la Guerra Civile".

Questo indiretto desiderio per il potere dei vincitori nella guerra civile, tuttavia, non ha nulla a che fare con Gramsci, e lasciamo stare Machiavelli, che pensava in termini di sovvertire i nemici non uccisi, piuttosto che di esultare nello spezzare il loro spirito, infliggendo oltraggi. La gente, egli scrisse, "deve essere accarezzata oppure sterminata". Insultare gente non permanentemente privata di potere è divertente -- ma un divertimento del tipo costoso e pericoloso, perché genera almeno altrettanta astiosità e rivolta di quanto generi sottomissione.

La domanda che Gael Brustier ha posto riguardo al Partito Socialista francese può essere posta riguardo alla classe dominante in America: cosa credete di fare? Pretendendo condizioni sempre più insultanti per potenziali alleati, mettete a rischio una campagna di sovversione che sta andando molto bene per voi. Perché incitare chiamate alle armi per il vostro nemico?

Considerate il maggior nemico: la religione. Le principali denominazioni protestanti americane da lungo tempo hanno consegnato i loro greggi calanti alle priorità progressiste della classe dominante.  Papa Francesco pubblicizza il suo rifiuto di giudicare gli attacchi alla civiltà occidentale, inclusi gli assassinii di preti. Il suo impegno alla costruzione di "una nuova umanità", come egli l'ha definita alla Giornata Mondiale della Gioventù a Cracovia in luglio, apre la Chiesa Cattolica alla ridefinizione del cristianesimo verso obiettivi progressisti in termini progressisti, una missione già compiuta alla Georgetown University, Notre Dame Univerisity, e altri ex-bastioni del cattolicesimo americano ora trasformati in bastioni del progressismo americano. I leader evangelici sembrano impazienti di non essere lasciati indietro. Gramsci avrebbe suggerito che arruolare le istituzioni religiose americane al servizio delle priorità più ampie della classe dominante non sarebbe dovuto costare neanche vicino a quanto Mussolini pagò nel 1929. Astenersi dagli attacchi frontali ai fondamenti sarebbe sufficiente.

Invece, i progressisti americani aggiungono la beffa al danno, imponendo il matrimonio tra persone dello stesso sesso, omosessualità, "global warming" e altre mode, perché in realtà non hanno alcuna priorità al di là di se stessi. I governanti progressisti in America, come quelli francesi, agiscono meno come politici che raccolgono consenso di quanto agiscano come conquistatori che si divertono a punire i prigionieri, senza preoccuparsi che il tavolo possa rovesciarsi.

Ma, così come il punto di svolta contro l'egemonia culturale progressista è arrivato in altre terre, sembra stia arrivando anche in America. Gramsci aveva scritto del principe di Machiavelli e del suo stesso "nuovo principe" che il suo regno sarebbe stato un regno in cui tutti i buoni cittadini si potessero sentire sicuri dall'arbitrarietà. Ma l'arbitrarietà è precisamente quello che i nostri signori della correttezza politica hanno stretto attorno al sistema politico americano.

Considerate la più recente delle pretese della nostra classe dominante: gli americani devono concordare che qualcuno con un pene possa essere una donna, mentre qualcun altro con una vagina possa essere un uomo. Ottemperare a tale arbitrarietà è oltre la capacità umana. In 1984 di Orwell, come citato sopra, l'agente del Grande Fratello pretende che Winston riconosca di vedere cinque dita mentre l'agente ne mostra quattro. Però si tratta di piccola cosa se messa vicino a quanto la classe dominante americana pretende da un popolo libero. Dal momento che corti e agenzie impongono i loro diktat, senza preoccuparsi di tentare di persuadere, milioni di cittadini precisamente del tipo che apprezza la stabilità sono diventati disposti a tirare una palla demolitrice al poco che rimane della repubblica americana, senza preoccuparsi troppo di cosa succede dopo.

E' sorprendente che, nel 2015-16, la nostra classe dominante sia stata sorpresa da Donald Trump. Sebbene Trump sia rimasto obbediente alla maggior parte delle pretese specifiche della correttezza politica e sia rimasto per lo più un Democratico, è stato sufficiente per lui disdegnare la correttezza politica in generale, e insultare i suoi proponenti, per diventare il Nemico Pubblico Numero Uno del progressismo. William Galston sul Wall Street Journal comincia appena a intuire come la conquista leninista della cultura americana da parte della sua classe abbia abortito.

La campagna di Trump ha brutalmente messo in luce le illusioni di professionisti ben istruiti della classe media -- gente come me. Credevamo che i cambiamenti nella legge e nelle norme pubbliche avessero gradualmente portato cambiamenti negli atteggiamenti privati, da una parte all'altra di linee partitiche e ideologiche.
Il signor Trump ha dimostrato che ci sbagliavamo. La sua critica alla correttezza politica ha distrutto molti tabù e ha dato ai suoi sostenitori la licenza di dire quello che realmente pensano. Idee che deridevamo ora sono sostenuta dalla maggioranza in uno dei più antichi partiti politici del mondo, e qualche volta nell'elettorato intero.

Il punto non è Trump, ma il fatto che, sebbene la classe dominante abbia spinto da parte la civiltà occidentale, non l'ha sostituita con alcuna egemonia culturale nel senso gramsciano-machiavellico. Invece, premendo per la correttezza politica, definita come l'imposizione di oltraggi, i progressisti hanno distrutto la legittimità di ogni autorità, in primo luogo la loro stessa.

Il mio articolo del 2010 per American Spectator, “La classe dominante e i rischi di rivoluzione”, sosteneva che "a circa due terzi degli americani -- alcuni elettori democratici, la maggioranza degli elettori repubblicani, e tutti gli indipendenti -- manca un veicolo in politica elettorale". Il risentimento verso la palese mancanza di considerazione per la Costituzione e verso le norme con cui la classe dominante ha permeato la vita americana, insieme alla guerra culturale tramite la correttezza politica, significava che "Prima o poi, bene o male, la domanda di rappresentanza di quella maggioranza sarà riempita". Osservai: "Purtroppo è più facile, per chiunque a cui non piaccia un atto illegale di una corte o di un funzionario, contrastarlo con un altro atto illegale, di quanto sia trainare tutte le parti indietro alla fondamenta della verità."

E' così perché una maggioranza di americani -- comprendendo che la Costituzione e le leggi hanno cessato di proteggerli da ferite incessanti al loro modo di vita; irritati dall'essere insultati quali "irrecuperabili" e "deplorabili" razzisti, sessisti, ecc.; impazienti di avere sollievo e, sì, rimborso con interessi; sapendo che la classe dominante è chiusa alle ragioni di quelli che considera suoi inferiori -- non ha opzioni se non rovesciare il tavolo nella speranza che, soffrendo per lo stesso tipo di oppressione offensiva, la classe dominante possa imparare il valore di trattare gli altri come essi stessi vorrebbero essere trattati. Più probabilmente, fare questo sarebbe un ulteriore rovesciamento nella spirale di rappresaglie tipica delle rivoluzioni. E tuttavia, non sembra ci sia alcun modo di evitarlo.

Cosa fare di un sistema politico in cui nessuno crede più? Questa è una domanda rivoluzionaria perché la classe dominante in America in gran parte ha distrutto, insieme alla propria credibilità, il rispetto per la verità e la cultura di moderazione che aveva reso il popolo americano il massimo paladino di libertà e prosperità. Le masse determinate, se alienate dalla civilizzazione, si rivolgono anche troppo naturalmente ai leader naturali delle rivoluzioni. Donald Trump non fa che presagire gli uomini implacabili che, mise in guardia Abraham Lincoln, appartengono alla "famiglia del leone e alla tribù dell'aquila".

In breve, i "cambiamenti nella legge e nelle norme pubbliche" politicamente corretti (per citare nuovamente Galston) imposti sul resto dell'America dalla classe dominante, invece di aver "gradualmente portato cambiamenti negli atteggiamenti privati, da una parte all'altra di linee partitiche e ideologiche" come immaginato dalla classe dominante (e come Gramsci avrebbe approvato), hanno fatto partire una rivoluzione -- della quale possiamo essere sicuri solo che non sarà una piacevole scampagnata.

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