(2 febbraio 2018)

Questa storia non mi darà tregua. So già che sono destinata a pensarci e ripensarci. È un paradosso che lascia frastornati.

A novembre ho scritto "Perché non sono anarco-capitalista" dopo aver passato a pensarci non so più quanto tempo. Questo è un addendum. Temo non sarà l'ultimo.

Qualche giorno fa, mi sono imbattuta in un articolo di Carlo Lottieri. Si tratta di un articolo accademico, e senz'altro Lottieri è più piacevole da leggere quando scrive ad un altro livello. Il contenuto mi ha fatto ripiombare a scervellarmi in questa storia di 'anarco-capitalismo sì o no'.  Lottieri è bravissimo, forse il più bravo autore liberale in Italia. E anche lui è anarco-capitalista!

L'articolo si intitola "Il libertarismo non è un'utopia", dove per "libertarismo" si intende "anarco-capitalismo".  Qualche volta la stessa sovrapposizione di significati (non corretta) si usa anche in America, ma lì non possono usare "liberal". In Italia "liberale" ha ancora più o meno il significato classico, quindi non è insolito che "libertario" indichi qualcosa in più.

L'articolo contiene, naturalmente, innumerevoli riflessioni molto interessanti. Però ho cercato a lungo il cuore della questione: come funzionerebbe la giustizia in una società con "agenzie di giustizia" in competizione? Nulla, se non l'affermazione che anche la giustizia funzionerebbe più o meno come altri servizi sul mercato. Non ho trovato neanche qualcosa di analogo alla trattazione di Rothbard che ho citato a novembre. Lottieri sottolinea che giustizia e sicurezza sono diversi dagli altri servizi, citando Molinari, però afferma  che "una pluralità di agenzie... è da preferirsi":

Il cuore della riflessione di Molinari è elementare e per questo solidissimo: egli muove dalla tesi che se la concorrenza è generalmente considerata auspicabile per la produzione di ogni tipo di beni e servizi, non vi è motivo di ritenere che essa non possa essere vantaggiosa anche nell’ambito della produzione della sicurezza e, quindi, della stessa giustizia".

Lo studioso franco-belga sembra non vedere come il bene “protezione” sia di un genere del tutto particolare. La fornitura della pace, dell’incolumità e della tutela dei titoli di proprietà, in effetti, implica l’ordine politico-giuridico.

Un mercato concorrenziale dell’erogazione di un bene generico come l’acqua è facilmente concepibile, perché esso verrebbe comunque a collocarsi entro un ordine legale. La differenza essenziale tra acqua e protezione, in questo caso, sta nel fatto che la produzione della seconda pone in essere ciò che per distribuire commercialmente la prima è già dato come scontato. Un autentico mercato della produzione della protezione implica già, per certi aspetti, un società giuridica ed il prevalere della rule of law.

La scommessa dei libertari sta quindi nel far comprendere ai propri interlocutori come una pluralità di agenzie protettive (con loro corti di giustizia, eserciti, polizie) sia da preferirsi ad un ordine monopolistico e come essa possa ragionevolmente fare emergere una società di diritto, sostanzialmente retta da agenzie incaricare di “assicurare” la tutela e l’incolumità dei singoli.

(Proporrei che, per il momento, la scommessa dei libertari sia soprattutto di comprenderlo loro!)

Lottieri fa riferimento all'"autodifesa", sottolineando che:

Già oggi, d’altra parte, le società di consolidata tradizione liberale – dalla Svizzera agli Stati Uniti – continuano ad essere caratterizzate dal fatto che un gran numero di cittadini dispone di strumenti personali di difesa. Se sul piano storico il disarmo della società è stato uno dei passaggi cruciali nel lungo processo che ha portato una piccola classe politica a trionfare sull’intera società, appare evidente che un ordine di libertà comporta che gli individui si riapproprino completamente del loro diritto all’autodifesa.

Allora provo a evidenziare di nuovo il nocciolo del problema. Per i libertari, il diritto all'autodifesa è sacrosanto, così come quello di possedere armi. Nella società italiana di oggi, il diritto alla legittima difesa è continuamente calpestato: vediamo gente condannata per essersi difesa da ladri penetrati nelle loro case. Provate a difendere qualcuno da un'aggressione violenta in corso e rischiate l'arresto. In una società libertaria, la legittima difesa di fronte all'aggressione sarebbe riconosciuta immediatamente. Ci sono discussioni (teoriche) tra i libertari sul diritto per un negoziante che scopre un ladro a rubare nel suo negozio, ad esempio, di sparargli all'istante.

Però anche in una società libertaria non si può certo sparare a qualcuno perché così vogliamo fare, e poi dire che ci aveva aggrediti. Questa sarebbe plateale aggressione. Chi decide se si tratta di legittima difesa o aggressione? Non c'è mai assoluta certezza nell'esame di avvenimenti trascorsi: è il giudice a decidere come le cose sono andate ("...al di là di ogni ragionevole dubbio..."), per poi emettere la sentenza in base a cosa prevede la legge per quella situazione.

In una società libertaria, la legge e i giudici sarebbero molto rigorosi sul diritto alla legittima difesa. L'"eccesso di legittima difesa" esisterebbe, ma per casi in cui qualcuno reagisce praticamente senza alcuna minaccia seria, non certo per qualcuno che spara ad un ladro entrato in casa sua.

Però stiamo parlando comunque di difesa, da un'aggressione in corso o da una seria minaccia imminente. Non stiamo parlando di rappresaglia. Il fatto è che l'anarco-capitalismo, con le sue "agenzie di giustizia in competizione", cioè con più giurisdizioni sullo stesso territorio, finisce col sancire in pratica il diritto a farsi giustizia da soli. È questa la conseguenza logica delle "agenzie di giustizia in competizione".

Ora, nella società attuale, quello che succede è che, per quanto il diritto alla legittima difesa sia spesso calpestato, esso è previsto e applicato. Ma se si va a cercare qualcuno e gli si spara perché lo si ritiene colpevole di un delitto, questo è un reato anche se la persona colpita è effettivamente colpevole. Si possono poi avere tutte le attenuanti del caso, ma di reato si tratta. È il principio del diritto al giusto processo e della presunzione di innocenza.

Ecco il problema ridotto all'osso: L'anarco-capitalismo cancella, proprio in linea di principio, cose come il diritto al giusto processo, la presunzione di innocenza, "la legge è uguale per tutti", "è meglio che un colpevole rimanga impunito piuttosto che un innocente sia punito".  Sono principi che presuppongono che il giudice degli avvenimenti sia uno solo.

A tutti gli effetti, l'anarco-capitalismo cancella il diritto alla non-aggressione!

La necessità di una forma di stato incompatibile con l'anarco-capitalismo rothbardiano, cioè la necessità della supremazia legale di un unico giudice nella stessa giurisdizione territoriale - se abbiamo l'obiettivo di costruire una società prospera e fiorente -  deriva dallo stesso motivo per cui lo stato tende ad espandersi: molti esseri umani sono attratti dal potere e dall'uso aggressivo del potere per dominare gli altri, se possono farlo impunemente. La concorrenza pacifica sul mercato, basata sulla migliore efficienza di produzione, esiste se il contesto legale disincentiva la violenza per dominare gli altri. Ad esempio, si può notare che le bande che operano in commerci illegali (cioè fuori dall'ambito statale) tendono ad affrontare i problemi concorrenziali in modo piuttosto aggressivo.

Si può anche pensare di riuscire a convincere tutti dell'"impossibilità del calcolo economico nei regimi socialisti". Non è questo che è impossibile.  Si può pensare di convincere tutti della superiorità del principio di non aggressione. Ma non si può evitare che tra gli uomini vi siano differenze di opinione su dove finiscono i propri diritti di proprietà e cominciano quelli degli altri.

Ed ecco il paradosso. Provate a chiedere a qualsiasi persona comune e ne sarà perfettamente consapevole. Probabilmente si chiederà la ragione della domanda. Riterrà ovvio tutto questo.

Parlate invece con persone incredibilmente intelligenti ed informate come Rothbard, Lew Rockwell, Hoppe, Huerta de Soto, Block, Lottieri, eccetera, e vi parleranno di agenzie di giustizia in competizione tra loro.

C'è di che farsi girare la testa. Le persone comuni a volte ritengono ovvie cose completamente assurde. Le persone che reputo più intelligenti ed informate di solito dicono cose giustissime e profonde. In questo stato di cose, non posso far altro che continuare a chiedermi dov'è che sbaglio.

Però c'è anche Ron Paul... Un uomo di parole molto semplici e cortesi, ma una mente lucidissima, più dei professori intellettuali che si trastullano con i paroloni. E Ron Paul ha sempre liquidato la questione così: "mah... quelle forze dell'ordine in competizione.... non mi ha mai convinto molto che possa funzionare....", il che, tradotto dal linguaggio sempre cortese di Ron Paul in linguaggio più colorito, significa: "state dicendo delle str...ate".

La risposta che mi sono data di fronte a questo paradosso è che le persone più informate ed intelligenti sono quelle che meglio colgono l'orrore e l'aggressività dello stato, meglio intuiscono i meccanismi insidiosi e ingannevoli che portano all'espansione inarrestabile dello stato, meglio sanno smascherare la propaganda che fa breccia nella mente delle persone portandole ad accettare e richiedere maggior presenza dello stato.

Come ho scritto a novembre, fa così impressione rendersi conto di tutto questo che forse è naturale pensare all'abolizione dello stato.  Però ancora non ho trovato motivi per cambiare idea: la quantità di abuso tollerato se proviene dallo stato è il più evidente argomento a favore della necessità di esistenza di una forma di stato, non contro.

Solo la moralità e la conoscenza diffuse tra la popolazione possono tenere a bada lo stato. Credo che dovremmo cercare di rendere più giusto il giudice che abbiamo, non di avere più giudici. Una società libertaria è quella in cui la legge e il giudice difendono dall'aggressione, non una in cui ci sono leggi e giudici in concorrenza.

Continuerò ad attendere che qualcuno mi faccia capire come l diritto al giusto processo, la presunzione di innocenza, "la legge è uguale per tutti", siano compatibili con "agenzie di giustizia in competizione",  oppure mi spieghi che, in fin dei conti, non sono principi così essenziali per una società fiorente.

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