di Daniel Sanchez (da LewRockwell.com , 25 giugno 2014)

In un episodio dei Simpsons, una specie invasiva di iguana viene introdotta a Springfield. Alla fine dell'episodio, le iguana sono sono felicemente adottate dal governo locale, perché mangiano gli odiati piccioni. Ciò conduce al seguente dialogo tra Principal Skinner e Lisa Simpson:

SKINNER: Bé, avevo torto. Le iguana sono un dono di Dio.

LISA: Non è forse un po' poco lungimirante? Cosa succederà quando saremo invasi dalle iguana?

SKINNER: Nessun problema. Semplicemente sguinzaglieremo ondata dopo ondata di serpenti cinesi. Spazzeranno via le iguana.

LISA: Ma i serpenti non sono ancora peggio?

SKINNER: Sì, ma siamo preparati a questo. Ci siamo premuniti di un fantastico tipo di gorilla che si nutre di carne di serpente.

LISA: Ma allora siamo fregati con i gorilla!

SKINNER: No, questa è la parte meravigliosa. Quando arriva l'inverno, i gorilla spontaneamente muoiono di freddo.

Questo dialogo ricorda la filastrocca per bambini sulla vecchina che prima ingoiò una mosca, poi una serie di creature di dimensioni crescenti - ogni creatura ingoiata affinché catturasse la precedente - fino al punto che la vecchina morì.

Verso lo Stato Pianificatore Totale

E' anche una facile illustrazione dell'intuizione di Ludwig von Mises sulla tendenza ad amplificarsi che hanno tutti gli interventi governativi all'interno del mercato, producendo una spirale malefica verso il socialismo. In Human Action, Mises scrisse:

Tutte le varietà di interferenza sui fenomeni di mercato non solo non riescono ad ottenere gli obiettivi a cui sono mirate, ma conducono ad uno stato di cose che - proprio dal punto di vista dei valori invocati da chi è favorevole a tale interferenza  -  è meno desiderabile del precedente stato di cose, per modificare il quale l'interferenza è stata progettata. Se l'intenzione è correggere gli esiti manifestamente inadeguati e irragionevoli dei primi atti di intervento tramite l'aggiunta di sempre più atti di questo tipo, si deve intervenire sempre più estesamente, fino a quando l'economia di mercato è interamente distrutta e sostituita da socialismo.

In un brillante esempio di ragionamento economico nel suo classico saggio “Middle-of-the-Road Policy Leads to Socialism,” Mises mostrò come anche un intervento in apparenza minore come fissare il prezzo massimo del latte condurrebbe inevitabilmente a socialismo conclamato, se il governo lo perseguisse fino alle amare conclusioni e intraprendesse ulteriori interventi per cercare di affrontare tutte le conseguenze negative di quell'intervento e di tutti gli interventi successivi. Perciò Mises definì l'interventismo "un metodo per la realizzazione del socialismo per passi successivi".

Questo circolo vizioso non riguarda solo gli interventi in economia. Si può vedere in ogni violazione dei diritti di proprietà, incluso il diritto alla proprietà di se stessi. Questo avviene perché il sistema di proprietà libertario è la situazione ideale per il controllo delle risorse da parte di alleati nell'eterna guerra alla scarsità. Ogni violazione di questo ordine necessariamente conduce al degrado della divisione del lavoro civilizzatrice, al perseguimento di obiettivi incompatibili e a conflitti crescenti e inconciliabili.

Nella vita reale, oltretutto, non c'è alcuna "parte meravigliosa", nessun colpo da maestro come intervento finale, senza effetti collaterali dannosi, come i gorilla che muoiono di freddo. Nella vita reale, la situazione è più analoga ai rospi delle canne introdotti nel Queensland per tenere sotto controllo la popolazione di coleotteri: questi rospi non mostrarono alcun appetito per le larve di coleotteri, però finirono per invadere gran parte dell'Australia. L'unico modo per rallentare o fermare il circolo vizioso dell'interventismo è rallentare o fermare gli interventi.

Verso lo Stato Balia Totale

Un esempio intollerabilmente orribile di questo circolo vizioso riguarda la sicurezza dei bambini sulle automobili. Negli anni '80 e '90 il governo americano cominciò a fare pressioni per l'installazione di airbag, rendendo alla fine obbligatori due airbag anteriori su tutte le nuove automobili. Questi airbag si rivelarono mortalmente pericolosi per i bambini piccoli, uccidendone un centinaio negli anni '90. Per affrontare le conseguenze pericolose di questo intervento, i governi statali cominciarono a raccomandare, di nuovo rendendolo alla fine obbligatorio, che i bambini e i loro seggiolini di sicurezza fossero posizionati sul sedile posteriore. Questo ulteriore intervento provocò un drammatico aumento del numero di tragedie che accadono quando genitori per qualche ragione sovrappensiero dimenticano i loro piccoli, fuori vista, in macchina in un giorno caldo, lasciandoli soffocare dal caldo fino alla morte in orribile agonia. [...] L'anno scorso è capitato a 43 bambini in totale.

Una buona parte della colpa per queste morti indicibilmente orribili di preziosi piccoli bambini deve essere attribuita ai tecnocrati e regolatori del maledetto stato balia, che in primo luogo li hanno messi fuori vista nel sedile di dietro.

Gli individui su cui ricade il peso delle decisioni riguardo alla loro persona, alle loro famiglie e alla loro proprietà sono quelli più idonei a cercare consigli e alla fine prendere quelle decisioni; qualsiasi altra cosa è affetta da azzardo morale. [...]

Naturalmente la spirale dell'interventismo non si ferma qui. Ora, in risposta a questo fenomeno, genitori che fanno un salto al negozio per un minuto, in un'area sicura, sono minacciati di vedersi togliere l'affidamento dei figli in modo permanente dallo stato. Si veda, per esempio, il caso di Kim Brooks, che ha raccontato recentemente su salon.com la storia delle sue traversie con polizia, corti di giustizia e servizi sociali per aver lasciato il figlio aspettare in macchina 5 minuti, senza alcun problema né pericolo; il fatto è stato videoregistrato e denunciato alla polizia da un impiccione di passaggio. [...] 

Se lo stato dovesse perseguire il suo obbligo di airbag fino in fondo, e intraprendere interventi per cercare di affrontare tutte le conseguenze negative, e poi le conseguenze negative di tutti gli interventi successivi, si arriverebbe alla fine allo Stato Balia Totale, con bambini totalmente imballati e impacchettati, e tuttavia ancora in pericolo, oltreché essenzialmente nazionalizzati; allo stesso modo di come fare lo stesso fissando un prezzo massimo per il latte condurrebbe allo Stato Totale Pianificatore Economico (socialismo).

[...]

Verso lo Stato Prigione Totale

In politica estera, le conseguenze negative che risultano dalla violazione dei diritti di proprietà (inclusa la proprietà di se stessi) di stranieri sono comunemente definite come "blowback". Uno dei più importanti risultati ottenuti da Ron Paul è stato insegnare a milioni di americani il concetto di "blowback" in un cruciale botta-e-risposta con Rudolph Giuliani, "il sindaco dell'11 settembre", durante un dibattito televisivo per le primarie repubblicane del 2008, il 15 maggio 2007.

Come Ron Paul ha spiegato a Giuliani e al mondo, gli attacchi terroristici come quelli perpetrati da Osama Bin Laden e da Al-Qaeda sono stati "blowback" derivante dalla nostra politica estera interventista di assassinio, ingerenza e caos in Medio Oriente. Questo, naturalmente, non è mai inteso come scusa o giustificazione per la malvagia criminalità di quegli attacchi. E' solo per mettere in guardia e spiegare perché, quando si perseguita un intero popolo, non ci si dovrebbe stupire se qualcuno di quel popolo diventa così radicale da diventare un criminale che cerca di far vittime in ritorsione.

Il terrorismo non è solo "blowback di rappresaglia", ma è anche "blowback" nel senso di "nodi che vengono al pettine", in quanto sia Bin Laden che i suoi protettori talebani avevano imparato i loro metodi nella guerra in Afghanistan contro i sovietici, sponsorizzata dagli Stati Uniti, e Bin Laden potrebbe essere stato persino finanziato dagli Stati Uniti e addestrato dalla CIA.

   Bin Laden lodato dalla stampa inglese nel 1993.

Purtroppo, sebbene il messaggio sia risultato chiaro a migliaia di americani latentemente libertari, l'establishment di Washington ne fu completamente impermeabile, continuando ostinatamente dopo l'11 settembre ad incrementare lo stesso interventismo che ha condotto all'11 settembre in primo luogo. Il risultato, come Ron Paul ha predetto, è stato una pioggia di "blowback".

Prima della guerra in Iraq, nonostante le bugie del partito della guerra che affermano il contrario, in Iraq praticamente non c'era nessuna presenza di Al-Qaeda. Attraverso l'invasione sanguinaria, la brutale occupazione, l'alienazione della popolazione sunnita tramite la "de-Baathificazione" e l'alleanza con gli sciiti in una sanguinaria guerra civile, gli Stati Uniti hanno provocato l'insurrezione sunnita, nella quale una radicalizzata "Al Qaeda in Iraq” (AQI) ha potuto nascere e svilupparsi praticamente dal nulla.

Poi, nel 2011, la destabilizzazione della ragione causata dalla guerra ha innescato una "primavera araba", un'ondata di ribellioni largamente islamiche contro dittatori secolari, incluso Bashar al-Assad in Siria. Gli Stati Uniti e l'AQI se ne sono avvantaggiati schierandosi entrambi con la ribellione. Gli ufficiali statunitensi sapevano che alcuni dei ribelli a cui fornivano supporto erano radicali jihadisti alleati di AQI, tuttavia hanno continuato ad aiutarli ugualmente. Sebbene il governo degli Stati Uniti in passato avesse incaricato Assad di dare la caccia e torturare islamisti, il dittatore secolare era ora caduto dalla grazia. Gli Stati Uniti erano ben disposti a fomentare una guerra civile in cui sono morte più di 230.000 persone e a dare supporto proprio al movimento di islamisti radicali che in realtà intendono attaccarci, per cercare di rovesciare un regime che non ci ha mai minacciato e mai potrebbe farlo. Il presidente Obama e il Segretario di Stato John Kerry hanno persino spinto, senza successo, per aiutare l'opposizione con attacchi aerei contro Assad, cioè ricoprendo un ruolo che Dennis Kucinich ha appropriatamente deriso come "Al Qaeda’s air force.”

AQI, ora chiamata lo Stato Islamico di Iraq e Siria (ISIS), è floridamente cresciuta nella guerra fomentata dagli Stati Uniti, acquisendo territori, reclute, esperienza in battaglia e armi americane. Così rafforzato, l'ISIS è quindi tornato in Iraq e, in uno dei più spettacolari esempi di blowback nella storia, ha conquistato le città dell'ovest, quasi fino alle porte di Bagdad. I gorilla di Skinner si sono rimpinzati di serpenti cinesi, sono sopravvissuti all'inverno e ora stanno invadendo Springfield. [...]

     Fonte: Wikipedia

Quindi ora gli Stati Uniti, in aggiunta a continuare il supporto ai tentativi dell'odiato governo sciita di comandare i sunniti, sta considerando il lancio di attacchi aerei su aree sunnite, i quali, uccidendo innocenti e distruggendo risorse di cui c'è disperato bisogno, non farebbero altro che radicalizzare ulteriormente l'insurrezione e la popolazione in generale, rafforzando il controllo dell'ISIS sulla leadership di quelle aree.

Il blowback ricorda la favola di Esopo su Ercole e Eride, la dea della discordia.

"Ercole si stava facendo strada attraverso un passaggio stretto. Vide qualcosa che sembrava una mela a terra e cercò di farla a pezzi con la sua clava. Dopo essere stata colpita dalla clava, la cosa crebbe fino a raddoppiare le sue dimensioni. Ercole la colpì di nuovo con la clava, anche più forte di prima, e la cosa si espanse allora a dimensioni tali da bloccargli la strada. Ercole lasciò cadere la clava e rimase fermo, esterrefatto. Atena lo vide e disse: "O Ercole, non essere così sorpreso! La cosa che ti ha portato in confusione è Aporia (senza soluzione) e Eride (discordia). Se la lasci stare, rimane piccola; ma se decidi di combatterla, allora si gonfia e da piccola diventa grande."

Come fu cercando di fare a pezzi la mela di Eride, così è stato mettendo il bastone fra le ruote e martellando un'intera regione del mondo con interferenza arbitraria e punizione collettiva (la politica estera promossa da Michael Leeden, Fareed Zakaria e Thomas Friedman), in reazione agli atti di una manciata di terroristi che rappresentano blowback.

Fonte: Of Mice and Mud.http://noodledoodles.net/2014/06/19/all-the-kings-horses-and-all-the-kings-men/

Da 11 anni il governo statunitense corre da fuoco a fuoco nel mondo musulmano con in mano un erogatore di benzina. E tutto questo rincorrere-e-innescare blowback ha forse reso il popolo americano più sicuro? Proprio l'opposto. Prima della guerra in Iraq, c'era solo qualche dozzina di jihadisti seguaci di Bin Laden nel mondo, e praticamente zero nell'Iraq stesso. Ora, sono migliaia a dilagare incontrollati in Iraq e Siria, ricchi di uomini, terra, petrolio, oro e armati fino ai denti di missili Stinger, Humvee e altre armi americane. L'amministrazione Bush, i neocon, la lobby israeliana e i media dell'establishment hanno inventato una minaccia immaginaria in Iraq per vendere la loro guerra, poi attraverso quella guerra hanno reso reale l'immaginario.

E il problema non è per nulla limitato all'Iraq. La politica estera americana sta allevando nuovi terroristi e creando simpatia per i terroristi esistenti in tutto il mondo musulmano. Provate solo ad immaginare di essere un pakistano o uno yemenita che vive sotto il ronzio periodico di droni sopra la testa, poi può vedere il figlio fatto a pezzi mentre raccoglie legna o a un matrimonio, la sorella incinta colpita da un proiettile alla testa in un raid dei comandi speciali, oppure il fratello torturato a morte in una prigione segreta. Gli americani amanti del genere di film di azione incentrati sulla vendetta non avrebbero difficoltà a comprendere la rabbia che queste atrocità possono generare, se non fossero così bravi a disumanizzare gli uomini con stereotipi come "vestiti strani" e "nomi assurdi".

Il blowback da parte di una manciata di terroristi è stato sufficiente ad indurre gli americani a fare un grande balzo avanti verso lo Stato Prigione, rinunciando a molte libertà in patria e acconsentendo a guerre multiple all'estero. Ora che, grazie alla politica estera americana, ci sono così tanti terroristi in più, forniti di molte più risorse, pensate a tutti gli interventi ulteriori di stato di sicurezza e di guerra che potrebbero essere intrapresi per "affrontare" in modo controproducente l'accresciuta minaccia, specialmente dopo la prossima volta che diventerà qualcosa di più di una minaccia. E poi pensate al terrorismo di blowback derivante da quelli e da ancora ulteriori interventi.

Se lo Stato dovesse perseguire la guerra in Iraq fino alle conclusioni ultime, intraprendendo interventi per cercare di affrontare tutto il blowback, così come il blowback da quegli interventi e da tutti i successivi interventi, si arriverebbe allo Stato Prigione Totale, proprio come fare lo stesso fissando il prezzo massimo del latte condurrebbe alla fine allo Stato Totale Pianificatore Economico (socialismo), e fare lo stesso con l'obbligo di airbag condurrebbe allo Stato Balia Totale.

Conclusione

La filosofia dell'interventismo applicata a qualsiasi area di interazione umana produce una spirale verso il basso, il cui logico punto di arrivo finale è lo Stato Totale. E' così perché lo Stato, come disse Robert LeFevre, "è una malattia mascherata da sua stessa cura". Per concludere, così come abbiamo cominciato, con un riferimento ai Simpson, lo Stato merita una parafrasi di una dedica di Homer Simpson all'alcool:

“Allo Stato, la causa di, e la ‘soluzione’ a, tutti i problemi della vita.”

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[Qualche commento - MM]
Ho tradotto questo difficile articolo di Sanchez (in parte un po' accorciato) perché il tema generale mi sembra importantissimo. Risulterà molto chiaro a chi conosce il pensiero di von Mises, probabilmente astruso a chi non ha mai riflettuto su questi meccanismi. L'autore mostra come si può arrivare al totalitarismo per passi successivi, in se stessi di apparenza quasi innocua, fatti accettare tramite propaganda ad una popolazione distratta, mentre di facciata si continua a parlare di libertà.
Il ragionamento di von Mises da cui l'articolo prende spunto, riferito agli interventi in economia, è quello che più lascia inizialmente perplessi chi comincia ad addentrarsi nel pensiero di von Mises, e quello che gli valse accuse di intransigenza da tutti i fronti. "Libero mercato o socialismo conclamato, non esiste una terza via!", si arrabbiava von Mises, di fronte ad ogni idea in economia che identificasse come soluzione migliore un mercato tendenzialmente libero, con qualche istanza di intervento statale, in settori selezionati dell'economia. Il fatto è che ogni intervento in economia crea una situazione che ad un certo punto richiede ulteriori interventi se si vuole mantenere l'intervento iniziale, portando per logica conseguenza al socialismo. "Un po' di intervento", in breve, non è una situazione stabile.
Questo in se stesso non significa che lo stato non possa realizzare opere pubbliche o non possa essere proprietario di aziende (il problema con la proprietà statale di aziende non è la proprietà in sé, bensì il fatto che ad un certo punto la gestione statale conduce alla necessità di interventi in economia per mantenere in vita quelle aziende).
Gli interventi in economia più significativi sono il monopolio di stato sull'emissione di moneta, le leggi che regolamentano il mercato del lavoro, le tasse, i sussidi, e così via. Questi interventi interferiscono con il sistema dei prezzi del libero mercato, sempre e comunque favorendo le élite al potere.

Come dicevo, entrando a contatto con l'opera di von Mises si rimane inizialmente perplessi dalla ostinazione con cui egli sosteneva l'assenza di una possibile terza via. Poi col tempo si continua a rifletterci, osservando quello che succede. Ad un certo punto quasi all'improvviso lo si "vede": tutto conferma in maniera lampante esattamente quello che diceva von Mises! Osservando la sostanza senza farsi fuorviare da etichette e slogan, diventa evidente che la nostra economia si è ridotta in questo stato per eccesso di interventi statali, applicati nel tentativo di correggere problemi in realtà creati da precedenti interventi, e che l'unico modo per invertire la direzione sarebbe eliminare o ridurre gli interventi; però non è quello che vede la maggioranza, che si lascia convincere che il modo migliore di affrontare la crisi economica passi da ulteriore intervento statale.

Due parole anche sull'episodio, citato nell'articolo, avvenuto il 15 maggio 2007 durante un dibattito TV tra i candidati repubblicani. Quello scambio tra Giuliani e Ron Paul fu il momento che risvegliò tantissime coscienze e diede il via a quella che è definita la "Ron Paul Revolution" e ad una popolarità delle idee libertarie mai vista prima. Quei 10 minuti (e quello che successe dopo) sono visibili su YouTube, per capire come fu che Ron Paul arrivò a parlare di blowback ad uno sbigottito uditorio, e come, inaspettatamente per quasi tutti, questo segnò  la fine della campagna di Giuliani, non di quella di Ron Paul.

C'è un altro punto che vorrei sottolineare. In quello scambio con Giuliani l'argomento era l'11 settembre. La posizione di Ron Paul sull'11 settembre gli è valsa una valanga di critiche e insulti, sia da parte dell'establishment che lo ha accusato di "prendere ordini da Al-Qaeda" e di essere anti-americano, ma anche da parte di alcuni nel mondo dell'informazione alternativa che lo accusano di non aver denunciato "la verità sull'11 settembre".

Ora, Ron Paul ha detto che l'inchiesta sull'11 settembre sarebbe completamente da rifare, ma a domanda specifica risponde che non crede si sia trattato di un "inside job". Ai volontari nelle sue campagne presidenziali (molti dei quali convinti che si sia trattato appunto di un "inside job") ha chiesto di non esternare  a voce troppo alta questa opinione. Secondo me è del tutto logico e comprensibile (ed io credo si sia trattato di un "inside job"): se si fa una campagna presidenziale, non si possono dire cose del genere. Quindi Ron Paul ha sempre parlato nell'ipotesi che "sia vero", almeno in buona parte, quello che ufficialmente si dice sia successo l'11 settembre. Anche accettando sostanzialmente la versione ufficiale, le conclusioni da trarre sarebbero completamente diverse da quelle proclamate dall'establishment, questo ha sempre detto Ron Paul.

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