di Llewellyn H. Rockwell, Jr. (da LewRockwell.com, 2 agosto 2014)

"Le luci si spengono in tutta Europa", notoriamente disse Sir Edward Grey alla vigilia della Prima Guerra Mondiale. "Non le vedremo accese di nuovo per tutta la nostra vita".

Questa settimana cento anni fa l'Austria-Ungheria dichiarò guerra alla Serbia, mettendo in moto l'indicibile calamità che i contemporanei chiamarono la Grande Guerra. Morirono più di 10 milioni di persone, molte di più secondo alcune stime.

I numeri, anche quelli sconvolgenti come questo, a stento possono trasmettere la profondità e la portata della distruzione. La guerra fu una strage continuata di proporzioni devastanti. A decine di migliaia morirono in campagne che spostarono il fronte solo di metri. Fu la Prima Guerra Mondiale a darci il termine “basket case”, con il quale si intendeva un amputato quadruplo.  Strumenti di guerra ora familiari divennero di uso comune: la mitragliatrice, il carro armato, persino il gas velenoso. Raramente il macchinario di distruzione insensata da parte dello Stato è stato in mostra in modo più macabro.

Il pendolo degli studi storici sta ora tornando indietro, nella direzione secondo la quale i tedeschi avrebbero realmente commesso atrocità in Belgio, sebbene forse non proprio così raccapriccianti come le storie di neonati passati alla baionetta diffuse in America nei primi tempi della guerra. Dall'altro lato, un numero ampiamente maggiore di tedeschi, con stime fino a 750.000, morirono a causa del blocco alimentare degli inglesi, il quale violava norme di condotta internazionale allora vigenti da lungo tempo anche in tempo di guerra.

L'apparato di propaganda di Stato raggiunse vette mai viste prima. Intere popolazioni furono sistematicamente demonizzate per servire i promotori della guerra. Il denaro onesto fu abbandonato per ritornare solo brevemente e in forma azzoppata nel periodo tra le due guerre.

Certamente, alcuni socialisti si opposero alla guerra, dal momento che metteva le classi operaie del mondo una contro l'altra. Altri, intossicati dallo spirito nazionalista, abbandonarono il socialismo (almeno nei suoi aspetti internazionalisti) e si tuffarono nella guerra con entusiasmo. Tra questi: Benito Mussolini.

Tuttavia a stento esiste un'atrocità causata dagli Stati che un altro Stato, nel nome della pace, non possa rendere indescrivibilmente peggiore.

L'intervento voluto da Woodrow Wilson, contro la volontà della maggioranza degli americani - non fosse stato così, né la coscrizione né la propaganda senza sosta sarebbero state necessarie - fu una delle decisioni più catastrofiche mai prese, da chiunque. Diede il via ad una sequenza di eventi le cui conseguenze riverberarono per tutto il ventesimo secolo.

Si può sostenere, in modo non solo plausibile ma seriamente convincente, che in assenza dell'intervento di Wilson l'intera litania degli orrori del ventesimo secolo avrebbe potuto essere evitata. Senza una pace punitiva, che solo l'intervento di Wilson rese possibile, i nazisti non avrebbero avuto alcun elettorato naturale e nessuna strada verso il potere. La Rivoluzione Bolscevica, che riuscì solo per l'impopolarità della guerra, probabilmente non sarebbe avvenuta se la promessa del supporto americano in arrivo non avesse fatto continuare la guerra.

Persino George Kennan, un pilastro dell'establishment, ammise in retrospettiva: "Oggi, se avessimo la possibilità di avere di nuovo la Germania del 1913 - una Germania governata da gente conservatrice ma relativamente moderata, niente nazisti né comunisti - una Germania vigorosa, piena di energia e fiducia, in grado di nuovo di avere un ruolo nel controbilanciare il potere della Russia in Europa, in molti modi non sarebbe così male."

Nel frattempo, il collasso turco, scrive Philip Jenkins, portò alcuni musulmani a ricercare una base differente sulla quale unificarsi, e questo a sua volta ha incoraggiato le forme islamiche più illiberali.

Oh, ma tutti sono contro la guerra, giusto?

Sì, praticamente tutti annuiscono superficialmente verso la tragedia della guerra, dicendo che la guerra è solo l'ultima spiaggia, e che tutti sinceramente si rammaricano di dover andare in guerra.

Però la guerra è al cuore di molta ideologia moderna. Per anni, Theodore Roosevelt aveva esultato alla prospettiva di guerra. La pace era per i deboli e gli apatici. Le fatiche della guerra erano una scuola di disciplina e virilità, senza la quale le nazioni degenerano. I fascisti, a loro volta, sollecitarono i loro paesi ad adottare per uso domestico gli schemi della vita militare: regimazione, limitazioni al dissenso, perseguimento comune di un singolo scopo, formale riverenza per Il Leader, la subordinazione di tutte le altre lealtà a favore della lealtà allo Stato e la priorità dell'"interesse pubblico" sui meri interessi privati.

Se la destra fascista è stata giustamente associata al militarismo, non è certo perché la sinistra rivoluzionaria sia stata meno dedita alla violenza organizzata. Robert Nisbet scrisse: "Napoleone è stato il modello perfetto sia di rivoluzione sia di guerra, non semplicemente in Francia ma in quasi tutta l'Europa e persino oltre. Marx e Engels erano entrambi appassionati studiosi della guerra, apprezzandone profondamente le potenzialità riguardo ai cambiamenti istituzionali su larga scala. Da Trotsky con il suo Red Army, fino a Mao e Chou En-lai in Cina oggi, l'uniforme del soldato è l'uniforme del rivoluzionario."

Da parte loro, coloro che associamo al progressismo negli Stati Uniti, con solo una manciata di eccezioni, all'unanimità erano a favore dell'intervento in guerra. Erano a favore dell'intervento non solo per lo spirito bipartisan per cui l'America sarebbe moralmente superiore, che esiste da sempre, ma anche precisamente perché essi sapevano che la guerra significava uno Stato più ampio e più intrusivo. Sapevano che avrebbe reso la gente assuefatta all'idea di poter essere chiamati a realizzare il programma dello Stato, qualunque fosse.

Murray N. Rothbard formulò l'accusa ai Progressisti su questa base. Aggiunse che il punto di vista standard degli storici per il quale la Prima Guerra Mondiale segnò la fine del Progressismo era esattamente a rovescio: la Prima Guerra Mondiale, con la sua pianificazione economica, l'impeto che diede alla crescita del governo, la denigrazione della proprietà privata e delle faccende ordinarie della vita borghese, rappresentò il culmine di tutto ciò che il movimento progressista rappresentava.

Al contrario, la guerra è l'esatta negazione del credo libertario. Impedisce la divisione del lavoro internazionale. Tratta gli esseri umani come strumenti a perdere al servizio dell'ambizione dello Stato. Danneggia il commercio, il denaro sano e la proprietà privata. Produce come risultato l'aumento del potere dello Stato. Pretende di mettere il grande sforzo nazionale al posto degli interessi privati di individui liberi. Ci spinge a solidarizzare non con gli uomini come noi nel mondo, bensì con il manipolo di persone che si trovano ad amministrare l'apparato statale che ci governa.  Siamo incoraggiati a sventolare le bandiere e cantare le canzoni dei nostri defraudatori, mentre le povere anime dall'altra parte della guerra fanno lo stesso.

Nelle mani del commercio e del mercato, i frutti della civilizzazione capitalistica fanno crescere gli standard di vita, sollevando la gente dall'indigenza. Però non ci si può fidare della classe politica quando dispone di queste cose buone. Proprio il successo dell'economia di mercato ha comportato una maggiore quantità di risorse a disposizione dei promotori della guerra. Come scrisse Ludwig von Mises in Nation, State, and Economy (1919):

La guerra è divenuta più spaventosa e distruttiva di come sia mai stata perché ora è combattuta con tutti i mezzi della tecnica altamente sviluppata creata dalla libera economia. La civilizzazione borghese ha costruito ferrovie e centrali elettriche, ha inventato esplosivi e aeroplani, per creare prosperità. L'imperialismo ha messo gli strumenti di pace al servizio della distruzione. Con i mezzi moderni sarebbe facile spazzare via l'umanità in un sol colpo. Nella sua follia orribile Caligola espresse il desiderio che l'intero popolo romano avesse una sola testa così da poterla annientare. La civilizzazione del ventesimo secolo ha reso possibile per la follia delirante dell'imperialismo moderno realizzare simili fantasie sanguinarie. Premendo un pulsante si possono distruggere migliaia di uomini. E' stato il destino della civilizzazione non essere in grado di mantenere i mezzi esterni che aveva creato fuori dalle mani di quelli rimasti estranei allo spirito della civilizzazione stessa. Per i tiranni moderni le cose sono molto più facili di quanto siano state per i loro predecessori...

Non c'è nulla di più facile al mondo di essere contrari ad una guerra finita molto tempo fa. Non richiede alcun reale coraggio essere contro alla guerra del Vietnam nel 2014. Quello che richiede coraggio è essere contrari ad una guerra mentre viene combattuta - quando la propaganda e l'intimidazione del pubblico sono al loro apice - o anche prima che la guerra scoppi in primo luogo. Con la memoria della catastrofe morale e materiale che fu la Prima Guerra Mondiale di fronte a noi cento anni dopo, impegniamoci a mai più farci ingannare e sfruttare dallo Stato e dai suoi trastulli violenti.

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Nota [MM]
La Prima Guerra Mondiale, del cui avvio ricorre il centesimo anniversario questa settimana, segnò il suicidio dell'Europa e l'affermazione dell'imperialismo americano, che dura tuttora. La creazione della Federal Reserve nel 1913 fu il fondamentale preludio che rese possibile l'intervento americano e l'esito finale della guerra. La Seconda Guerra Mondiale può essere definita come l'episodio finale della Prima Guerra Mondiale.

Mentre l'UE, completamente asservita all'impero americano, silenziosamente abroga il bando all'invio di armi all'esercito ucraino, collaborando al progetto di fomentare una guerra contro la Russia, spero che le bellissime parole di Lew Rockwell aiutino almeno un po' ad alimentare un lume nelle coscienze che possa diffondersi ancora più velocemente di quanto sta già avvenendo.

 

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