I trattati commerciali voluti dalle grandi multinazionali sono "libero mercato" fasullo

di Justin Raimondo ( , 6 maggio 2016)

L'iinaspettata ascesa di Bernie Sanders e Donald Trump ha focalizzato l'attenzione pubblica su un tema che non è stato al centro di molta attenzione dai tempi della Guerra Civile - il commercio internazionale.

Una delle maggiori controversie nella politica americana del diciannovesimo secolo riguardava le tariffe - i grandissimi manifatturieri erano a loro favore, agricoltori e manifatturieri di merci non coinvolte nelle tariffe erano contrari. I colossi industriali volevano la protezione dalla competizione straniera, mentre i consumatori ordinari volevano prezzi bassi. Inoltre, i ricavi dalle tariffe andavano ad arricchire i capitalisti di lobby potenti nel nord industrializzato: il governo federale dava sussidi per la costruzione di ferrovie, canali e altre infrastrutture, mentre i beneficiari di queste elargizioni trasformavano merci a buon mercato, libere da tariffe e prodotte nel sud e nell'ovest, in manufatti ad alto prezzo.

Di questi tempi, tuttavia, il dibattito tra "libero mercato" e "mercato equo" è apparentemente rovesciato, con le grandissime corporation presumibilmente a favore del primo, mentre paladini del secondo sono politici di sinistra come Sanders e populisti di destra della varietà Trumpiana. In realtà, nulla è cambiato davvero.

Sarebbe molto facile istituire un regime di libero mercato negli Stati Uniti, e non ci sarebbe bisogno di un trattato di mille pagine per farlo. Basterebbe abolire tutte le tariffe, i sussidi e gli altri impedimenti imposti dal governo al libero passaggio di merci attraverso i nostri confini. Questo è libero mercato.

Ovviamente altri paesi, non essendo così ben disposti verso i desideri dei loro stessi oppressi consumatori, non necessariamente farebbero lo stesso. I produttori di quei paesi, avendo notevole peso politico, seguirebbero l'esempio dei nostri titani industriali del diciannovesimo secolo e farebbero pressioni per l'imposizione di tariffe protettive. Qui negli Stati Uniti, i nostri stessi giganti manifatturieri lancerebbero presto l'allarme, la pressione politica vincerebbe sul benessere dei semplici consumatori, e si alzerebbe un muro tariffario. Tutto ciò è noto come "guerra commerciale".

In assenza di un sistema internazionale di libero mercato, queste guerre commerciali sono una caratteristica permanente del commercio globale. L'ironia è che ora sono combattute nel nome del "libero commercio".  Un esempio perfetto di questo fenomeno è il NAFTA (North American Free Trade Agreement), indicato da Sanders e Trump come responsabile della decimazione della capacità industriale americana, trasformando molti settori del paese in gusci svuotati. Hanno perfettamente ragione - però hanno perfettamente torto ad attaccare il NAFTA come epitome del libero commercio. Come Murray Rothbard ha evidenziato più di venti anni or sono:

“In verità, l'esaltazione del 'libero commercio' da parte di entrambi i partiti dopo la Seconda Guerra Mondiale favorisce l'opposto della genuina libertà di scambio. Gli obiettivi e le tattiche dell'establishment sono state con coerenza quelle del nemico tradizionale del libero commercio, il 'mercantilismo' - il sistema imposto dagli stati-nazione in Europa dal sedicesimo al diciottesimo secolo....

“Mentre i genuini sostenitori del libero commercio guardano a mercati liberi, domestici o internazionali, dal punto di vista del consumatore (cioè, tutti noi), i mercantilisti, del sedicesimo secolo o di oggi, guardano al commercio dal punto di vista delle elite di potere, i grandi gruppi in combutta con il governo. I genuini sostenitori del libero commercio considerano le esportazioni un mezzo per pagare le importazioni, nello stesso modo in cui i beni in generale sono prodotti per essere venduti ai consumatori. Invece i mercantilisti vogliono privilegiare le elite industriali-governative a spese di tutti i consumatori, siano nazionali o stranieri.

“Nelle negoziazioni con il Giappone, per esempio, che siano condotte da Reagan o da Bush o da Clinton, il punto è forzare il Giappone a comprare più prodotti americani, a fronte di cui il governo americano permetterà ai giapponesi, benevolmente seppur con riluttanza, di vendere i loro prodotti ai consumatori americani. Le importazioni sono il prezzo pagato dal governo per far sì che altre nazioni accettino le nostre esportazioni."

Un ingrediente chiave della nuova formula mercantilistica è "aiuti a paesi stranieri", in realtà solo un sussidio agli esportatori americani. Quando i nostri stati clienti ricevono dollari in forma di aiuti, questi dollari sono usati per comprare prodotti americani - e arricchire gli interessi industriali che finanziano i nostri politici che spendono liberamente.

La NATO è un altro esempio di come il sistema funziona per arricchire la "classe donatrice" a nostre spese. Ogni volta che un nuovo stato è indotto a diventare membro dell'alleanza, esso deve "aggiornare" il proprio arsenale militare a "standard NATO" - e c'è pronta la Lockheed-Martin, o qualche altro produttore di armi, subito disponibile a prendere l'incarico. Sono i contribuenti americani a pagare il conto, perché i nostri protettorati pagano la Lockheed o chi altro con gli "aiuti a paesi stranieri" che noi prodighiamo loro con abbondanza. I globalisti ci dicono che stiamo tenendo a freno il caos globale tramite la nostra "leadership globale", ma la volgare realtà è che la "architettura per la sicurezza", così amata dai nostri "esperti" di politica estera, è solo una macchina da soldi per potenti interessi industriali.

Mentre le "tigri asiatiche" stanno mangiando il nostro pranzo - vincendo la competizione con aziende americane, vuotando la nostra capacità industriale, e spingendo centinaia di migliaia di lavoratori nelle code di disoccupati - la gente si chiede: perché sta avvenendo questo? Non capiscono che è il prezzo che paghiamo per l'imperialismo: il Giappone e la Corea, per esempio, ci permettono di stanziare truppe sul loro territorio, nei fatti accettando il ruolo di satelliti degli Stati Uniti, in cambio dell'eliminazione di barriere commerciali - non fosse che si tratta di una strada a senso unico. I giapponesi possono mantenere tariffe e altre barriere all'ingresso per le merci americane; lo stesso per i coreani. Questo è il peso nascosto dell'impero.

In aggiunta, i giapponesi e i coreani sono sollevati dalla necessità di pagare per la loro stessa difesa, quindi lasciati liberi di investire in nuovi prodotti e metodi di produzione, mentre i contribuenti americani devo portarne il carico, congelando miliardi di dollari in spese militari che altrimenti potrebbero andare verso investimenti produttivi. Trump lo definisce "un cattivo affare" e ha ragione - sebbene la sua proposta di soluzione, tariffe, non farebbe altro che far peggiorare la dislocazione economica da lui denunciata.

L'accordo Trans-Pacific Partnership (TPP) e altri simili non hanno nulla a che fare con il libero commercio: nei fatti si tratta di cartelli istituiti dai firmatari per escludere rivali commerciali. Nel caso del TPP, nel mirino c'è la Cina. Chi ne trae vantaggio? Certi interessi industriali, che ottengono l'esclusione di concorrenti. Chi ci perde sono i consumatori.

Il "libero commercio" al giorno d'oggi è usato per far avanzare il progetto globalista, il quale cerca di sostituire "standard" sovranazionali, fatti rispettare da "commissioni" internazionali, allo stato di diritto in patria. I numerosi "accordi a latere" del NAFTA stabiliscono una valanga di regole, norme e meccanismi sanzionatori per "armonizzare" le normative per il lavoro e per l'ambiente, strappandoli dalle nostre mani e assegnando l'autorità ultima a burocrazie internazionali non tenute a renderci conto. Il TPP segue lo stesso schema centralizzatore verso uno stato sovranazionale.

Stiamo vivendo veramente in un Mondo Bizzarro, dove su è giù, giusto è sbagliato, e assurdità protezionistiche sono "libero commercio". Ma , ancora una volta, in un'epoca come la nostra, in cui “Operation Iraqi Freedom” significa distruggere un intero paese e consegnarlo alla tirannia, e “Operation Enduring Freedom” si traduce in Operazione Guerra Perpetua, cos'altro ci potremmo aspettare?

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