Cosa scriveva von Mises nel 1940 per capire cosa avviene oggi

Ludwig von Mises (mises.org, originale scritto nel 1940 in Interventionism, An Economic Analysis, originariamente parte di Nationaloekonomie, la prima versione tedesca di Human Action)

Hitler, Stalin e Mussolini proclamano costantemente di essere scelti dal destino per portare la salvezza a questo mondo. Proclamano di essere i leader della gioventù creativa che combatte contro chi è più vecchio e superato. Portano dall'est la nuova cultura che rimpiazzerà la morente civiltà occidentale. Vogliono dare il colpo di grazia al liberalismo e al capitalismo; vogliono sostituire l'egoismo immorale con l'altruismo; progettano di rimpiazzare la democrazia anarchica con ordine e organizzazione, la società fatta di "classi" con lo stato totale, l'economia di mercato con il socialismo. La loro guerra non è una guerra per l'espansione territoriale, per bottino ed egemonia come le guerre imperialistiche del passato, bensì una santa crociata per un mondo migliore in cui vivere.  E si sentono sicuri della vittoria perché convinti di essere trasportati dall'"onda del futuro".

È una legge di natura, essi dicono, che i grandi cambiamenti storici non possano avvenire pacificamente o senza conflitto.  Sarebbe meschino e stupido, affermano, sottovalutare la qualità creativa della loro opera a causa di qualche spiacevolezza che la grande rivoluzione mondiale necessariamente porta con sé.  Essi asseriscono che non si debba svalutare la gloria del nuovo vangelo a causa di compassione malposta per ebrei e massoni, polacchi e cechi, finlandesi e greci, per la decadente aristocrazia britannica e la corrotta borghesia francese.  Tale mollezza e tale cecità, per i nuovi standard di moralità dimostrano solo la decadenza della morente pseudo-cultura capitalistica.  Le lamentele e i pianti di vecchi uomini impotenti, dicono, è futile; non fermeranno l'avanzata vittoriosa della gioventù.  Nessuno può fermare le ruote della storia, o riportare indietro l'orologio della storia.

Il successo di questa propaganda è schiacciante. La gente non considera il contenuto del presunto nuovo vangelo; capisce meramente che è nuovo e crede di vedere in questo la sua giustificazione. Come le donne accolgono un nuovo stile di abbigliamento semplicemente per cambiare, così si dà il benvenuto al supposto nuovo stile politico ed economico.  La gente si affretta a cambiare le "vecchie" idee con le "nuove", per la paura di apparire antiquati e reazionari.  La gente si unisce al coro che denuncia i difetti della civiltà capitalista e parla con entusiasmo euforico delle opere degli autocrati. Oggi nulla è maggiormente di moda che parlar male della civiltà occidentale.

Questa mentalità ha reso facile per Hitler ottenere le sue vittorie. I cechi e i danesi hanno capitolato senza combattere. Gli ufficiali norvegesi hanno ceduto ampie parti del loro paese all'esercito di Hitler.  Gli olandesi e i belgi hanno ceduto dopo solo una breve resistenza.  I francesi hanno avuto l'audacia di celebrare la distruzione della loro indipendenza come una "rinascita nazionale".  Ci sono voluti cinque anni a Hitler a mettere in atto l'Anschluss dell'Austria; due anni e mezzo dopo era padrone del continente europeo.

Hitler non ha una nuova arma segreta a sua disposizione. Non deve la vittoria ad un eccellente servizio segreto che lo informa dei piani dei suoi nemici.  Persino la "quinta colonna" di cui si parla tanto non è stata determinante.  Ha vinto perché i presunti nemici erano già molto in sintonia con le idee che sosteneva.

Sono unicamente coloro che, incondizionatamente e senza restrizioni, considerano l'economia di mercato come l'unica forma praticabile di cooperazione sociale ad opporsi ai sistemi totalitari, e solo loro sono in grado di combatterli con successo.  Coloro che vogliono il socialismo intendono portare al loro paese il sistema che vige in Russia e Germania. Essere a favore dell'interventismo significa entrare in una strada che inevitabilmente conduce al socialismo.

Una battaglia ideologica non può essere combattuta con successo facendo costanti concessioni ai principi del nemico.  Coloro che confutano il capitalismo perché si presume sia contrario agli interessi delle masse, coloro che proclamano "come dato di fatto" che dopo la vittoria su Hitler l'economia di mercato dovrà essere sostituita con un sistema migliore e, quindi, si dovrebbe fare di tutto ora per rendere il controllo dello stato sulle attività economiche il più completo possibile, stanno in effetti combattendo per il totalitarismo.  I "progressisti" che oggi si mascherano da "liberal" possono predicare contro il "fascismo"; tuttavia è la loro politica che spiana la strada all'hitlerismo.

Nulla avrebbe potuto aiutare di più il successo del movimento nazional-socialista (nazismo) dei metodi usati dai "progressisti", di denuncia del nazismo come partito al servizio degli interessi del "capitale".  I lavoratori tedeschi conoscevano questa tattica troppo bene per farsi ingannare di nuovo.

Non era forse vero che, sin dagli anni '70 del secolo scorso, i Social-Democratici ostentatamente pro-lavoratori avevano osteggiato vigorosamente tutte le misure pro-lavoratori del governo tedesco, chiamandole "borghesi" e ingiuriose per gli interessi della classe lavoratrice?

I Social-Democratici avevano regolarmente votato contro la nazionalizzazione delle ferrovie, la municipalizzazione delle forniture pubbliche, leggi sul lavoro, assicurazione obbligatoria contro incidenti, malattia e anzianità, cioè il sistema di previdenza sociale adottato in seguito in varie parti del mondo.  Poi dopo la guerra [Prima Guerra Mondiale] i comunisti hanno accusato il partito social-democratico tedesco e i sindacati social-democratici di essere "traditori della loro classe".  Quindi i lavoratori tedeschi avevano capito che tutti i partiti che li corteggiavano chiamavano i partiti rivali "servi volontari del capitalismo": frasi del genere non avrebbero scalfito la loro adesione al nazismo.

A meno di non essere totalmente impenetrabili ai fatti, dobbiamo renderci conto che i lavoratori tedeschi sono i più affidabili sostenitori del regime di Hitler.  Il nazismo li ha conquistati completamente eliminando la disoccupazione e riducendo gli imprenditori allo stato di responsabili di negozio (Betriebsfuhrer).  Le grandi aziende, i negozianti e i contadini sono delusi. I lavoratori sono ben soddisfatti e staranno dalla parte di Hitler, a meno che la guerra non prenda una piega che distrugga la loro speranza di una vita migliore dopo il trattato di pace.  Solo un rovesciamento militare può privare Hitler del sostegno dei lavoratori tedeschi.

Il fatto che i capitalisti e gli imprenditori, di fronte alla alternativa tra comunismo o nazismo, abbiano scelto il secondo non richiede ulteriore spiegazione.  Hanno preferito vivere come manager di negozio sotto Hitler che essere "liquidati" come "borghesi" da Stalin.  Ai capitalisti non piace essere ammazzati più di quanto piaccia agli altri.

Quali effetti nefasti si possono produrre credendo che i lavoratori tedeschi siano contrari a Hitler è stato dimostrato dalla tattica inglese durante il primo anno di guerra.  Il governo di Neville Chamberlain credeva fermamente che una rivoluzione dei lavoratori tedeschi avrebbe posto fine alla guerra.  Invece di concentrarsi ad armarsi e combattere vigorosamente, gli inglesi lanciavano volantini dagli aerei sopra la Germania, dicendo ai lavoratori tedeschi che l'Inghilterra non stava combattendo questa guerra contro di loro, ma contro il loro oppressore Hitler.  Il governo inglese sapeva molto bene, dicevano, che il popolo tedesco, in modo particolare i lavoratori, era contrario alla guerra ed era forzato alla guerra dal proprio dittatore auto-imposto.

I lavoratori nei paesi anglosassoni sapevano, anch'essi, che i partiti socialisti in competizione per il loro appoggio di solito si accusavano l'un l'altro di favorire il capitalismo. Comunisti di tutte le fogge lanciano questa accusa ai socialisti. E, all'interno dei gruppi comunisti, i trotzkysti hanno usato lo stesso argomento contro Stalin e i suoi uomini. E viceversa.  Il fatto che i "progressisti" portino la stessa accusa contro nazismo e fascismo non impedirà ai lavoratori di seguire un giorno un'altra banda con camicie di un colore diverso.

Quello che non va nella civiltà occidentale è l'abitudine accettata di giudicare i partiti politici meramente chiedendosi se sembrano sufficientemente nuovi e radicali, non analizzando se sono saggi o meno, o se sono adeguati a raggiungere gli obiettivi. Non tutto ciò che esiste oggi è ragionevole; ma questo non significa che tutto quello che non esiste sia sensato.

La terminologia usuale del linguaggio politico è stupida. Cosa è "sinistra" e cosa è "destra"? Perché Hitler dovrebbe essere "destra" e Stalin, temporaneamente suo amico, essere "sinistra"? Chi è "reazionario" e chi è "progressista"? La reazione contro politiche poco oculate non è da condannarsi. E il progresso verso il caos non è da raccomandarsi.  Nulla dovrebbe incontrare accettazione solo perché è nuovo, radicale e alla moda. "Ortodossia" non è un male se la dottrina su cui si basa ciò che è "ortodosso" è valida. Chi è contro ai lavoratori, quelli che vogliono degradare il lavoro al livello russo, o quelli che vogliono per i lavoratori lo standard capitalista degli Stati Uniti? Chi è "nazionalista", quelli che vogliono portare la loro nazione sotto il giogo dei nazisti, o quelli che vogliono mantenere la sua indipendenza?

Cosa sarebbe successo alla civiltà occidentale se i suoi popoli avessero sempre mostrato un tale apprezzamento per il "nuovo"? Supponiamo che avessero dato il benvenuto come "onda del futuro" a Attila e i suoi unni, al credo di Maometto, o ai Tartari? Anch'essi erano totalitari e avevano successi militari a loro credito che facevano esitare il debole, pronto a capitolare.  Quello di cui l'umanità ha bisogno oggi è la liberazione dal dominio di slogan senza senso e un ritorno a ragionamenti solidi.

(traduzione Maria Missiroli)

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