L'autodeterminazione viene al primo posto, nonostante quello che pensano alcuni liberali (ma non Mises e Rothbard)

David Gordon (mises.org, 12 ottobre 2017)

Molta gente in Catalogna vorrebbe l'indipendenza dalla Spagna per formare un proprio paese, tuttavia il governo spagnolo ha usato la forza per impedire che ciò accada. Cosa dovrebbero pensare i libertari di questo conflitto? Nel cercare di rispondere a questa domanda, è utile andare a vedere se  Mises e Rothbard possono offrire qualche tipo di guida. Non che tali pensatori debbano sempre essere nel giusto, ma è una scommessa sicura che questi due giganti delle scienze sociali del ventesimo secolo abbiano qualcosa di illuminante da dire.

Mises affronta direttamente questo tema. In Omnipotent Government, egli critica l'illustre liberale spagnolo Salvador de Madariaga per la sua opposizione all'indipendenza catalana. "Se alcuni popoli pretendono che la storia o la geografia diano loro il diritto di soggiogare altre razze, nazioni o popoli, non ci può essere pace. È incredibile quanto siano profondamente radicate queste aggressive idee di egemonia, dominio e oppressione, persino tra i più distinti contemporanei. Señor Salvador de Madariaga condanna le richieste di indipendenza dei catalani e dei baschi, e propugna l'egemonia castigliana sulla base di considerazioni razziali, storiche, geografiche, linguistiche, religiose ed economiche." (Madariaga ebbe vari incarichi, fu professore di spagnolo a Oxford e ambasciatore spagnolo alla Lega delle Nazioni. Lui e Mises erano amici, fino a quando questa disputa non li allontanò.)

I tentativi di sopprimere l'autonomia di un gruppo linguistico distinto, Mises pensava, tendono a portare alla guerra. La pace richiede che a tali gruppi sia permesso scegliere il proprio destino. "È vano indicare ragioni storiche o geografiche a supporto di ambizioni politiche che non sono difendibili in termini di principi democratici. Il governo democratico può salvaguardare la pace e la collaborazione internazionale perché non mira all'oppressione di altri popoli."

Mises estese molto lontano il diritto alla secessione: ogni gruppo che desidera costruire i propri confini dovrebbe essere libero di farlo. "Il diritto all'autodeterminazione riguardo alla questione di appartenenza ad uno stato quindi significa: ovunque  gli abitanti di un particolare territorio, che si tratti di un singolo comune, un'intera provincia e una serie di province adiacenti, rendano noto, tramite un plebiscito liberamente organizzato, di non voler più rimanere uniti allo stato di cui fanno parte in quel momento, bensì desiderino formare uno stato indipendente o annettersi a qualche altro stato, la loro volontà deve essere rispettata e osservata.... Se fosse in qualche modo possibile accordare questo diritto all'autodeterminazione ad ogni persona individuale, dovrebbe essere fatto." (da Liberalism).

Per Mises, quindi, preservare la pace riveste importanza primaria. I gruppi non dovrebbero essere forzati a rimanere in un paese contro la loro volontà. Mises non indica che sia un requisito per la secessione, da parte del gruppo indipendentista, accettare principi libertari, o, come lui avrebbe detto, liberali. Non è un requisito per la secessione neanche favorire istituzioni più libertarie di quelle del paese che il gruppo desidera lasciare. Mises avrebbe avuto poca simpatia per l'opinione, sollevata da alcuni libertari oggi [N.d.T.: tra cui Robert Wenzel, con mia grande sorpresa -- MM], che ci si dovrebbe opporre all'indipendenza catalana perché il governo spagnolo al momento è meno socialista delle autorità regionali catalane.

Rothbard sostenne idee molto simili, sebbene per lui i diritti individuali, piuttosto che evitare i conflitti, siano al cuore della questione sulla secessione. "I confini nazionali possono essere giusti solo fintantoché sono basati sul consenso volontario e sui diritti di proprietà dei membri o cittadini. I giusti confini nazionali sono, quindi, al meglio derivati e non primari: e ciò è ancora più vero per i confini degli stati esistenti, i quali sono, in maggiore o minore grado, basati sull'esproprio coercitivo della proprietà privata, oppure su una mescolanza di esproprio e consenso volontario. In pratica, il modo per avere confini nazionali il più giusti possibile è mantenere e avere caro il diritto alla secessione: il diritto di differenti regioni, gruppi o nazionalità etniche di separarsi dall'entità più grande, di creare la loro nazione indipendente. Solo sostenendo vigorosamente il diritto alla secessione il concetto di autodeterminazione  nazionale può essere qualcosa di più di un falso fraudolento." (Giusti confini e autodeterminazione nazionale)

Rothbard aveva poco riguardo per la nozione, sostenuta da alcuni libertari, secondo la quale dal momento che solo gli individui esistono, le nazioni non hanno significato. "Non dobbiamo cadere in una trappola nichilista. Se è vero che solo gli individui esistono, gli individui non esistono come atomi isolati e sigillati ermeticamente. Gli statalisti tradizionalmente accusano i libertari e gli individualisti di essere 'individualisti atomistici', e quest'accusa, si spera, è sempre stata sbagliata e mal concepita. Gli individui possono essere l'unica realtà, ma si influenzano l'un l'altro, passati e presenti, e tutti gli individui crescono in una cultura e una lingua comuni." Come Mises, Rothbard non richiede che un gruppo sia di orientazione liberale classica per poter chiedere l'indipendenza. Se non lo è, non è una bella cosa; però i membri del gruppo non perdono per questo il loro diritto a formare una nuova associazione politica.

Si potrebbe obiettare a Mises e Rothbard lungo queste linee: Non possiamo forse immaginare situazioni in cui la secessione avrebbe conseguenze molto cattive? Dovremmo sostenere la secessione, sia quel che sia? Il punto di vista di nessuno dei due richiede questo. Troppo spesso i libertari ricercano una politica geometrica, in cui principi assoluti conseguono rigidamente dal principio di non aggressione. Tali deduzioni non sono appropriate, e Mises e Rothbard entrambi ritenevano  essenziale applicare i principi libertari alle circostanze particolari con il dovuto giudizio pratico. Facendo così, essi sostenevano, essere a favore della secessione è quasi sempre il corso da preferire.

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Nota (22/10/17) -- MM

In questi giorni in cui la Catalogna è di nuovo sotto i riflettori, rimango stupita di leggere in continuazione commenti contro l'indipendenza catalana anche da chi si professa liberale. L'aggressività dello stato spagnolo è sotto gli occhi di tutti; l'oggetto di tale aggressività sono naturalmente i soldi delle tasse dei catalani, non sottili questioni costituzionali o nazionaliste (fosse stato così, il governo centrale avrebbe risolto la questione concedendo maggiore autonomia fiscale). Il governo spagnolo sembra intenzionato addirittura ad usare la forza pur di continuare a rastrellare le tasse in Catalogna.

Il fatto che parte della coalizione indipendentista sia marxista e parli a vanvera non cambia il principio. La coalizione stessa, inoltre, è formata da forze politiche ideologicamente molto diverse tra loro. Il partito del presidente Puidgemont e del precedente presidente Mas non è di sinistra.

Non ha senso opporsi all'indipendenza sulla base del fatto che il possibile governo indipendente sarà ancora più dispotico di quello centrale, come fa ad esempio Robert Wenzel su TargetLiberty nonostante questo articolo di Gordon (amico di Wenzel) su mises.org. Oltretutto, che il governo indipendente sia più dispotico è tutto da dimostrare, mentre l'aggressività attuale è molto reale.

Il governo di uno stato piccolo difficilmente può essere molto dispotico. Il fatto che il partito al governo in Spagna sia meno socialista di parte della coalizione indipendentista catalana non vuol dire assolutamente nulla. O si è contro l'aggressione e a favore dell'autodeterminazione, oppure no;  non mi sembra molto coerente, al primo vero test, cominciare ad accampare scuse e distinguo per non difendere i propri principi. L'indipendenza non identifica una linea di governo del nuovo stato, chiunque siano i politici che promuovono la secessione dallo stato più grande.

Quest'estate Jeff Deist ha parlato chiaramente di libertarismo e autodeterminazione in Per un nuovo libertario.

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