di Paul-Martin Foss (Ron Paul Institute, 7/2/15)

La Grecia e la Banca Centrale Europea sono attualmente ai ferri corti. Il nuovo governo greco vuole alleggerire il suo carico di debito, ma la BCE non intende dare ai greci tutto quello che vogliono. Dopo solo due settimane di governo di Syriza in Grecia, la BCE ha deciso di giocare duro, decidendo che il debito greco non può più essere usato come garanzia per operazioni di politica monetaria. Mentre alla BCE pensavano di giocare una mano forte, questa mossa potrebbe dimostrarsi un boomerang e tornare indietro a tormentarli.

Questa singola mossa riduce la domanda per il debito greco. I rendimenti cominceranno a salire, quindi lo spread tra il debito greco e i titoli di altri paesi dell'Eurozona aumenterà. Ricordate il grande vantaggio portato dall'euro ai paesi europei periferici: tutto il debito sovrano era trattato allo stesso modo dai mercati, perché si assumeva che BCE assicurasse che i creditori non avrebbero avuto perdite, in caso ci fossero difficoltà per un paese dell'Eurozona a ripagare il suo debito. Questo ha permesso a Italia, Spagna e Grecia, e altri paesi, di prendere denaro a prestito a tassi vicini a quelli della Germania, tassi molto più bassi rispetto a quanto i paesi periferici siano storicamente stati in grado di ottenere.

Naturalmente questi paesi si sono avvantaggiati di questa situazione, hanno speso eccessivamente, e poi si sono trovati in difficoltà. Il bailout della Grecia da parte della BCE ha rassicurato le paure degli investitori, quindi lo spread tra debito periferico e debito della zona centrale dell'Eurozona ha cominciato a restringersi di nuovo. Con questa nuova mossa della BCE, il rischio è che lo spread rispetto al debito greco si allarghi. Se la Grecia non ha più il vantaggio di essere in grado di prendere a prestito a tassi bassi, allora che vantaggio c'è a continuare con l'euro? Perché non tornare alla dracma? Almeno in questo modo avrebbero il controllo della loro stessa politica monetaria.

Il popolo greco non ha preso bene gli ammonimenti ricevuti dalla BCE, dall'IMF e dal governo tedesco, non importa quanto corretta fosse almeno una parte di quegli ammonimenti. Sono stanchi di stranieri che dicono loro cosa fare; per questo hanno eletto questo nuovo governo, guidato da Syriza. Se la BCE avesse aspettato fino a quando Syriza fosse stata radicata al potere da un po' più di tempo, anche solo pochi mesi, allora forse questa tattica dura sarebbe stata più efficace. Invece, sfidare un governo anti-bailout appena arrivato, quando si sta ancora crogiolando nella sensazione di vittoria, è da idioti. Ora che sono stati sfidati, l'elettorato vorrà che loro dicano ai tedeschi e alla BCE di andare a quel paese. E se Syriza davvero lo fa, i greci potrebbero effettivamente lasciare l'euro e tornare alla dracma una volta per tutte.

Cosa succede se questo temuto "Grexit" alla fine si verifica? Dunque, la Grecia potrebbe essere penalizzata sui mercati del debito. Se da una parte il governo probabilmente non ripudierà il suo debito denominato in euro, probabilmente lo ripagherebbe in dracme. I mercati verosimilmente non avrebbero fiducia che il governo non svaluti la moneta, quindi il tasso di cambio della dracma potrebbe essere non favorevole al governo, ma questo potrebbe essere un rischio che sono disposti a correre, al fine di controllare la loro politica monetaria e uscire da sotto la mannaia della BCE.

Dove le cose diventano davvero complicate è con l'euro. Finora gli investitori sono stati disposti ad acquistare debito dell'Eurozona perché è stato loro assicurato che nessun paese lascerà l'euro, quindi saranno sempre ripagati in euro quando riscuotono i loro titoli. La Grecia che lascia l'euro equivale a lanciare queste rassicurazioni fuori dalla finestra. Chi potrebbe dire che l'Italia o la Spagna non siano i prossimi a uscire? Gli investitori sarebbero molto più cauti, e meno disposti a comprare debito dell'Eurozona a basso rendimento. I rendimenti quindi salirebbero e l'euro, sbattuto verso il basso dalla combinazione del quantitative easing della BCE e dell'accresciuta sfiducia nella BCE per aver permesso che avvenisse il "Grexit", continuerebbe ad indebolirsi.

Le banche europee hanno ancora quantità significative di debito denominato in dollari, e pagare quel debito richiederebbe ora di vendere molti più euro di prima per avere quei dollari. Avendo avuto interessi negativi per mesi, i loro saldi in euro si stanno assottigliando e le banche potrebbero non avere abbastanza euro per avere dollari, rischiando il default su quel debito denominato in dollari. La Federal Reserve interverrebbe, riaprendo le "currency swap lines" con la BCE. Non dimentichiamo che durante il culmine della crisi finanziaria, le "swap lines" furono nell'ordine di quasi 600 miliardi di dollari, quasi altrettanto del bailout delle banche da parte del Tesoro che tanto fece inferocire gli elettori americani nel 2008.

La BCE creerebbe euro e li manderebbe alla Fed, la Fed creerebbe dollari e li manderebbe alla BCE, e la BCE presterebbe questi dollari agli istituti che ne hanno bisogno. La speranza è che: tu salvi gli istituti, loro ripagano i prestiti, e l'intero traffico si smorza nel tempo. Se vanno sotto, allora siete nei guai. Ma ancora una volta la Fed potrebbe finire a farsi coinvolgere in un bailout dell'Europa, molto probabilmente si tratterebbe di qualcosa come centinaia di miliardi di dollari. Qualcosa nell'ordine del Grexit significherebbe quasi certamente che non ci sarebbero aumenti dei tassi da parte della Fed, e potrebbe persino stimolare la Fed a mettere in atto ulteriore quantitative easing, come l'acquisto di titoli di stato dell'Eurozona per cercare di spingere verso il basso i rendimenti nell'Eurozona. Quindi la Fed sarebbe attivamente impegnata a cercare di sostenere non solo l'economia americana ma anche quella europea. Citando Bart Simpson: Ay caramba!

Mentre è vero che tutto questo è solo speculazione, e speriamo che non avvenga mai, tenete questo possibile scenario in un angolo della mente quando leggete delle negoziazioni tra la BCE e il governo greco. Se si trattano gli altri governi come fossero bambini piccoli, non sorprendetevi se fanno i capricci e si ribellano. La BCE pensa di poter parlare ai greci dall'alto al basso e di poter usare l'essere parte dell'euro come una carota, mentre in realtà usa il bastone per far fare loro quello che vuole che facciano. Se i greci non sono più interessati alla carota, allora la BCE ha enormemente sbagliato i suoi calcoli e si è data la zappa sui piedi.

Ristampato su RPI con autorizzazione dal Carl Menger Center.
( Traduzione non autorizzata di Maria Missiroli, 9 febbraio 2015 )

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