di Connor Boyack (Ron Paul Institute, 3 dicembre 2014)

Il vostro campanello di casa suona nel buio della notte; silenziosamente vi avvicinate alla porta e guardate dallo spioncino per esaminare il visitatore. La luce esterna non lo illumina abbastanza bene da vederlo chiaramente, ma sicuramente porta una maschera. Muovete gli occhi verso il basso per osservare meglio l'alta figura. E' in piedi, in attesa, dall'altra parte della soglia di casa. Ha in mano un machete.

Qualsiasi altra notte, questo scenario avrebbe fatto partire scariche di adrenalina nelle vostre vene, alimentando una paura quasi palpabile. Ma questa notte è diverso. E' la notte di Halloween. Invece di sentirvi spaventati, aprite la porta con naturalezza per scoprire che la figura in ombra è un adolescente che abita nella stessa strada, vestito come il killer di un film dell'orrore.

Non abbiamo paura di uno sconosciuto dall'aspetto spaventoso che suona alla nostra porta il 31 ottobre perché sappiamo che molto probabilmente si tratta di un vicino amichevole in cerca di dolciumi. Questa informazione, che deriva dall'esperienza, ci mette in condizione di agire razionalmente. E' possibile, naturalmente, che la figura col machete sia realmente un assassino che va di porta in porta; però le probabilità sono contro questo scenario, specialmente questa notte dell'anno.

Immaginate di non sapere come valutare questo rischio. Immaginate di chiudere a chiave le vostre porte, spegnere tutte le luci e accovacciarvi nel buio, aspettando che tutti i giovani mascherati oppure sconosciuti minacciosi se ne vadano.

Purtroppo, questa è la situazione in cui ci troviamo troppo spesso quando i politici e i media ci dicono di avere paura - di terroristi, di contagi mortali da paesi oltreoceano, o anche solo l'uno dell'altro. Sappiamo che non tutte queste minacce possono essere reali, ma come discernere le vere minacce dai falsi allarmi?

Quando la gente è spaventata, darà supporto ad azioni politiche che promettono la sicurezza ma finiscono per costare sempre più - sia in tasse che in libertà perdute. E' questo il motivo per cui i despoti in tutta la storia hanno cercato modi per tenere le masse intenzionalmente all'oscuro: l'ignoranza e la paura conferiscono potere ai despoti. Non importa qual è il partito politico vincente. La sinistra cerca di spaventare la gente con buie visioni di avidità incontrollata e sfruttamento. La destra vuole che la gente sia impaurita da presunte minacce alla nostra sicurezza, sia all'estero sia all'interno dei nostri confini. La paura pervade la politica in senso generale. Come scrisse John Adams, è il "fondamento della maggior parte dei governi".

Affidiamo le decisioni in modo naturale a chi ha maggiore accesso a informazioni politiche e militari rispetto alla popolazione generica. Christopher Guzelian, un teorico in materia legale, sostiene che i politici hanno così tanto successo nell'uso della paura a causa dell'"informazione di rischio (che sia corretta o falsa) che viene comunicata alla società". In altre parole, noi abbiamo paura di creature maligne che non vediamo unicamente in base al fatto che ci viene detto che esistono e ci stanno dando la caccia. Guzelian conclude che è "la comunicazione del rischio, non la personale esperienza, a causare gran parte delle paure di oggi". Senza informazioni, e mancando l'esperienza diretta, spesso reagiamo irrazionalmente.

Cosa possiamo fare se non siamo noi stessi scienziati, soldati o agenti segreti? Come proteggere la nostra libertà da una classe politica che trae vantaggio dalle nostre paure?

Conosciamo tutti la favola del ragazzo che gridava "al lupo". Un pastorello ripetutamente induce ingannevolmente i paesani vicini a pensare che un lupo stia attaccando il suo gregge di pecore. Dopo "falsi allarmi" multipli, un lupo effettivamente attacca. Ma questa volta, quando il ragazzo chiede aiuto come ha fatto molte volte prima, i paesani non reagiscono. Cosa è cambiato? Questa volta, avevano informazioni. Seppure non sapessero se un lupo c'era oppure no, essi avevano dati osservati che fornivano loro informazioni sulla attendibilità della fonte.

Le nostre vite sono colme di presunti pastori che ci mettono in guardia sul terrore du jour. Questi allarmi possono essere completamente fabbricati per vantaggio politico, oppure semplicemente possono essere predizioni amplificate o mal interpretate di come potrebbe agire un potenziale malfattore. Forse prevedibilmente, in un'analisi delle predizioni fatte da 300 esperti nella materia in oggetto, riassunte nel suo libro Expert Political Judgment: How Good Is It? How Can We Know?, Philip Tetlock osserva che "c'è una tendenza tra gli esperti a proclamare di sapere di più sul futuro di quanto realmente sappiano". In parole diverse, facciamo affidamento su persone che spesso non sanno di cosa stanno parlando.

Se è vero che non possiamo avere accesso alle informazioni necessarie per sapere se una minaccia che ci viene presentata, che sia politica, economica o altro, è così terribile come si afferma, però è anche vero che non siamo completamente indifesi. Alcune fonti sono più affidabili di altre. Possiamo sviluppare con cautela un senso di quali fonti ascoltare, sulla base della loro storia passata.

La storia del governo americano è particolarmente negativa relativamente alle minacce straniere. "Gli esempi recenti", scrive lo storico Thomas Woods, "includono il presunto incidente del Golfo del Tonkino (Vietnam), i neonati scagliati fuori dalle incubatrici (Iraq I), 'genocidio' (Kosovo, dove 'centinaia di migliaia' di morti sono risultati essere 2000 morti in tutto sui due fronti di una guerra civile), armi di distruzione di massa (Iraq II), e molti altri".

Come i paesani della favola, non possiamo fidarci dei nostri pastori - ma quale alternativa abbiamo? Essendosi stancati di essere ingannati da false segnalazioni, i paesani potrebbero aver costruito una torre su cui impiegare un osservatore che scruti l'area circostante e fornisca valutazioni accurate. Il problema per i paesani, e per noi, è che la nuova infrastruttura può essere costosa. E, alla fine, il nuovo guardiano può sviluppare gli stessi incentivi di quello vecchio.

Fortunatamente, la tecnologia moderna ci offre una strategia superiore per combattere chi ci vuole deprivare della verità.

Prima dell'invenzione della stampa nel 1436, ad opera di Johannes Gutenberg, possedere libri era economicamente improponibile per la maggior parte degli individui, quindi l'analfabetismo era diffusissimo. Senza l'abilità di leggere informazioni, per non parlare di quella di esaminarla criticamente e giudicarla, la gente comune non aveva difesa intellettuale con cui poter controbattere la falsità. La rivoluzione della stampa permise alla gente di accedere alla verità e di agire in base ad essa, mettendo quindi i funzionari religiosi e politici di fronte alle loro responsabilità per i loro misfatti.

In modo simile, Internet ha rivoluzionato l'accesso all'informazione e la possibilità di analisi dell'informazione. La fuoriuscita di documenti riservati del governo si è trasformata in inondazione; ci sono racconti di prima mano dai teatri di guerra che aggirano i censori di stato e la propaganda; la proliferazione di dispositivi mobili ha trasformato ogni cittadino in un reporter che può documentare le azioni dei poliziotti e mettere i loro abusi di autorità in video virali. Queste e molte altre innovazioni hanno reso in grado l'individuo di ottenere la verità e agire in base ad essa. Inoltre, esse minimizzano il rischio di credere che qualcosa sia una minaccia alla nostra salute, sicurezza o benessere quando in realtà non lo è.

Il prodotto più importante e innovativo di questo avanzamento tecnologico è la decentralizzazione dell'informazione, inclusi i dati di partenza e le risultanze. Oggi c'è una grande abbondanza di fonti, insieme ad una grande varietà di mezzi per ascoltarle. Non dobbiamo più fare affidamento su un singolo pastore. Il mondo ha torri di osservazione in abbondanza - un mercato di investigatori, ricercatori, analisti e presentatori. Se una fonte dovesse dimostrarsi non degna di fiducia, abbiamo altre possibilità tra cui scegliere.

Allo stesso modo, la nostra abilità di condividere la verità attraverso la tecnologia ci assicura che i controlli e la censura saranno sempre eludibili; con il click di un tasto possiamo aiutare innumerevoli altri a vedere che l'imperatore non ha vestiti. I social media hanno radicalmente cambiato le tradizionali reti di informazione e giornalisti-cittadini sono sempre più in grado di identificare, indagare e divulgare sui temi importanti. La disseminazione di informazione in tutto il mondo non è più un fantasioso sogno futuristico - la rivoluzione è diventata la nostra realtà.

Viviamo in un mondo pericoloso, in cui le minacce esistono davvero e devono essere affrontate. Tuttavia, dovremmo impegnarci diligentemente a capire cosa è o non è una minaccia credibile. Immaginate che un vicino senza familiarità con Halloween spari al ragazzo col machete uccidendolo. Non saremmo d'accordo che più informazione avrebbe portato quel vicino ad agire in modo diverso?

Non possiamo aspettarci che la gente agisca in modo ragionevole di fronte ad una presunta minaccia a meno che non possa avere accesso alla verità e al contesto che la circonda. Fortunatamente oggi abbiamo più strumenti di quanto sia mai stato per verificare chi grida "al lupo" e si aspetta che la gente se ne stia impaurita nelle ombre dell'ignoto.

Connor Boyack è il presidente del Libertas Institute. Il suo ultimo libro è Feardom: How Politicians Exploit Your Emotions and What You Can Do to Stop Them. Ristampato con permesso dell'autore su RonPaulInstitute.com [questa traduzione non è autorizzata]

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Nota [MM]
La cosa buffa è che se le persone leggessero questo articolo in generale sarebbero pronte a concordare: "Sì, sì, tutto verissimo, è proprio così." Poi però non appena si accenna all'idea che i tagliagole, ebola, i talebani, gli aggressori russi, al-Qaeda, quel cattivo dittatore siriano, ecc., forse sono minacce inventate o grottescamente esagerate ... cascano tutti o quasi dalle nuvole: "Ma no, non può essere!"

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