Semplici ma notevoli osservazioni di Jeff Deist su cosa sta succedendo alla politica

Jeff Deist (LewRockwell.com, 17 ottobre 2019 - da mises.org)

Può essere fermata la crescente politicizzazione della vita in America, o anche solo essere rallentata?

Di sicuro, l'americano medio non vuole questa politicizzazione. La maggior parte della gente preferisce vivere una vita non eccessivamente politica, al di là di votare una volta ogni tanto e brontolare sulle tasse e le buche nella strada. La maggior parte della gente preferisce focalizzarsi su lavoro, famiglia, hobby, sport e un milione di altre attività, piuttosto che sulla politica. Guardiamo la partita invece di partecipare all'incontro del consiglio comunale il martedì sera. Tuttavia avvertiamo sempre più la pressione che ci trascina inesorabilmente verso un mondo altamente politicizzato, che ci richiede di prendere una "posizione" binaria su Trump, impeachment, aborto, armi, cambiamenti climatici, e molto altro. La politicizzazione si infiltra nel nostro lavoro, nella nostra vita familiare, chiesa di quartiere, interazioni sociali, e persino nei nostri sport e intrattenimento.

La caratteristica più saliente della politica nazionale nell'America del 2019 è la sua mancanza di pretesa. Le due Americhe politiche, rappresentate dalle squadre Red e Blue, non fanno più finta di condividere un paese o qualche desiderio di vivere pacificamente insieme. Molto è stato detto su questa guerra civile fredda sia a Sinistra che a Destra e molto di quanto è stato detto è probabilmente iper-enfatizzato. Gli americani, dopotutto, sono materialmente benestanti, rammolliti, confusi, diabetici, e stanno rapidamente invecchiando; la popolazione sopra i 65 anni raddoppierà nel prossimo decennio. La guerra civile "calda" richiede frotte di giovani uomini con niente da perdere e non occupati a giocare a Fortnite. Tuttavia l'umore complessivo del paese è palesemente ostile, evocativo di differenze inconciliabili.

Quindi, come affronta questa situazione il nostro sistema politico? Gettando benzina sul fuoco, in forma di un'altra elezione nazionale nel 2020. Quella competizione incombente già racconta una storia che non è ricucire e riunirsi insieme. Oggi la classe politica è più aperta riguardo al suo desiderio di colpire e punire gli avversari; infatti, vendetta e punizione compaiono in modo prominente nelle narrative politiche che riempiono i nostri media.

Hillary Clinton recentemente ha detto come battuta che dovrebbe candidarsi ancora contro Donald Trump nel 2020 e "batterlo di nuovo", apertamente posizionando la sua vendetta personale come ragione per perseguire la presidenza. "I temi", quali che siano, hanno un posto molto dietro rispetto all'obiettivo più pressante di sconfiggere sia Trump sia i suoi elettori in modo viscerale. La sua candidatura nel 2020, dovesse materializzarsi, si salderà sulla vendetta: gli elettori non l'hanno seguita non una ma due volte, nel 2008 e nel 2016. La sua campagna, quasi di necessità, sarebbe una vendetta da terra bruciata contro i Deplorabili.

La sua potenziale rivale alle primarie del partito Democratico, Elizabeth Warren, nel frattempo è apparsa la scorsa settimana ad un convegno pubblico sull'uguaglianza LGBT -- organizzato dalla CNN con l'obiettivo dichiarato di politicizzare ulteriormente il sesso e la sessualità (tanto vale per i diritti pre-politici).  In replica ad una domanda "amica" sul matrimonio gay (probabilmente concordata in anticipo), la Warren ha detto in tono di scherno che un ipotetico uomo religioso dovrebbe sposare una donna "se riesce a trovarla".  Non c'è bisogno di dire che il pubblico ha apprezzato, il che ci dice meno sulle posizioni comode e convenzionali della Warren di quanto ci dica sull'ambientazione e sullo spirito dei partecipanti. La politica di identità è richiesta, non opzionale.

Questi aspiranti presidenti, come Trump, non si curano più di mantenere la facciata dicendo di rappresentare tutti gli americani o  ammorbidendo le divisioni quando le elezioni sono finite. Nessuno si candida a presidente per rappresentare tutti gli americani, e ovviamente, nessuno potrebbe farlo in un paese di 330 milioni di abitanti che si estende su grandi distanze. I candidati che a parole sostengono questa idea, come hanno fatto Tulsi Gabbard e Andrew Yang, hanno ottenuto solo scarsa popolarità nell'arena mediatica. La presidenza significa vincere l'America Red o l'America Blue, non entrambe, e i candidati alla presidenza lo mostreranno molto più apertamente nel 2020 -- insieme all'ostilità per il Collegio Elettorale. Sono impegnati a vincere a tutti i costi, non a persuadere. 51% dell'elettorato andrà bene, e il resto merita di soffrire per non essere d'accordo con il programma.

Le spiegazioni e giustificazioni standard della politica si stanno disintegrando. Il consenso democratico e il compromesso necessario e il buon governo sono sempre stati vuote banalità, ma oggi i nostri signori politici capiscono e assecondano un sentire completamente diverso. La presidenza Trump, come il voto per il Brexit, non sono mai stati accettati dalle stesse élite che hanno passato l'inizio del ventunesimo secolo a straparlare della sacralità della democrazia. L'intera pretesa dietro la politica democratica, in apparenza il trasferimento pacifico del potere politico e l'organizzazione consensuale degli affari umani, ora cede la strada a nuove e scomode domande. E se non fosse possibile uscirne con il voto? E se i problemi strutturali di debito, diritti, banche centrali e politica estera non potessero essere risolti per via politica? E se le guerre culturali fossero impossibili da vincere? E se avessimo raggiunto la fine della politica quale strumento per tenere insieme la società americana?

La democrazia e la politica non allevieranno i nostri problemi; possono farlo solo individui determinati all'interno di istituzioni mediatrici della società civile. Le elezioni democratiche possono funzionare localmente, e in piccoli paesi o comunità; viene in mente il sistema svizzero di espressa sussidiarietà. Chiaramente la speranza migliore per la sopravvivenza dell'America giungerà attraverso una forma aggressiva di federalismo o sussidiarietà, cioè una forma che drasticamente riduce la posta in gioco "winner-take-all" delle elezioni nazionali. La democrazia di massa, in un paese grande come gli Stati Uniti, è una ricetta per conflitti, rancore, divisioni senza fine, e molto peggio.

Murray Rothbard disse in Power and Market che “le schede elettorali sono considerate e apprezzate quali sostituti delle pallottole".  Tuttavia nell'America moderna la politica ci porta più vicino alla guerra, non più vicino a pace, giustizia e rispetto reciproco. Perché dovremmo accettare la politica di massa usata come arma quando abbiamo la società civile, i mercati, e le istituzioni non statali?

Abbiamo bisogno di  movimento anti-politica non meno di quanto abbiamo bisogno di un movimento anti-guerra.
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Nota --MM
Tutto questo vale in misura più o meno marcata anche nel resto dell'Occidente.
Poteva forse lo stato invasivo finire in altro modo, quando il numero di consumatori di tasse si avvicina ad essere preponderante rispetto a quello di chi realmente produce?

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