21 maggio 2016

In questi giorni è apparsa un po' su tutti i giornali la notizia che la band "Eagles of Death Metal" è stata respinta da festival di musica francesi, in seguito ad una controversa intervista rilasciata dal cantante.

Qui la notizia su RT.com (Gli Eagles of Death Metal cancellati da festival francesi dopo commenti 'anti-musulmani' sugli attacchi di Parigi), ripresa qui su Infowars;  qui su IlGiornale (Band del Bataclan cancellata dai festival per le accuse del cantante ), 20/5/16

I giornali riportano che l'intervista è stata rilasciata alla rivista on-line Taki's Magazine, diretta dall'editorialista dello Spectator Taki Theodoracopulos. Come forse è noto a chi capita di leggere questo sito, la rivista di Taki è uno dei siti che leggo e a volte traduco; i principali articoli di Takimag sono pubblicati anche da Lew Rockwell.

Questa intervista di Gavin McInnes a Jesse Hughes è stata pubblicata su Takimag una settimana fa, con il titolo "Arrendersi alla morte". Inizialmente  mi era sfuggita. Due giorni dopo, come è consuetudine, lo stesso articolo è apparso su LewRockwell.com, sito che leggo quotidianamente con molta più attenzione. Allora ho visto bene di cosa si trattava: un'intervista al cantante della band che suonava la sera degli attacchi al Bataclan, in cui si parla proprio di quei fatti.

Una premessa: considero Takimag una rivista molto interessante e molto seria  - soprattutto quando a scrivere è Pat Buchanan, e Taki, perché è molto simpatico! -  nonostante le differenze sul piano ideologico (in breve, la solita divergenza tra conservatori in qualche modo statalisti e conservatori libertari - il bello è che, in questi giorni di clamore sui giornali, Takimag è stato descritto come "sito libertario"!).

Siccome nei mesi successivi ai fatti avevo dedicato una certa quantità di tempo a cercare di capire cosa è successo realmente al Bataclan, almeno a grandi linee, leggendo questo articolo sono rimasta molto perplessa. Mi sono trovata di fronte ad una versione, proveniente da un testimone oculare presente ai fatti, del tutto incompatibile con le conclusioni a cui ero giunta.

In sintesi, nell'intervista Jesse Hughes è presentato come una persona "pro-Trump, pro-life, pro-guns" (nell'ottica dell'autore Gavin McInnes, ciò significa su posizioni vicine a Takimag, e quindi in qualche modo attendibile), oltretutto religiosa, che racconta la sua versione dei fatti e commenta l'accaduto. Il tema dell'articolo è che gli islamici pongono un gravissimo pericolo per la civiltà occidentale e la gente europea si sta rassegnando a non poterci fare nulla. Hughes racconta di alcuni dettagli che lo hanno colpito ripensando a quel giorno, come il fatto che i terroristi "erano già dentro al Bataclan nel pomeriggio", implicando che qualcuno dello staff del Bataclan fosse coinvolto (quindi gli islamici sono infiltrati ovunque, è la conclusione). E' per queste dichiarazioni che l'intervista ha fatto tanto clamore, insieme agli accenni al fatto che islamici abbiano esultato e festeggiato per celebrare gli attacchi. Hughes racconta molti dettagli trucidi della sparatoria, come il fatto che egli stesso sia stato ferito da "schegge di ossa e denti umani", e altri dettagli altrettanto splatter.

Quindi il messaggio è: a) gli eventi si sono svolti grosso modo come raccontato ufficialmente, e b) però gli attentatori avevano protettori insospettabili che li hanno aiutati, quindi la minaccia islamica è molto più pericolosa di quanto la gente si renda conto.

L'intervista ha fatto tanto clamore per il messaggio b). Invece, personalmente mi aveva fatto saltare sulla sedia per il messaggio a).

Non è mia intenzione entrare nel merito di analisi delicate come queste; del resto, indipendentemente da quanto potrei scrivere, è indispensabile lo sforzo personale nell'indagare le fonti da cui provengono i racconti dei fatti. Senza alcuna intenzione di convincere nessuno, qui mi limito a dire che la mia personale conclusione sugli 'attacchi di Parigi' è che siano stati inscenati dai servizi segreti per costruire il messaggio da veicolare ai media, come è successo per tanti altri eventi terroristici degli ultimi anni, mediante la partecipazione di molti 'crisis actor' (tra i quali l'intera famiglia dell'italiana 'Valeria Solesin', che ha avuto addirittura funerali di stato - chi ha esaminato vicende di questo tipo riconosce al volo i 'crisis actor': c'è sempre lo stesso schema). Nel caso del Bataclan, come in altri casi, ci sono poi gli inverosimili presunti colpevoli, scelti tra ragazzotti ignari e ingenui, arruolati con qualche scusa. La presunta 'foto' del Bataclan dopo il massacro, quella con 'corpi' e 'sangue', ripresa anche nell'articolo di McInnes, ha tutta l'aria di una cosa costruita.

Sono consapevole che questo scenario lascia di stucco chi lo sente avanzare per la prima volta. Dopo aver esaminato qualche evento di questo tipo, però, la mia personale conclusione è che è proprio così che normalmente vanno le cose (e anche in passato, con tecniche diverse, eventi di grande portata emotiva non sono per nulla andati come il pubblico crede).

Ed ecco che viene presentata una persona in qualche modo credibile, testimone oculare dei fatti, che conferma la versione comunicata dalle autorità ai media. Allora ho guardato con attenzione. All'inizio nell'intervista era scritto che Hughes è un "ordained Catholic minister", rafforzando l'idea che sia attendibile. In realtà, Hughes è cresciuto in qualche modo come cattolico ed è "minister" di una setta tutt'altro che cattolica. L'ho fatto notare nei commenti (non so se l'avesse fatto prima qualcun altro, i commenti su takimag sono centinaia), da quel momento l'hanno fatto notare altri, poco dopo il testo è stato cambiato. Rimane ad oggi il testo originale con questa assurdità nella versione su LewRockwell.

E così Jesse Hughes sarà anche "pro-Trump, pro-life, pro-guns" (forse), però è un personaggio che si fa chiamare "The Devil", fa parte di una sedicente setta religiosa, suona in una band che si chiama "Eagles of Death Metal" tra i cui pezzi ci sono squisitezze come "Kiss The Devil", secondo Wikipedia consuma alcool e droga a fiumi. Che sia facilmente suggestionabile un tipo così?

Ho il sospetto che Gavin McInnes abbia un po' finito per mettergli in bocca quello che voleva sentirsi dire McInnes stesso, e un personaggio profondamente confuso e suggestionabile come deve essere Hughes si sia lasciato trascinare, senza rendersi conto di dire cose di cui poi si è pentito immediatamente (i giornali riportano che avrebbe rinnegato quanto detto nell'intervista). Ha infarcito il racconto con dettagli sanguinolenti, vividi e impressionanti quanto oggettivamente inverosimili. E ho il sospetto che McInnes, probabilmente inconsapevolmente, abbia calcato la mano sull'attendibilità del testimone, lasciandosi sfuggire sviste come quella sul cattolicesimo di Hughes. E c'è riuscito: la maggior parte dei commentatori su Takimag ha lodato l'articolo, enfatizzandone l'importanza e il fatto che "un articolo così non compaia sui media di mainstream".

Secondo me non c'è una parola di vero in quello che Hughes dice nell'intervista. Ma qual è il senso di tutto ciò?

Il caso vuole che lo stesso giorno della pubblicazione di "Surrendering to Death" su LewRockwell.com, sullo stesso sito comparisse anche l'articolo di Robert Ringer sul decreto sui bagni per transgender, che ho tradotto.

Qui Ringer, in un contesto diverso, cita un principio importante, che vale in moltissimi casi. Per Ringer, lo scopo della sinistra radicale - ma potremmo allargare a tutti i globalisti assortiti - è quello di irritare la gente normale di sani principi, di "mettere dita negli occhi", di provocare continuamente, con l'obiettivo di scatenare infine una reazione violenta.

Sono sempre gli stessi che: a)  fanno guerre assurde che uccidono, impoveriscono, creano folle di disperati; b) allettano queste folle di disperati invitandoli a venire in Europa, così "avranno tutto gratis"; c) organizzano (o inscenano) atti di terrorismo attribuiti alla stessa gente colpita dalle guerre di cui sopra, per giustificare ancora più guerra; d) ci obbligano ad accogliere numeri indefiniti delle stesse persone che, ci viene detto, sono responsabili di orribili atti di terrorismo verso di noi, al tempo stesso dicendo che siamo noi da biasimare se non vogliamo accoglierli e dobbiamo tollerarli anche se compiono atti di violenza contro di noi

Poi, sempre gli stessi gridano allo scandalo quando sentono parlare Trump, un uomo tutto sommato di mentalità semplice e ragionevole, che dice: "se ci odiano tanto, forse per un po' sarebbe meglio non farli entrare così facilmente".

C'è di che sentirsi girare la testa? Che di che sentire una rabbia irresistibile salire dentro? E' proprio questo lo scopo, sottolinea Ringer.
Nessuno di quelli che fanno questo ne è pienamente consapevole. La Boldrini che dice "istituiamo il reato di islamofobia" non sa né cosa dice né perché, va avanti per puro istinto di distruzione. "El Papa" praticamente lo stesso (non ci sono parole per esprimere la tristezza che ispira quest'uomo).

Punzecchiare, provocare, indignare imponendo cose contraddittorie e insensate. E poi, alla fine, accusare se si reagisce.

Ringer dice che "si danno cinque l'uno con altro, sghignazzano dietro le porte chiuse", quando ci fanno mandare giù un'ulteriore regola senza senso.

Alla radice dell'accettazione di tutto questo da parte delle persone sane di mente, ci sono sensi di colpa non risolti;  allora l'istinto è quello di scaricarli addosso a qualcuno, cercando affannosamente colpevoli per questa dissonanza. E così, Gavin McInnes va a scovare Jesse Hughes, "The Devil", per fargli raccontare che i musulmani erano infiltrati al Bataclan e quanto il mondo occidentale sia supino rispetto a questa orribile minaccia. I lettori applaudono.

L'intervista fa scandalo perché accusa gli islamici, ovvero proprio i colpevoli additati per gli atti di terrorismo dagli stessi che ci impongono di non criticare gli islamici e di accogliere rifugiati in massa (meglio se islamici). Si può sentire sghignazzare da dietro le porte chiuse.

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Update (29/5/16)

Gavin McInnes ha scritto su Takimag un articolo in risposta al clamore sollevato dalla sua intervista ("Riprenderci il nostro paese dalla polizia politically correct", 28 maggio 2016).

Qui McInnes ribadisce che al centro della questione è l'epidemia di "correttezza politica" che impedirebbe di capire quanto è pericolosa la minaccia islamica. McInnes dice che le reazioni all'intervista sono state migliori in America rispetto all'Europa, in quanto l'America si starebbe in parte risvegliando dall'incubo politically correct mentre l'Europa ne sarebbe totalmente succube.

Ribadisce che Hughes ha visto "89 dei suoi fan assassinati da musulmani", reitera i dettagli sanguinolenti e le accuse ai buttafuori del Bataclan, di cui almeno alcuni  sarebbero complici dei terroristi, in quanto li avrebbero fatti entrare nel teatro. Tra l'altro cita il fatto che nessuno dei buttafuori sia stato ucciso nell'attacco (perché erano complici, sembra suggerisca; perché probabilmente non c'è stato alcun morto reale, è quello che verrebbe in mente a me).

Poi McInnes cita il fatto che  Hughes si è arrabbiato per la pubblicazione dell'intervista e avrebbe detto che non sapeva di essere registrato. La fidanzata di Hughes ha accusato McInnes di averlo tratto in inganno. McInnes dice che non è prima volta che Hughes ritratta le proprie accuse allo staff del Bataclan, e alcuni sono rimasti delusi per questo. McInnes dice che invece capisce Hughes e lo giusitfica, in quanto "gli altri non hanno passato neanche lontanamente quello che ha passato lui". Aggiunge che la "mafia PC" può essere molto disorientante. Inoltre, Hughes non vuole siano colpiti finanziariamente i compagni della band e gli altri che lavorano per loro.

McInnes chiude con ulteriori considerazioni su quanto gli europei siano schiavi della correttezza politica e inermi di fronte alla minaccia islamica, inserendo invece una nota ottimista sulla corrispondente situazione degli americani.

Ora, chi scrive è su posizioni anti-politically correctness almeno quanto McInnes. Però, credo che il problema della politically correctness non sia tanto quello di non farci vedere la "minaccia islamica", bensì quello di non farci vedere da dove realmente arriva la minaccia!

A me sembra più plausibile che il motivo per cui Hughes lancia accuse e poi ritratta scusandosi sia perché non sa bene quello che dice e a volte lascia correre la fantasia, senza rendersi conto che quello che dice giungerà ai giornali.

Almeno McInnes non dice più che Hughes è una sorta di prete cattolico!

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Update (13/11/16)

L'intervista a Hughes fa ancora clamore: Il Bataclan ‘caccia’ membri degli Eagles Of Death Metal per i loro controversi commenti (Infowars, 13/11/16, originale su RT) - Il riferimento è all'intervista su Taki's Magazine

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