6 luglio 2014

La più comune obiezione alle idee libertarie

Una mia amica mi ha chiesto di elaborare le ragioni per cui i libertari sono contrari alla sanità pubblica, in quanto la sanità è l'argomento della più frequente e immediata reazione di chi è posto di fronte all'esposizione dei principi libertari.

Specialmente in Europa, incontrare qualcuno contrario alla sanità pubblica è molto raro; anzi, è raro persino incontrare qualcuno non assolutamente convinto che la sanità pubblica sia qualcosa di basilare per la società civile, di irrinunciabile, qualcosa la cui ragione di esistere è auto-evidente e non discutibile. Negli Stati Uniti è un po' diverso: anche se sempre più sotto attacco, permane ancora un po' di quella cultura di libertà su cui è fondata la nazione, per cui sono numerosi gli americani che vedono la sanità pubblica come il fumo negli occhi; per questo i progetti di assistenza sanitaria universale garantita dallo stato stentano ad affermarsi; tantissimi vorrebbero vedere abrogata la legge "Obamacare" e sono infuriati con il governo proprio perché è stata approvata una simile legge.

In tutta Europa (con la parziale eccezione della Svizzera, tradizionalmente la terra della libertà in Europa), in Canada, in Australia, per citare giusto il mondo occidentale, l'idea di sanità pubblica è talmente radicata che anche tra i movimenti politici più liberali quasi mai nessuno osa parlarne contro.

Nel mio piccolo, capisco bene perché. Si viene guardati come marziani; la gente semplicemente non riesce a credere che si possa essere contro la sanità pubblica e immediatamente si chiede quali deviazioni mentali possa avere qualcuno che "sostiene qualcosa di tanto assurdo". Riguardo agli americani, si parla con palese disgusto di quegli "egoisti" nelle aree rurali che, evidentemente per ignoranza o arretratezza, rifiutano l'idea di sanità pubblica universale.

Circa due anni fa, ebbi uno scambio a questo proposito con un amico che mi diceva di essere d'accordo sui principi di libero mercato, ma che la sanità pubblica e la scuola pubblica sono per lui istituzioni irrinunciabili, per permettere ad ognuno "di avere eque opportunità indipendentemente dalla situazione di nascita". Allora decisi di scrivere per lui un'elaborazione di alcuni argomenti contro la sanità pubblica (per la scuola si potrebbe scrivere qualcosa di analogo e moltissimo si può trovare in rete), che, rivista, costituisce quanto segue.

Il bambino povero e malato

Chiunque accenni a mettere in dubbio che la sanità pubblica sia una buona cosa di solito viene subito aggredito sempre con la stessa obiezione: “Allora tu lasceresti morire un bambino che ha bisogno di cure ma non ha denaro per pagare né assicurazione?!”. Chi ha esposto i dubbi sulla sanità pubblica rimane quasi senza parole, perché, sebbene in genere non lo dica, pensa “questo qui non ha capito proprio nulla di cosa sia la sanità pubblica”; con un rapido calcolo mentale si rende conto, inoltre, che spiegargli il punto di vista contro la sanità pubblica richiederebbe un tempo e una capacità di attenzione e riflessione che molto probabilmente l'interlocutore non ha. E così tipicamente il dialogo finisce qui.

Questa obiezione è stata fatta a me personalmente più volte. La stessa obiezione uguale è stata fatta a Ron Paul, nel corso di un dibattito in TV tra i candidati alle primarie repubblicane, visto da milioni di persone. Ora, Ron Paul è un uomo di straordinaria umanità, e questo non è messo in dubbio da nessuno, anche da coloro che lo criticano aspramente per le sue idee. Lui è criticato, spesso sbeffeggiato, da sinistra per le sue idee economiche di libero mercato, da destra per la sue idee non interventiste in politica estera. Ma l’onesta, l’umanità e la coerenza di Ron Paul sono riconosciute da tutti. Oltretutto lui è un medico, di quelli “vecchio stampo”, con una storia pluridecennale alle spalle che racconta costantemente di un uomo capace di preoccuparsi sinceramente per gli altri in qualunque situazione. Chiunque lo conosca personalmente ne ricava e testimonia questa impressione, anche se non è d’accordo con le sue idee.

Bene, ecco la scena in TV. Un giornalista televisivo cinico e arrivista accusa l’uomo compassionevole di essere senza cuore. Di fronte a milioni di persone insiste: “allora tu lasceresti morire il bambino…”, rivolto ad un medico che ha fatto nascere quattromila bambini, che si è fatto in quattro per aiutare chiunque glielo chiedesse e che spesso curava anche se non pagato.

Ma perché Ron Paul è così fermamente contrario all’idea di sanità pubblica obbligatoria? Il fatto è che lui è capace di vedere al di là degli slogan. Nella sanità pubblica non vede semplicemente la violazione di un principio astratto di libertà. L’uomo compassionevole inorridisce di fronte all’idea di sanità pubblica. Perché? Che cosa vede lui che gli altri non vedono?

La risposta all'obiezione sul bambino malato senza soldi né assicurazione, la risposta che non si può dare perché l'interlocutore non capirebbe, è che quel bambino ha probabilità molto migliori di essere curato in modo soddisfacente se c’è una sanità libera rispetto ad una sanità pubblica obbligatoria. Le ragioni per l'opposizione alla sanità pubblica sono primariamente di natura umanitaria. Ron Paul inorridisce di fronte all'idea di sanità pubblica proprio perché è un uomo compassionevole. Nel seguito, cerco di mettere in evidenza perché è così.

Società e cure mediche

Il caso del bambino malato e senza assicurazione in realtà non è granché pertinente al dibattito sulla sanità pubblica/privata. E' solo una domanda ad effetto che serve creare un impatto emotivo e a inibire una riflessione sostanziale. Anche se la sanità fosse totalmente privata, in una società prospera nessun bambino morirebbe per mancanza di soldi per le cure che potrebbero salvargli la vita, allo stesso modo di come in una società prospera nessun bambino muore di fame per mancanza di soldi.

Portando dunque la discussione ad un livello meno superficiale, la sanità pubblica è una questione soprattutto di redistribuzione dei costi dell'assistenza sanitaria, cioè è una questione di chi paga e quanto paga il costo di certe cure mediche. Se lo stato tenesse un fondo destinato ad aiutare chi ha bisogno di cure ma non ha i mezzi per pagarle, in linea di principio, posto che questo fondo non aggravi i contribuenti in modo significativo e crescente, nessun libertario avrebbe troppo da ridire. E' stabilire un diritto (che quindi deve essere garantito dallo stato) a certe cure mediche che crea problemi. Esaminiamo la questione dal principio.

Gli uomini attribuiscono moltissimo valore alle cure sanitarie, cioè sono disposti a spendere molto per averle. Una buona assistenza sanitaria è considerata talmente essenziale che è naturale per gli uomini provare solidarietà verso qualcuno che ne abbia bisogno, così come lo è verso qualcuno che non abbia da mangiare.

Credo di dire una cosa condivisibile da tutti affermando che il livello di assistenza sanitaria di cui una popolazione nel complesso può godere è legato strettamente al livello di prosperità di tale popolazione. Una popolazione povera in generale avrà un'assistenza sanitaria peggiore di una popolazione ricca. (Chi ritiene che ad esempio a Cuba siano tanto poveri ma abbiano accesso a cure sanitarie di prim’ordine, forse potrebbe riflettere sul fatto che a Cuba c’è un regime che pubblica le statistiche che preferisce e che dichiaratamente non considera la verità un valore.)

Qualunque causa tenda a far diminuire la ricchezza di una popolazione in generale tende a far calare la qualità delle cure sanitarie, come degli altri beni. Il prelievo di tasse, che serve in buona parte anche per finanziare la sanità pubblica, in generale fa diminuire la prosperità. Lo stato non può fornire servizi con la stessa efficienza economica del libero mercato. In altri termini, la sanità regolata o fornita dallo stato tende a costare di più di quanto costerebbero gli stessi servizi se lasciati al mercato.

Tutto ciò è perfettamente noto e accettato anche da chi sostiene la necessità di una sanità pubblica. Non sono considerazioni economiche che si portano a giustificazione della sanità pubblica, bensì considerazioni di “giustizia sociale”: cioè, si ammette che si spenderà di più, ma ciò è considerato necessario per far sì che tutti abbiano accesso "sufficientemente equo" alle cure sanitarie indipendentemente dalle loro capacità economiche. Una volta mi è capitato che una persona, perfettamente intelligente e ragionevole, replicasse: “Ma la sanità privata costerebbe molto di più, non sai quanto costano le cliniche private?”, e Obama è arrivato a sostenere che la riforma per rendere universale la copertura sanitaria servirebbe a “ridurre i costi della sanità”. Questo per sottolineare a quali contorsioni logiche si può arrivare. Credo che chiunque sia consapevole che, considerando ad esempio tutte le prestazioni sanitarie erogate dalla sanità pubblica in un anno, queste prestazioni sono nel complesso pagate di più dai contribuenti di quanto le stesse prestazioni sarebbero complessivamente pagate se la sanità fosse libera e privata. Se si trattasse dell'efficienza economica, questo dibattito non ci sarebbe dall'inizio. Ribadisco quindi che la motivazione alla base della scelta della sanità pubblica è sempre stata (e tale riconosciuta): “Costa un po’ di più, ma distribuisce i costi in maniera più equa tra la popolazione.” In questa forma il principio della sanità pubblica è accettato, almeno in Europa, dalla stragrande maggioranza della popolazione, di qualunque livello di ricchezza.

Sanità privata vs. sanità pubblica

Per definire una sanità privata e libera, prendo il caso estremo come riferimento: La sanità è privata e libera quando lo stato non si occupa di sanità, non c'è alcun obbligo in ambito sanitario e ognuno può esercitare liberamente qualunque tipo di medicina. (Questo non vuol dire che io sostenga un sistema esattamente così, è solo che è più semplice rispetto ad introdurre lunghe distinzioni di dettaglio che non è il caso di fare qui.) Ciò significa che non esiste nessun privilegio di categoria e nessuno che decida per tutti cosa va bene e cosa no, fermo restando che millantare titoli o ogni altro tipo di frode sarebbero reati gravi (e una società libera tende a non essere tenera con i reati). Naturalmente, in linea di massima ognuno pagherebbe lo stesso servizio medico esattamente quanto lo pagano gli altri e non ci sarebbe la redistribuzione dei costi, più o meno come succede con gli altri beni e servizi sul mercato.

La sanità è invece almeno parzialmente pubblica quando lo stato decreta che esiste un diritto per una parte o tutta la popolazione a certe prestazioni sanitarie. Un sistema di sanità pubblica prevede necessariamente che ci siano organismi statali che decidono a quali prestazioni, in quali condizioni e con quali modalità è garantito l’accesso di ognuno dei cittadini. Ad esempio, lo stato decide quali farmaci sono forniti dal sistema pubblico, il prezzo (ad esempio il ticket) per ogni categoria di persone a seconda del reddito e della situazione di salute (certificata da parte di un medico statale). Può istituire un sistema di medici di base ai quali obbligatoriamente rivolgersi per avere accesso a medicinali o visite mediche. Può gestire direttamente gli ospedali, oppure stabilire convenzioni con ospedali privati. In ogni caso fissa la natura dei servizi da fornire ai cittadini e quanto ognuno paga direttamente o tramite il prelievo fiscale.

Cosa succederebbe se la sanità fosse privata e libera? Per immaginarlo, è sufficiente riflettere su cosa succede con i beni forniti dal mercato. Si potrebbe scegliere tra una vasta offerta di servizi in accordo con varie teorie mediche. Nascerebbero associazioni mediche diverse ognuna col proprio “marchio” che segnala l’appartenenza di un ambulatorio o un ospedale all’associazione e quindi offre garanzia dello standard seguito. Ci sarebbero molte formule assicurative diverse e quasi tutti stipulerebbero un’assicurazione. Alcuni farebbero un’assicurazione per i soli casi catastrofici, che costerebbe molto poco, pagando gli altri servizi di tasca propria. Altri, preferirebbero assicurazioni complete che costano di più.

Ci sarebbe differenza tra l'assistenza sanitaria per ricchi e quella per poveri? Sì, certo, ci sarebbe. E quale sarebbe questa differenza? Più o meno come per gli altri beni forniti dal mercato nelle società libere e prospere: la differenza sarebbe soprattutto nei "frills". Ci sarebbero ad esempio costosi ospedali di lusso con bellissime camere singole e parchi curati, e dall'altra parte ospedali con stanze da sei e bagni in comune. Però i servizi medici sostanziali che le persone considerano fondamentali sarebbero di buona e crescente qualità in tutti i casi. Anzi, probabilmente non sarebbe raro il caso di ospedali o ambulatori a costo contenuto considerati migliori rispetto ad ospedali costosissimi. In ambulatori o ospedali economici si potrebbero incontrare persone ricchissime.

Una persona non ricca non si può permettere un orologio d'oro e brillanti, ma un orologio che indica bene l'ora sì, per molti versi forse più comodo e funzionale dell'orologio d'oro. Nei ristoranti di lusso si sta più larghi e si mangiano cibi più elaborati, ma cibo buono e nutriente si trova anche nelle trattorie economiche.

Più o meno allo stesso modo, quello che conta delle cure sanitarie sarebbe accessibile a tutti o quasi tutti. I ricchi avrebbero qualche lusso in più.

Se qualcuno si trovasse in difficoltà economiche per pagare un servizio medico importante, avrebbe l’aiuto in primis della famiglia (e le famiglie sarebbero molto più benestanti e con più margini in questo tipo di società, senza essere oberate dalle tasse e con maggiore libertà economica); se non fosse sufficiente la famiglia, avrebbe l’aiuto della comunità; se non fosse sufficiente, avrebbe l’aiuto della rete volontaria di solidarietà che si crea spontaneamente nella società, in modo molto più diffuso e sentito in una società libera rispetto ad una società autoritaria; se proprio non si accetta che questo possa essere sufficiente, si può pensare che a questo punto possa intervenire un fondo dello stato fatto di soldi pubblici, creato proprio al fine di garantire l’aiuto a chi ha bisogno quando tutto il sistema volontario non riesca a risolvere una certa situazione. Lo stato, cioè, si impegnerebbe ad aiutare chi ha bisogno, senza stabilire alcun diritto.

Funzionerebbe perfettamente un sistema sanitario lasciato al mercato e al volontariato? Certamente no. Una delle leggi inesorabili della nostra esistenza è che la perfezione non è di questo mondo. Le cose sono sempre migliorabili ma mai perfette. Possiamo e dobbiamo sforzarci di agire in modo da limitare sempre più l'occorrenza di cose brutte e tragedie, ma queste non sono mai completamente eliminabili.

Il fatto è che nell’ambito delle cure mediche, per la loro natura, le “imperfezioni” possono avere conseguenze molto gravi. Non è come prendere una fregatura in un ristorante; qui le conseguenze possono essere danni gravi alla salute, tragedie, morte. Ci sarebbe qualcuno che si fa raggirare da un ciarlatano? Qualcuno che rinuncia per via dei costi a qualche cura che potrebbe migliorargli la vita? Qualcuno che si ritrova con conti enormi da pagare perché non ha voluto fare un’assicurazione? Qualcuno che muore per aver scelto un tipo di cura quando un altro sarebbe stato più adatto? Certamente. Casi del genere ci sarebbero. Tenderebbero a calare nel tempo, ma il verificarsi di casi molto gravi non è mai completamente eliminabile. E qualcuno sarebbe sempre pronto a puntare il dito su quei casi, a costruirci sopra campagne di propaganda facendo leva sulla naturale compassione degli esseri umani, per sostenere che è indispensabile istituire un sistema di sanità pubblica affinché “non succeda più”.

E cosa succede invece una volta che, con tutti i proclami di migliori intenzioni, è istituita la sanità pubblica? Cosa "vede" Ron Paul, l'uomo compassionevole che conosce le relazioni causa-effetto nella società, che lo fa inorridire e che gli altri non vedono? Vede questo: i malfunzionamenti della sanità dovuti all’inevitabile inefficienza, burocratizzazione e corruzione di una gestione statale nel tempo hanno come conseguenza il degrado delle cure mediche, tragedie e morte, su scala enorme e crescente.

Qui non c’è tanto bisogno di immaginare. I tempi di attesa per avere accesso a prestazioni anche urgenti; l’esplosione dei costi a causa di sprechi e corruzione che portano alla carenza di materiale sanitario anche di prima necessità; poi la risposta all’aumento dei costi tagliando sulla qualità dei materiali e dei servizi erogati; gli errori assurdi dovuti alla de-responsabilizzazione del personale e alla gestione pianificata spesso in modo irragionevole; gli incompetenti che riescono a passare attraverso le maglie della selezione, e che rimangono lì come mine vaganti; la gente che non trova posto in ospedale e che viene fatta girare da un ospedale all’altro; i letti nei corridoi; il degrado degli ospedali che diventano uno dei luoghi più pericolosi solo per il fatto di metterci piede; gli interventi chirurgici inutili; la de-umanizzazione del rapporto tra pazienti e medici e infermieri; il personale spesso scostante e maleducato; gli anziani trattati senza rispetto. E ancora: il potere enorme delle complesso medico-farmaceutico che fa pressioni per l’approvazione dei farmaci e delle procedure più profittevoli; i prezzi insensati pagati per i farmaci, soprattutto quelli ospedalieri; la soppressione di cure efficaci più economiche; in molti casi la promozione di costosi farmaci addirittura dannosi.

Non si tratta di qualche caso sporadico. La strage silenziosa è davanti agli occhi di tutti. Però la gente viene convinta a non farci caso e a considerarla normale!

Il problema della sanità pubblica non è la violazione di principi astratti, e non è neanche che costa molto. Il problema è che la sanità pubblica è una mostruosità.

Non sto esagerando; la realtà è ancora peggiore di quanto ho scritto sopra. Non c’è neanche bisogno di leggere storie sui siti o giornali o di sapere cose molto radicali; di solito basta ascoltare le storie di familiari e conoscenti per avere una nutrita galleria di orrori.

Soprattutto la sanità pubblica colpisce i più deboli, che non hanno alternative. Anche la classe media, che paga tanto il servizio sanitario con il prelievo fiscale, in genere non può permettersi di pagare due volte. I grandi azionisti delle case farmaceutiche che si arricchiscono imponendo con la complicità dello stato farmaci a prezzi di ordini di grandezza maggiori di quanto sarebbe sensato, non vanno a curarsi presso la sanità pubblica.

Perché non funziona la sanità pubblica. Le relazioni causa-effetto nelle interazioni sociali e perché la gente non le vede

E perché succede questo disastro, che succede nonostante le persone che lavorano nella sanità pubblica siano in grande maggioranza persone oneste, competenti e volenterose, spesso eccellenti? Il fatto è che è proprio l’idea ad essere sbagliata. Ma le idee sono difficili da rinnegare. Così, succede che persino tanti tra coloro che ben conoscono e denunciano i disastri della sanità diano la colpa a questo e quest’altro, rimanendo però convinti che l’idea stessa di sanità pubblica sia una buona idea.

Sì, si ammette che il sistema adesso è terribile, ma, si afferma, costruendo un sistema con “regole di trasparenza” e “vigilando sulla corruzione”, allora le cose potrebbero funzionare.

Ora, è vero che un sistema sanitario pubblico può funzionare abbastanza bene in una società piccola, uniforme, con forte coesione sociale e valori civici molto sentiti; abbastanza bene, ma comunque anche in questo tipo di società un sistema privato funzionerebbe meglio. Una delle più frequenti repliche ai libertari è: "E la Svezia?". Ma gli svedesi sono pochi e molto omogenei (e adesso con l'immigrazione sanno bene che il loro modello di stato sociale non è più sostenibile); la loro sanità non è troppo lontana da come sarebbe in un sistema di assicurazione volontaria. Ma anche in questo caso un modello libero e privato sarebbe meglio: il fatto che gli svedesi abbiano accesso a "molti servizi di buona qualità" non vuol dire che siano proprio quei servizi ciò che la popolazione vorrebbe (questo principio è ben illustrato in L'assistenza sanitaria e il negozio di caramelle chiamato socialismo).

Perché l’idea è sbagliata? Perché alla fine non funziona un sistema pubblico obbligatorio e coercitivo, pur animato dalle migliori intenzioni? Per lo stesso motivo per cui non funziona il socialismo. E’ un motivo molto semplice: la realtà non si adegua a quello che certi uomini pensano che dovrebbe essere. Come è la natura dell'uomo, non possono inventarlo altri uomini. Non si può imporre agli altri di dare valore a quello che si pensa dovrebbe essere la cosa giusta a cui dare valore. Non si può imporre agli uomini di essere soddisfatti solo per aver “servito una causa”. Alla base di tutte le interazioni sociali ci sono individui che compiono scelte in base ai loro stessi obiettivi e incentivi individuali, l'uomo non si può arrogare la facoltà di stabilire che debba essere in un altro modo.

Si può dire anche in altri termini. Chi ha detto “non rubare” e “è meglio per te se ti preoccupi del tuo prossimo”, sapeva di cosa parlava. Non ha aggiunto che però va bene puntare armi addosso agli altri e rubare quello che è loro, se si è convinti che si impiegheranno le risorse rubate per una buona causa. Ma una delle debolezze di cui l’uomo cade facilmente vittima è il ritenere di saperne di più e il convincersi che la società ideale è quella che segue le regole che paiono a lui, con tanti saluti alla realtà. E la realtà è che non si costruisce qualcosa di buono a partire da azioni immorali.

Un medico che ho conosciuto, una persona molto seria e più che mai consapevole delle assurdità e dei crimini in campo medico, ha scritto che la colpa sarebbe della “logica del profitto”! Ma la logica del profitto è universale. Il libero mercato crea una situazione in cui il profitto si ottiene solo soddisfacendo gli altri; un sistema coercitivo crea una situazione in cui il profitto si ottiene dalla complicità con chi controlla il flusso di denaro ottenuto con la forza. Se si crea un sistema che premia i comportamenti abietti e mortifica quelli virtuosi, non c'è da stupirsi se dopo un po’ al comando ci sono i peggiori, e gli onesti non possono farci nulla.

Lo illustro con un esempio. Una volta mi è capitato che un collega mi dicesse, in perfetta buona fede: "Devo prendere delle medicine che costano moltissimo. Se non ci fosse la sanità pubblica, che per la mia malattia non fa pagare neanche il ticket, sarebbe un problema economico molto serio." Questa persona non era nemmeno sfiorata dall'idea che quelle medicine costano molto proprio perché c'è la sanità pubblica. Se per una casa farmaceutica è più profittevole cercare il favore dello stato invece che venire incontro ai desideri degli uomini, i suoi sforzi sarnno mirati a far pagare tanto i suoi prodotti allo stato, piuttosto che a cercare di produrre medicine migliori a prezzi inferiori. Quelle risorse sprecate dallo stato sono risorse in meno a disposizione per necessità reali, riducendo inevitabilmente la qualità dell'assistenza sanitaria. Si possono prendere di mira specifici individui e accusarli di corruzione quanto si vuole, ma il problema reale è nell'azzardo morale insito nel meccanismo stesso.

Il paradosso è singolare: proprio perché la sanità è un servizio di particolare importanza, proprio perché si considera cruciale che l’utente abbia cure mediche di qualità, precisamente questa particolarità dei servizi sanitari viene citata come giustificazione del fatto che la sanità vada affidata allo stato; lo stesso stato che - tutti universalmente concordano – in ogni istanza in cui gestisce qualcosa non lo fa particolarmente bene e non assegna grande valore alla soddisfazione dell’utente finale!

Invece, proprio perché la sanità è così importante e delicata, proprio perché in gioco ci sono la salute e la vita umana, proprio perché è vitale che sia gestita bene, sarebbe il caso che lo stato stia fuori e lasci fare alla libera collaborazione tra gli uomini. Però la crucialità stessa della sanità fa sì che sia più facile, per la gente superficiale, cadere vittima della propaganda, e farsi convincere di quanto si è magnanimi a favorire un sistema di sanità pubblica ed egoisti a rifiutarlo. Pochi si fermano a pensare che quella propaganda è molto verosimilmente appoggiata e finanziata da gruppi che guadagnano enormemente dal fatto che la sanità sia pubblica.

La maggior parte della gente preferisce non vedere ciò che è sotto gli occhi di tutti continuamente, perché aprire gli occhi significherebbe trovarsi nella posizione scomoda di non potersi allineare all'opinione dominante (anatema!) senza intimamente vergognarsi di sostenere un sistema disumano.

Un libertario, o chiunque abbia approfondito l'analisi di von Mises e altri sulle relazioni causa-effetto nella società, ha imparato a guardare alle cose senza curarsi degli slogan di facile presa; non potrebbe essere sinceramente a favore di un sistema di sanità pubblica neanche se volesse! Sa cosa comporta la sanità pubblica, lo vede confermato continuamente, e, a costo di venire costantemente accusato di "egoismo", preferisce non doversi vergognare di se stesso.

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Sul sito mises.org si può leggere questo classico articolo (What Soviet Medicine Teaches Us), scritto da un ex funzionario russo che ha lavorato con Gorbaciov, è facile e non troppo lungo. E' molto istruttivo e non tratta esclusivamente della sanità sovietica.

 

(Maria Missiroli, luglio 2014)

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[Naturalmente ci sono innumerevoli altri aspetti della sanità inerenti il confronto pubblico/privato. Se qualcuno ha qualche dubbio o obiezione che  vorrebbe vedere trattato può chiederlo inviando un commento]

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